Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Bracciano, due cappelle rurali scomparse e una mai finita

Bracciano, nei boschi alla ricerca di vecchie mura.

Bracciano, nei boschi alla ricerca di antichi muri.

Questo articolo è dedicato ai curiosi della storia locale di Bracciano. Chissà quante volte vi è capitato di vedere su di una carta topografica IGM degli anni andati, segni e toponimi ormai non più rintracciabili! Ebbene, fortunatamente, a volte rimangono negli archivi delle carte che ci permettono di ricostruire ciò che non è più comprensibile. Quindi è vero, negli archivi dove giacciono dormienti i documenti, basta cercarli, prenderli, interrogarli e allora ci racconteranno e sveleranno quello che curiosamente vogliamo ricercare. Purtroppo non tutte le opere murarie durano per sempre, il tempo le logora e l’uomo come questo, per propri fini, tende a modificarle o cancellarle, senza accorgersi e valutare che molte cose ci appartengono in quanto fanno parte del nostro passato, insomma ci rappresentano e identificano un paese, una comunità: vedi i fontanili, gli abbeveratoi, i lavatoi, le cappelle, le edicole ed altri monumenti che vengono sacrificati per i parcheggi, oppure restano inglobati tra tante case da non essere più visti, oppure se per puro caso ancora si intravedono vengono nascosti da macchine in sosta o da cassonetti dell’immondizia e così s’impedisce a noi curiosi di fotografarli e studiarli. In questo articolo riporteremo alla memoria due monumenti che per devozione vennero edificati da due cittadini braccianesi e di un terzo che fu solo iniziato. La loro presenza sul territorio la rileviamo da alcuni documenti che, pur essendo di carta e custoditi non proprio come si dovrebbe, tengono la corrosione del tempo.

Prima cappella rurale

Avevo notato su alcune carte dell’istituto geografico militare degli anni 1872, 1892 e 1950 il segno di una croce, che simbolicamente indica una cappella, una chiesa o una croce isolata; ciò mi aveva incuriosito e andai a vedere sul posto. Un manufatto, secondo la mappa, doveva trovarsi nella attuale via di Santa Lucia angolo via Isonzo, quasi di fronte all’entrata del convento dei Cappuccini. Purtroppo non trovai niente, ma recentemente due documenti mi hanno svelato il perché dell’esistenza di quel simbolo. Questa scoperta la condivisi con l’amico Gianni Flamini, che da braccianese di tante generazioni è una reale fonte di ricordi. Gianni mi raccontò che in quel punto effettivamente si trovava una piccola edicola con un quadretto rappresentante una Madonna ed in basso alla costruzione era stato fissato il mitra del sergente maggiore Udino Bompieri, medaglia d’oro al valore, ucciso il 9 settembre 1943 durante una eroica azione di guerra. Oggi il mitra dell’eroico sergente si trova nel monumento che gli è stato dedicato presso lo stadio comunale di Bracciano. Da questo racconto deduciamo che il segno della croce disegnato sulle carte I.G.M. indicava correttamente una costruzione sacra, come dicono i documenti però notiamo pure che la stessa doveva essere più grande di quella vista da Gianni Flamini.

Ora veniamo ai documenti riguardanti due lettere: la prima è del muratore Luigi Sarti di Bracciano, inviata a Mons. Tommaso Lupi Presidente di Roma e Comarca il 21 aprile 1868 per chiedergli di poter ampliare la cappella da lui stesso edificata nel 1828, la seconda è del Sindaco di Bracciano  Paolo Traversini che in data 13 settembre 1868 risponde allo stesso Delegato Apostolico Mons. Lupi che gli aveva rimesso l’istanza del muratore Sarti.

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Prima delle trascrizioni delle due lettere è bene sapere qualcosa su questo Organismo di Governo dello Stato Pontificio chiamato Presidenza di Roma e Comarca.  “La Presidenza fu istituita da Leone XII con motuproprio 25 settembre 1827 per il governo del territorio di Roma, l’antico “districtus urbi”, che fino ad allora era stato amministrato direttamente dagli organi centrali dello Stato. Sino al 1847 la Presidenza non ebbe competenza sulla città di Roma che solo a seguito del motuproprio di Pio IX del 1° ottobre 1847 sul Consiglio e Senato della città, ebbe un ordinamento municipale simile a quello degli altri comuni dello Stato. Le funzioni della Presidenza erano essenzialmente quelle della vigilanza sulle amministrazioni comunali e sull’ordine pubblico” (Archivio di stato di Roma).

Trascrizioni: Prima lettera.

A Sua Eccellenza R.ma

Mons. Tommaso Lupi

Presidente di Roma e Comarca

Eccellenza R.ma

Luigi Sarti capomastro muratore di Bracciano Comarca di Roma per devozione che ha sempre portato e porta alla SS. Vergine, costruì fino dall’anno 1828 a tutte sue spese una cappellina dedicata alla Madonna lungo la Via Provinciale che da Bracciano mena alla Manziana e Oriolo nel luogo detto Capo-Croce, dirimpetto al Convento de’ Padri Cappuccini: desideroso ora di aggiungere decoro alla suddetta Cappella vorrebbe, sempre a sue spese, costruire a ridosso di essa una camera che servisse per comodo della medesima, senza che ciò potesse in alcun modo né ledere i diritti delle adiacenti proprietà, né impedire il passaggio sulla pubblica via. Avendo però ricevuta negativa dal Comune di Bracciano, al quale domandò prima il permesso, per esservi vivamente opposto a ciò il Segretario Comunale il quale si trova possessore di un terreno adiacente a detta Cappella per il falso timore di essere leso nella sua proprietà: quindi è che l’oratore ricorre all’E.V. R.ma affinchè, vista la ragionevolezza della cosa, voglia dietro verifica di quanto si espone, benignarsi concedere la facoltà domandata. Bracciano 21 aprile 1868. Protocollo 3542.

Bracciano, monumento ad Udino Bombieri.

Bracciano, monumento ad Udino Bombieri.

Seconda lettera

Comarca di Roma

Comune di Bracciano

Lì  13 settembre 1868

Oggetto: si ritorna l’istanza di Luigi Sarti con analoga informazione.

Eccellenza R.ma

Nel ritornarle qui unita l’istanza avanzatale da Luigi Sarti per ottenere il permesso di fabbricare lungo la via Provinciale, che da questa città conduce in Manziana, ed Oriolo, mi credo in dovere di sottoporre subordinatamente alla retta considerazione dell’E.V. R.ma. che siffatta istanza non avendo a mio parere veruno scopo religioso, e dovendosi piuttosto attribuire a qualche maligna insinuazione, o a debolezza di mente dell’oratore, che avendo oltrepassato gli ottant’anni, e dedito sin dalla gioventù allo stravizio, ritengo che non agisca più con ragionevolezza, e criterio. Aggiungo anche che il medesimo, mendicando una sussistenza, non saprei con quali mezzi possa sobbarcarsi a questa spesa che pure dovrà importarsi vari scudi.   Faccio anche riflettere alla E.V. R.ma, che trovandosi tale Cappella della Divina Immagine in un punto piuttosto ristretto della via Provinciale, e volendo addossarsi un altro ambiente, o dovrà molestarsi l’attigua proprietà del signor Vincenzo Polidori, o ridursi angusta la via Provinciale, quali cose non possono affatto permettersi. Concludo dunque, che con questo permesso, non si otterrebbe altro scopo, che quello di far molestare dei cittadini con sovvenzioni sotto il titolo, o l’aspetto religioso, ed inalzandosi tale ambiente  procurare un ritiro di notte a qualche male intenzionato, o un locale di convegno per fini niente onesti. Tanto le dovea in replica al veneratissimo riscontro dell’E.V. R.ma  del 25 aprile passato prossimo n° 3542, e colla più alta stima, e profondo rispetto passo a ripettarvi.

Paolo Traversini

Timbro della Comarca di Roma per il Governo baronale di Bracciano.

Timbro della Comarca di Roma per il Governo baronale di Bracciano.

Questa lettera del Sindaco di Bracciano ritornò alla Presidenza della Comarca e venne esaminata il 16 settembre 1868 dal Consigliere avvocato C. Baccelli, il quale annota nel retro della richiesta del muratore Sarti: “Sembrerebbe opportuno interpellare in primo luogo il R.mo Monsignor Vescovo: e nel caso ch’esso credesse doversi annuire all’istanza, dovrebbe richiedersi anche il parere della Ecc.ma Commissione Amministrativa Provinciale.”

Per ora non sono emerse carte che ci dicano se il muratore riuscì ad ampliare la sua cappella contro il parere del Sindaco, ma una cosa è certa, la sua scomparsa.

Fonti

Archivio di Stato di Roma, Presidenza di Roma e Comarca, titolo VII, Culto.

Seconda cappella rurale

La seconda chiesa o cappella era dedicata alla SS.ma Immacolata Concezione. Sul libro di Pacifico Chiricozzi si legge solamente che “era distrutta e non se ne può valutare né lo stile né la grandezza”, pertanto a ricordarci questa costruzione e il devoto committente sono pochi documenti d’archivio. Prima di procedere vorrei comunque dare delle indicazioni di dove potrebbero trovarsi gli eventuali resti così, chi è del posto, potrà aiutarci a saperne di più. Se andate su google e scrivete Bracciano, località Pisciarelli, sulla mappa cercate la strada Olmata-tre Cancelli, ad un certo punto a destra vedrete un fontanile-abbeveratoio, di fronte a questo inizia via del Tostino. Il toponimo in verità dovrebbe essere via dei Tostini in quanto era il cognome di una famiglia proprietaria di più terreni posti in quella zona un tempo detta Voltolina  o anche il Pontaccio, infatti se procedete a guardare la mappa, percorrendo via del Tostino noterete una villa chiamata Voltarina, ebbene da quelle parti i signori Tostini avevano la loro casa e vi eressero anche la chiesetta.

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Un documento notarile ci riferisce che il 2 aprile 1688 il “Signor Stefano Tostini figlio del q. Gio: Francesco da Bracciano da me notaio benissimo conosciuto, il quale havendo eretto e fabbricata a sue proprie spese una chiesa o cappella dedicata all’Immacolata Concettione della SS.ma sempre Vergine Maria, posta nel territorio delli Pisciarelli di Bracciano in loco detto il Pontaccio, e volendo che in quella sia ogni giorno in perpetuo celebrata una messa da applicarsi per Suffragio dell’anima sua e suoi, secondo la sua intenzione e come si dirà d’abbasso, et acciò questa sua Pia volontà sia in perpetuo stabile et adempiuta”. Di seguito si legge che il signor Tostini nomina il cappellano pro tempore e per questo e il mantenimento della cappella costituisce un congruo censo annuale. Infatti per il suo diritto di jus nominandi e presentandi, “havendo piena et esatta cognizione dell’integrità della vita e bontà dei costumi del signor don Sebastiano Pellicciari figlio del q. Gio: Lorenzo da Soriano qui presente et accettante”, lo nomina cappellano. Viene deliberato che Don Sebastiano accetta di “celebrare o far celebrare in detta chiesa o cappella messe n°6 la settimana, cinque delle quali doverà applicare secondo l’intenzione” del Signor Stefano Tostini, mentre la sesta dovrà essere “celebrata o fatta celebrare secondo l’intenzione del Signor Angelo Blasi, figlio del q. Girolamo, e suoi, e ciò fa esso Signor Stefano per sincera gratitudine, e stretta amicizia e confidenza che sempre ha havuto et ha con detto Signor Angelo” e  “anco, come vicino di habitatione a detta Cappella con maggior zelo, invigila” che vengano rispettati tutti i precetti sopracitati; nel caso poi che vengano a mancare gli eredi dei Tostini, spetterà ai Blasi il diritto di jus presentandi. Infine leggiamo che l’atto venne firmato e sottoscritto nella casa del detto signor Tostini che si trovava a Pisciarelli nella località detta il “Pontaccio”, quindi vicino la chiesa dell’Immacolata Concezione.

Via del Tostino.

Via del Tostino.

Altre notizie su questa chiesa o cappella rurale ci provengono da alcune visite pastorali: Il 17 marzo 1689 e il 7 febbraio 1692 eseguite dal vescovo della diocesi di Nepi e Sutri monsignor Francesco Giusti (1685-1693) il quale rileva che la chiesa era ben provvista di ogni necessario ed aveva un unico altare.

Il primo maggio 1697 nella visita pastorale svolta dal Cardinale Savo Millini vescovo di Nepi e Sutri (1694-1701), questi oltre a constatare le rivelazioni del predecessore aggiunge che la chiesa aveva la sacrestia e un “campanile con la campana“.

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Seguono poi altre due visite pastorali compiute dal vescovo Giuseppe Cianti (1701-1708). Nella prima del 22 aprile 1704 così descrive la chiesa: “Deinde hinc discedens accessit et visitavit ecclesia SS.me Immaculate Conceptionis, existens in contrada vulgo dicta la Voltolina, de jure patronatus D. de Tostinis “ e nei giorni festivi vi si celebrava una messa in suffragio di Giulio Tostini. La chiesa aveva un unico altare decentemente ornato e sopra vi era un quadro che ritraeva la “Beata Vergine”, le suppellettili sacre erano ben conservate in un armadio che era posto dietro l’altare, la sacrestia era abbastanza ampia e ben fornita delle cose necessarie al funzionamento della chiesa, infine fece apporre nel confessionale la “bulla in coena domini”.

Nella seconda visita del 17 aprile 1707 il vescovo Cianti annota che l’unico altare era di marmo “nobilibus, cum icone B.M. Virginis Conceptionis”; ordina di mettere una nuova carta gloria e un lavabo, quindi poiché il muro vicino all’altare e sopra la sacrestia era rovinato, ingiunge di ripararlo: anche il trave sopra il confessionale era deteriorato e poteva cedere, allora prescrive di sostituirlo “cum appositione capitelli utilis magis”; infine finita la visita fece chiudere una piccola finestra che stava sulla porta.

Bracciano

Bracciano

La cappella incompiuta

Questi i ricordi delle due chiesette, ma tanto per non lasciar nell’oblio altre tracce, dovete sapere che sempre a metà del 1600 una chiesuola era stata iniziata ma non fu mai finita. La notizia è in un atto notarile del 19 giugno 1685 quando davanti al notaio Antonio Grillo i signori Paolo Leonino, figlio di Michele e Lorenzo Leonino, figlio di Sebastiano entrambi di Bracciano, rendono testimonianze riguardo la proprietà di un terreno. Questi raccontano che, trenta anni prima di questa deposizione, la Comunità di Bracciano aveva concesso ai Padri Cappuccini un terreno per costruirci una chiesetta. Il terreno si trovava lungo la strada dei Cappuccini, oggi via Principe di Napoli, vicino la vigna del signor Francesco Vulpio che all’epoca era del fu Antonio Cecchini. La  piccola chiesa che doveva essere dedicata a San Michele Arcangelo cominciò a costruirla un Cappuccino laico, chiamato frate Leone, ma non fu terminata. I resti delle mura, secondo quelle testimonianze, erano ancora ben visibili “vicino all’olmo con l’edera a capo della vigna di detto  Cecchini” sul terreno della Comunità di Bracciano dove un tempo si estraeva la puzzolana.

Fonti

Archivio di Stato di Roma, notai di bracciano, notaio Grillo Antonio (1671-1697), b.127.

ASDCC Sutri, Archivio Storico Diocesi di Civita Castellana, Visite Pastorali.

Chiricozzi P., Le chiesi delle diocesi di Sutri e Nepi nella tuscia meridionale, Viterbo 1990.

A.S.C., Archivio Storico Capitolino

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 23, 2016 da in Uncategorized.
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