Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Santa Maria in Monterone

Santa Maria in Monterone

 

 

 

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Madonna col Bambino tra S. Piero Nolasco e S. Pietro Pascasio (se. XVIII), attribuito a Pompeo Batoni

 

 

Conosco questa chiesa perché si trova lungo il percorso che abitualmente faccio per andare all’Archivio di Stato di Roma e vi sono entrato diverse volte; è situata in un piccolo largo di via Monterone e pur trovandosi in pieno centro, vicino la strada e ai suoi fastidiosi rumori, quando vi entro, il silenzio è quello che ispira alla preghiera o alla meditazione e d’estate può diventare un piacevole rifugio alla calura.                               Così è accaduto che mentre consultavo un protocollo notarile per una ricerca, per caso ho trovato un documento inerente la chiesa di Santa Maria in Monterone, in esso si legge la convenzione per i lavori di pittura del soffitto e delle colonne fatti nel 1696. Dopo aver letto le pubblicazioni su questa antica chiesa ed avendo constatato la mancanza di questo documento ho deciso di scriverlo nel mio blog. Qui però mi limiterò solo all’atto notarile e ad un altro relativo alle campane, per quanto riguarda la storia della chiesa consiglio di leggere due testi che metto in bibliografia e quanto riportano diversi siti web. Come già detto, in questo atto ci sono i patti  intercorsi tra il rettore, don Filippo Silva e il pittore romano Francesco Sentini.

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I lavori di restauro della chiesa erano iniziati nel 1682, sempre per volere del rettore, come lo si può leggere in fronte ecclesiae. In un altro documento si trova scritto che Antonio Maria Silva piacentino, dottore in legge e rettore della chiesa parrocchiale di Santa Maria in Monterone, forse un fratello di don Filippo, nel 1674 aveva fatto erigere un sepolcro per se, per i suoi e per i sacerdoti a venire. Inoltre scavando scavando ho trovato che il 2 settembre 1758 furono benedette da Monsignor arcivescovo Gritti le tre campane che erano state fuse dal signor Pietro Blasi e fu “abbellita la maggiore di vaghissimi lavori alla cinese con la seguente iscrizione:”Redemptionem misit Dominus/ Populo suo/Quam mandavit Petro//??? Vocem Domini/ Nolite obdurare corda vestra/”.

Ora veniamo alla trascrizione del documento:

Il giorno 22 gennaio 1696,

Il R.D. Filippo Silva rettore della chiesa parrocchiale di Santa Maria in Monterone e Francesco Sentini pittore, figlio del fu Innocenzo romano, stipulano una convenzione con patti e capitoli.

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In primis che detto Signor Sentini sia tenuto, et obbligato come di sua spontanea volontà promette, e si obbliga dipingere sulla soffitta nova, e muraglie perpendicolari della suddetta Venerabile chiesa della Madonna SS.ma di Monterone, e sue colonne venate ad uso di marmo; però la suddetta soffitta la debba dipingere a giallo con Serafini, medaglioni, e freggi con fondo di verdetto perfettissimo, si come ancho la muraglia dell’entrata venare. In conformità delle due muraglie suddette; perché così etc. .

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Item che detti lavori sia tenuto detto Signor Sentini, come promette farli a tutte sue spese, sia di colore, come di pittura, secondo il disegno datomi per questo effetto, in mano del detto Signor Don Filippo rettore, e fatto da esso Signor Sentini, al quale etc.; perchè così etc. .

Item detto Signor Sentini promette, e s’obbliga detti lavori di cominciarli dimane 23 del corrente mese, e darli finiti per tutto il mese di marzo prossimo; perché così etc. .

Item che detto Signor D. Filippo rettore suddetto sia tenuto, et obbligato, come promette, e s’obbliga dare a detto Signor pittore la comodità dei ponti necessari per detta pittura, e quelli farli, o farli fare a tutte sue spese, senza che detto Sentini sia tenuto a spesa alcuna; perché così etc. .

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Item si conviene fra esse parti, che in caso detti lavori di pittura, come sopra da farsi fin che saranno, fossero stimati cento venti o cento cinquanta scudi, o altra maggior somma detto Signor D. Filippo sia tenuto, et obbligato solamente al pagamento di scudi novanta di moneta romana di giuli dieci per scudo, da pagarsi, conforme detto Signor D. Filippo promette, e s’obbliga di pagarli finiti che saranno detti lavori al detto Signor Sentini pittore; perché così etc. .

Item in caso poi, che detta pittura come sopra da farsi fosse stimata solamente scudi novanta di moneta, detto Signor pittore promette, e si obbliga rilasciare, e condonare a detto Signor D. Filippo la somma di scudi trenta di moneta, perché così convennero etc. e non altrimenti.

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Seguono le formule di rito che le parti pongono a reciproca garanzia per l’adempimento del contratto.

L’atto venne stilato a Roma alla presenza dei testimoni: D. Claudio Buccio figlio del fu Giovanni romano e di D. Augustino Manfredi figlio del fu Giovanni Battista da Barbarano nel viterbese.

Notaio Gio: Carolus Lamparinus

 

Fonti archivistiche:

Archivio di Stato di Roma, Trenta notai capitolini, uff. 24,  Lamparini giovan carlo (1659-1704), b. 351, cc.69r-v e 86r.

Bibliografia

Il Chracas, Diario ordinario di Roma (1718-1800), 2/9 anno 1758, benedizione campane.

Marcelli Ezio, Santa Maria in Monterone, Bergamo 2010.

Pericoli Ridolfini Cecilia, Santa Maria in Monterone, in Guide Rionali di Roma, Rione S. Eustachio parte terza, pp.118-124, Roma F.lli Palombi, 1977.

Forcella Vincenzo, Iscrizioni delle chiese e d’altri edifici di Roma, dal sec. XI fino ai giorni nostri, vol.II, Roma 1874.

 

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 6, 2017 da in Uncategorized.
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