Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Bracciano e la peste del 1630

cicalè

Illustrazione Cicalè, da “la Rosa e le Spine di Bracciano, di Giovanni Valletta; Lions Club Bracciano-Manziana.

 

L’epidemia di peste che colpì tra il 1629 e il 1633 l’Italia settentrionale giunse fino al Granducato di Toscana ed ebbe la sua maggiore cruenza nel 1630, quando il focolaio divampò nel ducato di Milano provocando in città e nel suo territorio circa 60.mila morti. L’epidemia, oggi nota, anche come peste manzoniana perché descritta da Alessandro Manzoni nei capitoli XXXI e XXXII dei Promessi Sposi e nel saggio storico della Storia della colonna infame. La storia della peste del 1630 che colpì Milano raccontata dal Manzoni la si deve alle testimonianze lasciateci dal medico Alessandro Tadino e dal canonico e medico Giuseppe Ripamonti che furono diretti testimoni di quel brutto periodo.

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Lanzichenecchi, soldati mercenari di fanteria al soldo del Sacro Romano Impero. Hans Sebald Beham (1500-1550)

La diffusione del morbo fu provocata da una concomitanza di cause: mancanza d’igiene, diffusione di pulci e carenza alimentare per una popolazione impoverita da due anni di carestia (1628 e 1629); oltre a questi motivi, determinante all’espansione dei focolai del morbo, fu la guerra che imperversò in tutto il nord Italia, avvenuta dopo la morte di Vincenzo Gonzaga (1628) per la sua successione su Mantova e il Monferrato, nella quale si videro contrapposti gli eserciti dell’imperatore Ferdinando II d’Asburgo, Spagna e Carlo Emanuele I di Savoia alla Francia e Repubblica di Venezia. Oltretutto, nel 1629 l’Imperatore del Sacro Romano Impero fece venire in Italia truppe di Lanzichenecchi, provenienti da Lindau (Germania) e come scrive il Manzoni: ‹‹La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrare con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia››. Queste bande non solo attraversarono la Valtellina uccidendo e depredando la popolazione indebolita dalla carestia, ma poiché erano già contagiati dal morbo, durante il loro passaggio l’infettarono, dando inizio a numerosi focolai. Per contrastare il morbo molti paesi presero provvedimenti, vietando feste e viaggi, ma soprattutto misero ronde per controllare i punti di accesso nelle città, cercando di non far entrare i forestieri contagiati; inoltre fu istituito l’obbligo delle ‹‹fedi di Sanità›› e si nominarono dei Deputati alle porte delle città per controllare chi ne era in possesso. Se un forestiero proveniente da luoghi dove c’era stato il contagio veniva denunciato poteva anche essere ucciso ricevendone un compenso. Chiunque manifestava segni di contagio era immediatamente isolato, la casa si chiudeva e chi stava dentro non poteva più avere contatti con l’esterno, così coloro che avevano possibilità economiche riuscivano a vivere, i poveri no. Però, come sempre accade, qualcuno, addetto al controllo delle porte cittadine, non rispettò le consegne perché, si scoprì in seguito, non lo faceva per negligenza ma per essere in combutta con i ladri che rubavano nelle case abbandonate. La sua diffusione dovuta anche all’ignoranza della malattia, fu devastante nonostante i controlli e la caccia agli untori. Il batterio era molto insidioso; si conosce un fatto accaduto in un paese toscano dove stava una Cartiera, qui si infettarono gli abitanti attraverso i panni vecchi da macerare per produrre la carta.

medico

Abbigliamento dei medici che andavano a visitare gli appestati.

Come abbiamo detto il morbo arrivò fin nel Granducato di Toscana, ma il timore del contagio si ebbe anche nello Stato della Chiesa, come ci da prova un documento notarile di Bracciano che qui appresso trascrivo. La Comunità braccianese il 30 aprile 1633 temendo che il morbo stesse per giungere nel suo territorio, si affrettò a nominare, per un mese, un certo Fabiano Proia nel ruolo di Commissario alla Porta Romana. Questo ebbe l’incarico di vigilare giorno e notte il posto di guardia affinchè nessun forestiero potesse entrare; invece ai residenti era permesso di entrare e uscire dalla città ma solo se muniti di bollettini (lasciapassare) rilasciati dal Cancelliere comunale, nei quali evidentemente, oltre alle generalità era scritta la motivazione dei movimenti; inoltre doveva far rispettare i bandi già emessi e pubblicati per questa emergenza. Il signor Fabiano Proia accettò l’incarico alla presenza dell’Uditore Generale degli Orsini, Bartolomeo Pittaluga e di Giuseppe Milvi che in quel periodo era stato deputato dalla Comunità, responsabile della salute pubblica, quindi gli si stabilì un onorario mensile di scudi nove e baiocchi sette. Questo breve articolo, non appena sarà possibile, lo integrerò con l’inserimento dei bandi sopra menzionati, sempre se sono rimasti negli archivi.

Trascrizione

Die 30 Aprilis 1633
Fabianus Proia de Bracchiano praesens sponteaque ac omnibusque, promisit et solemniter se obligavit ut dicitur, di assistere continuamente, e haver cura, et così dice far la Guardia come Commissario, tantodi giorno, quanto di notte alla Porta Romana, dove si fanno guardie, per li presenti rumori di peste, alle persone, e da quella porta e guardia, mai , per nessun tempo, et hora, durante il tempo come si dirà qui sotto, et qualsivoglia pretesto, sotto le pene contenute nell’ordini e bandi ora pubblicati sopra la Sanità, et anco che se pubblicasse, con le condizioni infrascritte, et prima:

Che sia tenuto detto Fabiano assistere quale Commissario alla detta Porta come detto, e da quella non si partisse mai, nè di giorno nè di notte, et per tutto quel peso di più che haveva per il passato il cittadino che vi assisteva.
Che sia tenuto esso Fabiano far li bollettini novi, et riformare li vecchi, secondo l’occorrenza, et osservare tutte quelle cose, e sia tenuto osservare il Cancelliere, con quel medesimo peso, et sotto quelle medesime pene e carichi, a qual era tenuto e sottoposto il Cancelliere, che faceva e riformava simili bollettini per il passato, conforme alli suddetti bandi già pubblicati.
Che detta assistenza, et obbligo, al suddetto Fabiano debba durare per un mese solo: il di poi a beneplacito dell’infrascritto signor Deputato, al quale anco sia lecito, durante detto mese, in caso di non osservanza delle cose suddette, et contenute in questi capitoli, et bandi come sopra pubblicati, levandolo di fatto dal detto offizio, et possa e debba in caso di contravvenzione anco esser castigato conforme alli detti bandi, perché così e, e per cui detto Fabiano si contenta.
Che venendo di fuori qualche persona, o cittadino di Bracciano o cittadino habitante, o persona di dette famiglie, et chi fatto tardi, et la porta fosse serrata, et che anche fosse mezzanotte, sii tenuto detto Fabiano Commissario, come detto aprirla, et farlo entrare, et questa s’intenda solo per cittadini come sopra, et non gente forestiera, perché così è.
Che per fare i bollettini tanto novi quanto per riformare li vecchi non possa detto Fabiano pigliare, nè ricevere da quelli, che vorranno simili bollettini cosa alcuna, nè farne alcuno sotto la pena, et pene medesime alla quale in caso d’inosservanza era tenuto e sottoposto il Cancelliere, facendo simili bollettini ogni volta che pigliava permisò cosa alcuna, et altre pene ad arbitrio del signor Auditore Generale.
Che detto Fabiano non possa far entrare, nè dovrà a nessuna sorte di gente, se non conforme e dispongono li suddetti ordini, et bandi pubblicati. Viceversa il signor Giuseppe Milvi di Bracciano, al presente deputato della Sanità, e nome della Comunità di Bracciano, e dei danari di essa Comunità, et non altrimenti, ad effetto che detto Fabiano possa osservare come osserverà [ … ] et promette tutte le cose suddette nei detti capitoli contenute [].
Promette a detto nome pagare al signor Fabiano [ ] per mercede sua e sua provisione in ragione di nove scudi e baiocchi sette di moneta di giuli dieci per scudo in Bracciano, in fine del mese con la riserva però suddetta di [ ] in caso d’inosservanza delle cose contenute nelli suddetti capitoli, con specie nel capitolo 3, perché così è e non altrimenti.
L’atto fu rogato dal notaio Alberto Mussi a Bracciano alla presenza dell’Uditore Generale Bartolomeo Pittaluga genovese e dei testimoni, Giovanni Milvi e Angelo Grasso.

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Bracciano, panorama. Castello Orsini-Odescalchi, sala di Alessandro Magno, affresco di Taddeo e Federico Zuccari, 1559

Segnatura archivio:

ASR, Notai di Bracciano, b. 77, notaio Alberto Mussi, cc. 694r-695r.

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 20, 2020 da in Uncategorized.
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