Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Stemmi degli Orsini

Arme degli Orsini

Arme degli Orsini

Arma: bandato d’argento e di rosso. Capo d’argento caricato di una rosa di rosso bottonata d’oro e sostenuta da una fascia d’oro caricata di un’anguilla ondeggiante d’azzurro”.

Così viene descritto lo scudo degli Orsini da Teodoro Amayden, e aggiungiamo che la rosa è di cinque petali come la spontanea, bella e profumata canina. 

Inoltre in un altro documento dell’Archivio Orsini leggiamo:
Scuto Domus Ursinae cum sbarris et rosa rubea et pro cimerio Castro S. Angeli depincto, et nulli alijs de hoc cimiero utuntur, ad demostrandum quod Ursini de Mugnano, Ursini de Foglia, ex eadem stirpe descenderint. Dicit quod Ursini de Bracciano, de Monterotundo, de Manupello, pro eorum communibus insignibus, et scuto, cum sbarrijs rubeis, et rosa rubea, utuntur diversa galea. Videlicet Ursini de Bracciano super galea quondam Puero Genuflexo, de Monterotundo super galea Urso Sedente, de Manupello super galea Grifone, et diversis vessillibus, coloribus albo, et rubeo. Ursini vero de Mugnano à 1280 annis usi fuerunt supradictis insignibus”.

Dunque fermo restando lo scudo primitivo quel che differenziava i vari rami della Famiglia Orsini era quel che veniva posto sul cimiero ma come vedremo tali stemmi subiranno anche dei cambiamenti.

 

 

mugnano

Stemma degli Orsini del ramo di Mugnano e Foglia (sul cimiero Castel S. Angelo)

 

 

orsini-aldobrandeschi di pitigliano

Arme Orsini-Aldobrandeschi della linea Nola e Pitigliano (Castello di Pitigliano). Sul cimiero sta un molosso.

 

 

IMGP2618

Stemma Orsini del ramo di Manupello, sul cimiero è scolpito il grifone del quale si intravedono gli artigli.

 

 

stemmi orsini alla minerva

Stemma Orsini del ramo dei conti di Manupello con sul cimiero il Grifone. Questo stemma si trova a Roma sulla facciata della chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

 

 

 

afresco nella sala di isabella fine 15 sec.

Stemma Orsini del ramo di Bracciano, sul cimiero una figura inginocchiata con testa bifronte da una parte giovane e dall’altra un vecchio. (Castello Orsini-Odescalchi)

 

 

Ma nella fascia d’oro c’è sempre stata un’anguilla? Non è forse meglio dire che vi stava una burella ondeggiante?

 

Rosa canina

Rosa canina

Nell’ articolo cercheremo di descrivere l’evoluzione di questo stemma nobiliare attraverso una sintetica storia della Famiglia Orsini.

Prima d’iniziare questo semplice saggio scrivo alcune definizione araldiche estratte dalla “Grammatica araldica” scritta da Felice Tribolati.

“Dicesi arma o stemma il complesso di tutte le figure, emblemi, smalti, ornamenti, contrassegni d’onore, che servono a far conoscere la nobiltà di una famiglia, o a distinguere una nazione, una provincia, una città, una corporazione, o anche una famiglia non nobile”.

“Lo scudo senza dubbio forma una parte integrante dell’arme, cioè dell’insegna, ed è il fondo o il campo sul quale sono figurate le armi”.

“Il blasone è la scienza che insegna a decifrare le armi, a comprendere il significato nelle diverse figure, le proprietà, le leggi dell’araldica, e a descrivere in linguaggio tecnico qualunque specie d’insegna”.

“L’araldica è dunque l’arte degli araldi, l’arte che insegna a comporre le insegne gentilizie”.

Quindi trovandoci davanti ad uno scudo possiamo, tramite il blasone, ricostruire la storia di una famiglia. Le armi sono semplici, quando lo stemma rappresenta solo la famiglia, sono composti quando si formano di più armi inquartate riunite in un unico scudo.

Dalla famiglia dei Boboni o Boveschi gli Orsini

Stemma dei Boboni o Boveschi

Stemma dei Boboni o Boveschi

Lo stemma dei Boboni ci risulta essere stato bandato d’oro e di rosso, come in origine erano bandati quelli di altre antiche famiglie romane (Savelli, Frangipane ed Orsini); mentre questi con gli anni si  vennero a comporre, quello dei Boboni rimase lo stesso.

Le prime notizie sui Boboni o Boveschi che risalgono al secolo XI, sono confuse e frammentarie, comunque ne ricaviamo che erano originari di Catino (Poggio) e a Roma vissero lungo la riva sinistra del Tevere, tra Santa Maria in Portico (regione S. Angelo), San Bartolomeo in Arenula poi dei Vaccinari (regione Regola) e alle pendici del Campidoglio (regione Campitelli). In questi rioni di Roma era concentrata la maggioranza delle attività artigianali dell’epoca (vaccinari, conciatori di pelli, calderari, baulari, balestrari, fabbri, pettinari, funari, cordari, ecc….) delle quali ancora oggi nelle strade permangono i toponimi. Qui vi si stabilirono le famiglie più illustri (Savelli, Scotti, Salomoni, Alberteschi, Barbarini, Paparoni) e i Boboni vi sono “testimoniati dai primi decenni del sec. XII come Mercatores, mercanti non specializzati, cioè prestatori e cambiatori di danaro, legati alla Curia papale da una fitta rete di prestiti e attività finanziarie”(1). Nella regione Arenula avevano i loro beni immobili: una torre “que dicitur Turris Bovesca” e che “posita est in regione Arenula“(2); un Trullo che avevano ricevuto in enfiteusi dal priore della diaconia di S.Angelo (in Pescheria), situato presso le rovine del teatro di Pompeo e che era appartenuto a Giovanni Pericoli (3); inoltre, sempre nello stesso rione, un’altra Torre detta “de Mafferonibus” (4). Il trullo e le torri, come dirò in seguito, verranno acquistate da Napoleone, figlio di Matteo Rosso, che aveva come nonno Orso Bobone, capostipite della famiglia Orsini.

I Boboni erano quindi economicamente agiati, ma diventano storicamente noti grazie a Giacinto, figlio di Pietro di Bobone. Giacinto nacque a Roma nel 1106 circa, intraprese la carriera ecclesiastica, studiò a Parigi dialettica e teologia alla scuola di Pietro Abelardo (1079-1142); qui frequentò Arnaldo da Brescia e Guido da Castello che eletto Papa nel 1143 prese il nome di Celestino II (ottobre 1143-marzo 1144). Il suo pontificato durò poco più di cinque mesi, ma fece in tempo a far indossare la veste scarlatta di cardinale (1144), del titolo di Santa Maria in Cosmedin, al suo amico Giacinto. Questo esercitò il cardinalato per 47 anni nei quali ci fu tempo e modo di far entrare nel Sacro Collegio cardinalizio, altri due familiari: Bobo, nominato nel 1181 cardinale del titolo di S.Angelo da Lucio III e nel 1183 alla sede episcopale di Porto da Clemente III; l’altro Bobone di Bobone creato diacono cardinale di San Giorgio al Velabro nel 1188 da Clemente III.

Celestino III (14 aprile 1191 - 8 gennaio 1198)

Celestino III (14 aprile 1191 – 8 gennaio 1198)

Finalmente il 21 marzo 1191 a Giacinto Bobone, vecchio di 85 anni, gli venne posato il mantello porpureo e dopo aver proceduto al completamento della sua ordinazione ecclesiastica, perchè ancora semplice diacono, il 14 aprile venne consacrato Papa e si diede il nome di Celestino III (1191-1198).

Durante il lungo cardinalato e i sette anni di pontificato ebbe modo di favorire i suoi familiari concedendo loro “a titolo di pegno su prestito numerosi beni fondiari” (5), specie quelli situati oltre Tivoli, lungo la via Tiburtina-Valeria e la nomina di due cardinali. I privilegiati furono il fratello Bobone e i suoi figli (Nicola, Oddo, Uguccione, Bobo ed Orso).

Stemma del rione

Stemma del rione

Bobone di Pietro aveva sposato “donna Scotta” (non sappiamo il nome), appartenente alla famiglia romana degli Scotti, abitanti nel rione Regola. Una casata importante, ricordata per Clarice Scotti, madre del futuro Innocenzo III e per due chiese: San Benedetto de Arenula o de’ Scottis, poi dedicata alla SS.ma Trinità dei Pellegrini, e quella di San Salvatore in Campo così detta per l’antico Campo de’ Scottis (piazza) dove questi avevano i loro beni immobili. In seguito, nel 1202, le due famiglie entrarono in conflitto per questioni ereditarie, tanto che Romano de’ Scotti e Giovanni Odolina, alleati e imparentati con Innocenzo III, scacciarono da Roma Orso Bobone e i suoi figli privandoli anche delle loro proprietà, così dovette intervenire lo stesso pontefice per ristabilire la pace momentanea.

Mentre Giacinto di Pietro era cardinale il fratello Bobone partecipava attivamente alla vita pubblica di Roma che dal 1143 si era costituita a libero Comune, lo troviamo infatti tra i componenti del senato del popolo romano nel 1149 e nel 1151; in seguito anche il figlio Bobo o Bono nel 1188 e nel 1203 (6).

Celestino III pochi mesi dopo la sua elezione si premurò di nominare cardinali due figli di suo  fratello: nel 1191 Ugo (Uguccione), dottissimo e famoso giurista del tempo, cardinale del titolo di di San Silvestro e Martino ai Monti dove venne anche sepolto, e nel 1192 o 1193 Nicolò del titolo di Santa Maria in Cosmedin. Degli altri due figli di Bobone di Pietro, Oddo ci è quasi sconosciuto, a meno che non diamo credito alla notizia che lo cita nel consiglio del libero comune di Roma col nome di Oddo de Judice; infine Orso, del quale ci rimangono rare testimonianze che però hanno fatto desumere esser lui il capostipite della famiglia Orsini.

Prima di scrivere su questa nuova famiglia e il nuovo stemma concludo sui Boboni: a parte Giacinto di Pietro Bobone (Celestino III) che volle il suo sepolcro a San Giovanni in Laterano dove aveva iniziato la sua vita religiosa, gli altri avevano la tomba nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli.

Santa Maria in Aracoeli

Santa Maria in Aracoeli

Questa antica chiesa e convento, sul colle Capitolino, fu dei benedettini e vi si tennero anche tante assemblee popolari del libero Comune. Nel 1250 Innocenzo IV l’assegnò ai francescani che stavano presso l’ospedale di San Biagio poi San Francesco a Ripa in Trastevere. Nel 1348, come voto alla Madonna advocata alla quale è dedicata la chiesa, che pose fine alla peste che imperversò per tutta Europa, i romani fecero costruire la scalinata composta di ben 122 scalini che portavano alla sua nuova entrata. Qui, nella navata sinistra a destra delle scale che portano al transetto, si trova l’altare di San Giovanni da Capestrano sotto al quale era la fossa (tomba) della famiglia dei Boboni (7).

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 12, 2015 da in storia, Uncategorized.
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