Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Relazione del fatto accaduto in Bracciano il giorno 23 maggio 1866

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

L’ultima esecuzione capitale eseguita da Giambattista Bugatti detto Mastro Titta il boia di Roma, venne eseguita ai danni di Domenico Antonio Demartini, reo di omicidio e ucciso in via de’ Cerchi il 17 agosto 1864. Il successore di Mastro Titta, Vincenzo Balducci il giorno 23 maggio 1866 andò a Bracciano per eseguire la condanna a morte di Antonio di Giuseppe o Ventura, ma questa non venne portata a termine perché “ Il condannato salì al patibolo recitando preghiere alla Madonna. La mannaia non discese perché si erano spostati i travi del palco per il peso delle persone salite sul palco e per essere il terreno molle per la pioggia caduta il giorno precedente. Quando la mannaia si arrestò nel discendere il popolo cominciò a gridare: grazia, grazia. Il Carnefice avrebbe voluto ripetere la esecuzione, ma nell’indecisione delle autorità locali si oppose decisamente il Confortatore monsignor Pelami. Non essendovi telegrafo a Bracciano si fece immediatamente rapporto al Ministro dell’Interno ed il Pelami volle recarsi in persona dal Ministro a perorare la causa del condannato. Questi fu ricondotto in Roma e detenuto in carcere, e dopo il cambiamento di governo fu rimesso in libertà”(1).

“Relazione di quanto avveniva di edificante in Bracciano il giorno 23 maggio 1866 nell’esecuzione della sentenza capitale a carico di Antonio Di Giuseppe o Ventura sopra chiamato Lestino, celibe, di anni 23, nativo di Capitignano in Regno: presentata all’Autorità ecclesiastica da uno de’ Sacerdoti destinati alla coltura spirituale de’ poveri condannati, che si prestò in quella circostanza, unitamente alla Ven. Confraternita della Misericordia eretta in quella Città”.

imgp8288

Antonio di Giuseppe era stato condannato a morte per aver ucciso il buttero Pietro Paolini. Dopo la condanna venne tradotto in carcere ed essendo maggio cominciò a praticare “la devozione del mese Mariano”, coinvolgendo nella recita del Santo Rosario anche gli altri detenuti. Il giorno in cui venne prelevato dal carcere di Roma per essere trasferito a Bracciano, dove si doveva eseguire la condanna, raccolse “tra i suoi pochi oggetti il libro di quella devozione” così da poter terminare le preghiere alla Madonna. Il giorno dell’esecuzione venne condotto verso il patibolo accompagnato dalla Confraternita della Misericordia di Bracciano. Il percorso, dal carcere al patibolo, era “oltre duecento passi” e li volle fare a piedi nudi e senza benda. Al collo si era lasciato “ il suo abitino devoto, e nelle mani l’immagine di Maria”.

imgp5290

Arrivato al patibolo, prima di subire il supplizio, volle chiedere perdono al popolo e “raccomandò alla gioventù di fuggire i cattivi compagni”. Quindi fu preparato per subire la condanna, ma quando il boia Vincenzo Balducci fece “calare il ferro”, questo si bloccò e allora si sentì “un grido universale: Grazia, viva la Madonna, viva il SS.mo Salvatore, Grazia, Miracolo, Grazia”. A quel punto il boia rialzò il ferro e il condannato si mise in mezzo ai Confortatori e baciandoli gridava “Viva la Madonna”. Poi venne fatto scendere dal palco e in processione fu ricondotto dai Confratelli della Misericordia alla Conforteria delle carceri. Questo inaspettato evento “destò nel cuore de’ devoti la persuasione che il Signore volle dispensar grazia ad intercessione di Maria in quel luogo”.

imgp5408

 

Infatti  “possiede Bracciano da oltre cinque secoli prodigiosa Immagine del Salvatore e della Vergine dipinta nelle due facce di una tavola. La venerazione per questa Immagine è la più grande. Innanzi di essa si prega in tutti i travagli. Se accada che la popolazione sia minacciata da qualche disastro, viene recata solennemente per tutta la città, e per consuetudine la processione fa sosta nel gran pratoterra, ove nel punto centrale si colloca la S. Immagine, si predica, si prega etc.”. Il condannato poi fu riconsegnato alle autorità che dovevano ricondurlo nelle carceri di Roma, ma prima la Venerabile ed antica Confraternita della Misericordia di Bracciano gli volle ricordare “la grande grazia ricevuta dal Signore per intercessione di Maria e di ritornare con tanto fervore ne’ buoni propositi”.

Archivio di Stato di Roma,  manoscritti biblioteca .

(1) Mastro Titta il boia di Roma, memorie di un carnefice scritte da lui stesso, Milano 1981

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il febbraio 1, 2017 da in Uncategorized.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: