Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

La Collegiata di Santo Stefano e la Comunità di Bracciano

Collegiata di Santo Stefano di Bracciano.

Collegiata di Santo Stefano di Bracciano.

In questo articolo inserisco alcuni documenti presi dal manoscritto: “Memorie storiche di Bracciano” scritto da Domenico Antonio Nardini che voleva farne un libro, purtroppo rimasto incompiuto, ed ora conservato presso l’Archivio Storico Comunale di Bracciano. Il Nardini li trascrisse copiandoli dai Registri dei Consigli comunali ed io ho trascritto questi per inserirli nel contesto che riguarda la chiesa Collegiata di Santo Stefano. Come noterete, in queste delibere comunali, il popolo che già devotamente partecipava a tutte le sacre ritualità festive, veniva anche coinvolto per contribuire alle spese di costruzione o ristrutturazione degli edifici sacri ed in più, come leggerete, poteva anche essergli richiesto un aiuto manuale probabilmente dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro nei campi. Certo a quei tempi si era sudditi due volte, del Papa Sovrano e del Duca Padrone. Ma come abbiamo notato in tanti documenti, oltre all’ubbidienza, queste persone che sicuramente avevano pochi divertimenti aspettavano le festività e le onoravano con processioni, fiere e fuochi d’artificio. Molto spesso, come abbiamo già visto negli statuti delle confraternite, davano dei contributi, a seconda dei ruoli, per la buona riuscita della festa. Oltre a questo c’era soprattutto un legame spirituale a questa o quella chiesa e in particolare al Duomo di Santo Stefano.

Il Palazzo della Comunità di Bracciano

Il Palazzo della Comunità di Bracciano

Nelle chiese si trovavano le fosse per seppellire i morti dove generalmente, davanti all’altare maggiore venivano composti i sacerdoti, nelle cappelle le famiglie che possedevano lo jus patronato e in quelle che appartenevano alle confraternite tutti i confratelli. Nella lettura dei testamenti si rileva che, tra le prime volontà, veniva detto in quale chiesa doveva riposare il proprio corpo e per questo si facevano lasciti di vario genere: danaro, terreni, case, animali, oggetti sacri e quelli meno abbienti lasciavano utensili di cucina o di lavoro, materassi o quel poco che possedevano. Pertanto per la Comunità, essendo le Chiese luoghi che conservavano i resti delle famiglie passate e dovevano ricevere quelle future, era un obbligo morale renderle solide e belle perché là dove si lodava e pregava il Signore si onorava anche il ricordo.

Trascrizione

Il Comune ad istanza del Barone contribuisce per la Fabbrica di Santo Stefano altri scudi 200 col patto di tenerci un santese.

Il dì 31 luglio 1655, congregato il Consiglio si propone, e legge il memoriale dato per parte della Fabbrica di Santo Stefano: Illustrissimi Signori Priori, e Consiglieri, con molto gusto, e molta soddisfazione del Signor Duca Padrone, essendo a onore di Dio, ed a utilità e comodo di tutto questo Pubblico Stato, principiata nella chiesa di S.Stefano di Bracciano la nuova fabbrica, e non potendosi più tirare avanti se dalle Vostre Signorie Illustrissime non gli viene somministrato qualche aiuto, si ricorre alla loro benignità.

Fu risoluto che la nostra Comunità contribuisca scudi 200 con questa condizione, che il Capitolo debba riconoscere, deputato dai Priori, il Santese pro tempore, conforme e osservato per il passato e anticamente.

Grazie di liberazione dalli fulmini caduti sopra questo popolo come ricevute dal Santissimo Salvatore, per le quali il Comune offre ogni anno una torcia di libbre 3 e un doppio d’oro.

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Gregorio e Donato di Arezzo, Polittico del Salvatore (1315), Madonna della Cintola

Il dì 13 agosto 1681 nel consiglio tenuto il detto giorno si riporta la grazia che il popolo di Bracciano ricevè dal SS.mo Salvatore esposto nella chiesa degli Agostiniani ove cadde un fulmine essendo piena la chiesa, senza offendere veruno, motivo per cui la Comunità stabilì di offrire annualmente, in onore della detta Immagine una torcia di tre libbre, e una doppia di oro in perpetuo, con questo peso, che il Capitolo di Santo Stefano gli accordasse di tenere una chiave del sito ove detta Immagine si conserva.

Di questo fatto vi è la lapide nella chiesa di Santo Stefano, e l’offerta si è sempre seguitata. Vuolsi poi qui notare che la medesima grazia di liberazione dal fulmine si rinnovò anche nella chiesa di Santo Stefano in tempo della Messa Solenne, pure nella festa del SS.mo Salvatore.

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Gregorio e Donato di Arezzo, Polittico del Salvatore (1315), Il Salvatore

La Comunità si obbliga per scudi 100, e per 25 rubbia di grano per la facciata di Santo Stefano minacciante rovina.

Lì 2 gennaro 1723 congregato il Consiglio fu proposto che vedendosi il manifesto pericolo della facciata di Santo Stefano che minaccia rovina, fu risoluto dal Consiglio di somministrare scudi 100 alla Fabbrica di Santo Stefano, perché li suddetti scudi 100 pare che siano una tenue somma, perciò si propone alle Signorie loro se vogliano concorrere in qualche altra spesa secondo la possibilità della Comunità, ed in che modo.

Fu viva voce risoluto che oltre li suddetti scudi 100 si contribuiscano dalla nostra Comunità 25 rubbia di grano in due raccolte.

Inoltre, lo stesso giorno, anche i canonici della Collegiata si riuniscono per contribuire alla spesa della facciata:

Trascrizione

Adì 2 Gennaro 1723

Noi sottoscritti Arciprete, e canonici dell’Insigne Collegiata della venerabile chiesa si Santo Stefano della città di Bracciano, capitolarmente congregati, et havendo ben considerato l’estremo bisogno che tiene la facciata di detta nostra chiesa collegiata, la quale minaccia rovina, e anche havendo preinteso la pia, e santa attenzione dell’Ill.mo, et Ecc.mo Sig.re il Signor Duca di Bracciano, Padrone, che voglia dignarsi di voler ordinare che si rifaccia la suddetta facciata, e però anche questo Capitolo, ha risoluto di concorrere in qualche parte alla refattione suddetta, e pertanto si assegnano scudi trecento moneta di quelli che devonsi rescuotere dall’Università del Regno di Napoli, spettante a questa Reverenda Fabbrica della chiesa suddetta di Santo Stefano a disposizione di Sua Ecc.za Padrone, e così noi sottoscritti promettiamo e approviamo sotto questo dì 2 gennaro 1723:

Io Antonio Inghirami Arciprete, Canonico Lorenzo Carboni, Canonico Benedetto Coletti, Canonico Michelangelo Nardini, Canonico Michelangelo Sala, Canonico Gerardo Bonamici, Canonico Giuseppe Visconti, Canonico Pietro Fioravanti, Canonico Francesco Bonamici, Canonico Giovanni Pompeo Bonconi.

Nel novembre dello stesso anno, nel registro dell’Uditore di Bracciano, Giovan Filippo Ambrosini, troviamo altre notizie ancora inerenti alla fabbrica della Collegiata.

Trascrizione:

Nell’istesso Consiglio Generale, il Signor Maestro di Casa mi parlò sopra la facciata della Chiesa; è stato discorso far contribuire tutto il Popolo, e particolari, per il carreggio. e trasporto dei materiali e cementi, e stante l’assemblea fatta da me alle suddette 149 persone, viva voce si sono piegate con applauso grande di soggiacere al suddetto trasporto, e carreggio, non solo con le bestie da soma, ma anche con i bovi. Circa poi a ciò che la Comunità può contribuire oltre gli scudi 100, e rubbia 25 grano, come ha promesso nei già consigli, per dirla schiettamente, nel corrente anno non potrà contribuire altro, ma nella raccolta dell’anno futuro potrà dare altre rubbia 25, o 30 grano, piacendo a Dio. Ho riferito tutto al Signor Mastro di Casa, quale credo che ne scriverà a V.E.. Per altra particolarità mi riserbo, dopo una veridica informazione, di sincerare V.E., quale inchinandola con il più umile ossequio, et implorandone il suo alto patrocinio, mi fò gloria di esse con tutta l’estimazione. A Vostra Eccellenza.

Bracciano 21 novembre 1723

Umil.mo, Devot.mo, et Osseq.te Servitore

G.F. Ambrosini

 

Il Popolo di Bracciano si obbliga del trasporto di materiali per il riparo della chiesa di Santo Stefano.

Lì 20 novembre 1723, radunato il Consiglio Generale: fu proposto che per il riparo della chiesa, e cappelle laterali di Santo Stefano, contribuendo l’Ecc.mo Signor Duca la maggior spesa, ed anco la Comunità con molta somma di danaro, e grano secondo lo scandaglio fatto dal Signor Architetto, si è considerato che se anche il popolo potesse soggiacere al trasporto di materiali, e cementi, mentre, mentre per decoro della chiesa locale e per maggior culto di Dio. Laonde sentita, e spiegata la proposta […], e di spontanea volontà a viva voce (il tre di 100, e più Consiglieri) acconsentirono di soggiacere al trasporto di materiali da farsi da tutto il popolo secondo il bisognevole.

Sempre nello stesso registro compilato tra il 1723 e il 1728 dall’Uditore di Bracciano, Giovan Filippo Ambrosini, prendiamo un’altra notizia.

Trascrizione:

Ill.mo, et Ecc.mo Signore, Signore Padrone Colendissimo

I sassi per la scalinata avanti la chiesa non furono trasportati al luogo del lavoro Domenica passata, perchè i muratori andarono alla festa, che si celebrava di San Filippo Neri a Castel Giuliano, e poi fu considerato, che i Marchegiani non erano atti a tale trasporto; onde si è stimato bene farli portare in una delle prossime feste della Pentecoste dai lavoranti muratori, e somministrare solamente da bere, così contentandosi li istessi Priori della Comunità e l’Officiali di essa, et anco i muratori. Sto sempre più affidato  nel Patrocinio di V.E. che mi fa gloria di sostenermi col titolo, quale sono, e sarò in eterno. A Vostra Eccellenza.

Bracciano primo Giugno 1724

Umil.mo, Devot.mo, et Osseq.te Servitore

G.F. Ambrosini 

Nuova somministrazione della Comunità alla chiesa di Santo Stefano.

Nel consiglio del 16 agosto 1741 la Comunità contribuì per la Fabbrica di Santo Stefano altre 30 rubbie di grano, cioè rubbie 20 delle risposte spettanti alla Comunità e rubbie 10 del Monte Frumentario.

Segnatura:

Archivio Storico Comunale di Bracciano, b. 77, manoscritto di Memorie storiche di Bracciano di Domenico Antonio Nardini.

Archivio di Stato di Roma, Fondo Odescalchi, 1A4, 5G3

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 9, 2015 da in Uncategorized.
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