Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Castello Orsini-Odescalchi: la cappella di San Giacomo

Nell’interno del castello Orsini-Odescalchi, come ho scritto nel libro “Bracciano ai tempi della visita apostolica del 1574”, si trova una cappella dedicata a San Giacomo Apostolo e che, sicuramente per questo motivo, durante il ducato di Paolo Giordano II ed anche successivamente con gli Odescalchi il castello veniva chiamato anche fortezza di San Giacomo.

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In questo articolo oltre a ripetere quanto scritto nel libro sopra citato inserisco dei nuovi documenti che ci danno altre notizie, arricchendone l’argomento.

Stando a quanto scrisse don Pacifico Chiricozzi, nel castello di Bracciano, la cappella di San Giacomo Ispano “oggi è una piccola stanza decorata e con un unico altare, che ha una tela raffigurante la Madonna”. Non so dire se questo autore che così la descrisse prima del 1990 lo fece perché ebbe la fortuna di visitarla! Comunque supponiamo che, fino a prova contraria, oggi è come la vide il nostro don Pacifico.

stemmi orsini alla minerva (2)

 

Adesso non ci rimane che raccontare la storia di questa cappella attraverso i documenti per ora rinvenuti andando dal più antico per arrivare a quello già detto del Chiricozzi.

Si può  certamente affermare che l’ambiente della cappella è contemporaneo alla costruzione del castello.

Un documento datato 20 giugno 1504 ci svela che Gian Giordano Orsini (1457-1517), signore di Bracciano, sempre impegnato in battaglie e viaggi trovò anche il tempo, dopo la morte di sua moglie Maria Cecilia d’Aragona (1473-1503), di occuparsi di faccende religiose. Durante la vedovanza aveva saputo che il cardinale francese Raimondo Perauld vescovo di Gurk in Illiria, del titolo di Santa Maria Nova, era stato inviato da Alessandro VI, in qualità di legato, in Germania, Dacia, Svezia e Norvegia. Qui era riuscito a recuperare molte reliquie che trovandosi in chiese e monasteri di territori occupati dai Turchi erano state salvate dai religiosi fuggitivi.

 

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Fu così che Gian Giordano Orsini chiese al cardinale Raimondo di avere alcune reliquie per collocarle nella cappella dedicata a San Giacomo nell’interno del castello di Bracciano. Il Vescovo accolta la richiesta, tramite un certo Giovanni di Turano, della regione Arenula di Roma, fece pervenire al nobile Orsini, le sacre reliquie del legno della Croce di Sant’Andrea, le ossa di San Paolo e quelle di Santa Cristina.

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La cappella di San Giacomo di Compostela era sicuramente impreziosita dai reliquiari contenenti i venerati resti, tanto che con un Breve del 2 giugno 1505, Giulio II (1443-1513) concesse alla cappella di San Giacomo, eretta da Gian Giordano Orsini, un’indulgenza di 20 anni ed altrettante quarantene a chi la visiterà nelle festività dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, di San Giovanni Battista, di San Michele Arcangelo e di San Giacomo apostolo.

Giulio II, Raffaello

Giulio II, Raffaello

 

La concessione papale sembra presagire quello che succederà l’anno dopo, quando nel castello di Bracciano entrerà a far parte della famiglia la giovane figlia di Giulio II; infatti nel maggio 1505 a Roma nel Palazzo della Cancelleria, ora Sforza-Cesarini in Corso Vittorio numeri 282-284, si svolsero le imbarazzanti nozze tra Gian Giordano e Felice della Rovere (1483-1536), una donna di gran carattere che dopo la morte del marito «aveva avuto interamente in mano la gestione dello stato di Bracciano».

Palazzo Sforza-Cesarini

Palazzo Sforza-Cesarini

 

Altre informazioni su questa cappella le ritroviamo il 31 gennaio 1574 quando il reverendo Luca Antonio Pucci da Montereale in Sabina su incarico del Visitatore Apostolico Alfonso Binarini vescovo di Rieti «se contulit in castrum sive arce Bracchiani». Nella relazione di questa Visita Apostolica il reverendo Pucci scrive che entrato nella rocca si portò nella cappella di «Sancti Jacobi Hispani». Il patrono di questa era naturalmente il duca Paolo Giordano Orsini e le funzioni sacre venivano officiate dal canonico Paolo Milvio della Collegiata di Santo Stefano. Il visitatore inoltre ci riferisce che la cappella aveva un altare dotato di tre tovaglie, pallio, due candelabri di ottone e della carta dei secreti; la stessa aveva anche un locale adibito a sacrestia. Il reverendo Pucci la trovò ben provvista di paramenti e di oggetti sacri in buone condizioni, solo un messale era molto vecchio ed ordinò di sostituirlo con un altro recente, secondo il nuovo rito di Santa Romana Chiesa. Terminata la visita, le chiavi della cappella e della sacrestia furono consegnate a Scipione Gambacurta, arcipresbitero di Santo Stefano, con l’ordine di ben conservare detti sacri ambienti .

Stemma Odescalchi

Stemma Odescalchi

 

Dopo questa data sicuramente ci saranno altri documenti, ma per ora vi posso scrivere solo di questi da poco trovati e che appartengono tutti al periodo degli Odescalchi i nuovi signori del ducato di Bracciano. Di queste carte il cui contenuto dirò sommariamente le troverete trascritte per intero in appendice.

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I primi dati riguardanti la cappella in oggetto li ricaviamo dal testamento di Livio I Odescalchi (1658-1713) dove nell’inventario dei beni che si trovavano nel castello di Bracciano, vien fatta la perizia delle cose presenti nell’interno della cappella dedicata a San Giacomo; a parte gli oggetti sacri vi era un quadro raffigurante l’Apostolo eseguito dalla scuola di Carlo Maratta e stimato 30 scudi.

Altre notizie ci vengono da tre inventari: il primo del 12 giugno 1747, quando il castello venne dato in consegna al guardarobiere Paolo Guzzani, il secondo del 12 gennaio 1761 quando venne nominato «nuovo Guardarobba» Nicola Cardinale. La persona che accettava questo incarico si assumeva la responsabilità di vigilare e custodire tutti gli oggetti appartenenti al duca Livio II Odescalchi che in quel momento si trovavano nel palazzo di Bracciano. Anche qui, come leggerete, vien fatto un elenco scrupoloso di tutte le cose esistenti nella cappella e nella sacrestia, rileviamo che il quadro di San Giacomo è posto sopra altare.

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Infine anche il terzo inventario viene stilato quando nel 1787 l’incarico di guardarobiere passò a Benedetto Flamma. In questo elenco sembrano esserci molti più oggetti e una maggiore cura per la cappella, ma è da notare la presenza di un altro quadro che è stato posto sopra il nuovo altare della sacrestia, questo rappresenta la «Beatissima Vergine», è forse quello visto da don Pacifico Chiricozzi?

Un altro inventario compilato il 31 marzo 1803, di cui sto eseguendo l’intera trascrizione per una prossima pubblicazione, è stato predisposto in occasione della vendita del ducato di Bracciano al Torlonia. Il documento è una perizia compilata dall’ architetto Francesco Belli su incarico del duca Don Livio II Odescalchi venditore e del marchese Giovanni Torlonia acquirente; qui vengono descritti dettagliatamente tutti i beni immobili appartenenti alla Famiglia Odescalchi presenti nel territorio di Bracciano.

stemmi

 

Per quanto riguarda la Cappella di San Giacomo, l’architetto si sofferma alla sola descrizione della parte muraria, degli infissi, vetrate e ferramenti. Inoltre il documento ci conferma che nella cappella vi erano due altari. Nell’articolo ho inserito pure quello che scrissero della Cappella, L. Borsari e R. Ojetti nel loro libro «Il castello di Bracciano» del 1895, questo perchè ambedue la videro e penso che l’Ojetti, in quanto architetto di fiducia di Baldassarre III Odescalchi, abbia dato i suoi consigli professionali sui lavori di pavimentazione della cappella di cui sto per scrivere.

immagine presa dal libro di Ojetti e Borsari.

Immagine presa dal libro di Ojetti-Borsari. La cappella è accanto alla stanza “XI” dove si vede la porta contrassegnata con la lettera “g”.

 

Infatti l’ultimo documento è un fascicolo datato 1905-1906 nel quale vi sono preventivi, lettere e disegni che riguardano il rifacimento del pavimento della Cappella. Nell’articolo inserisco  solo qualche lettera: la prima è la risposta di Giovanni Ongaro che da Venezia riferisce al barone Marincola di non aver trovato i quadrelli che si volevano mettere tra le mattonelle ottagonali di cotto però, consiglia un’altra soluzione. Alla fine si decise di far realizzare i mattoni ottagonali e i quadrelli dalla fabbrica di pavimenti “Giuseppe della Rocca” di Napoli. Consiglio di leggere i documenti.

stemmi (1)

Appendice

Nell’inventario dei beni di Livio primo Odescalchi del 1713

la descrizione della Cappella, che esiste in detta sala ducale, dedicata a San Giacomo v’era in questa un quadro dedicato a San Giacomo Apostolo scuola di Carlo Maratta, che si vede descritto in sommario num.° 49 seg.to num.° 168, e che con valuta di commodo s’apprezza scudi 30 per averne raggione tra mobili preziosi, ed esistenti. Lo scalino di legno, le due tovaglie con pietra consacrata, la credenza , e le cartaglorie non si apprezzano perché consunte sicuramente dopo tanto tempo, per baj. 10, s’apprezza con valuta di commodo il campanello d’ottone per averne raggione tra mobili non preziosi, e bajocchi 50 si stimano le due strisce di lama d’argento, valuta intesa da periti, che stavano alle tovaglie dell’altare per averne raggione tra mobili preziosi mancanti”.

rocca

 

Inventario e descrizione degli oggetti d’arte, argenti, mobili, armi etc. che si trovano nel forte e palazzo baronale di Bracciano, dati in consegna a Paolo Guzzani  guardarobiere, il 12 giugno 1747.

Nella Sagrestia

Un parato attorno la medesima, cioè un telo di damasco cremis, ed uno di broccatello costituito in teli trenta compresovi li cotti con frangia di seta gialla da capo. Un paliotto di damasco rosso con suo telaro, e trina gialla, e rossa. Un altare di muro con telaro, e fodera di legno con pietra sagra coperto di corame fiorato con fondo torchino. Un tavolino di noce con ferri sotto, e sopra una credenza con due sportelli, e piedi scorniciati. Cinque sedie d’appoggio, una di damasco, sopra lacera, e le altre fatte a fiamma, due rosse e due torchine tutte lacere con suoi piedi di noce tornite. Un inginocchiatore coperto di taffettano giallo, e torchino, con due cuscini fuori, uno di broccatello rosso da una parte e dall’altra verde, e l’altra d’ormisino rosso con suoi fiocchi, e trine d’oro. Altri due cuscini ordinari tutti rotti. Un quadro in tela senza cornice rappresentante la Madonna Santissima, San Giuseppe, e il Bambino Gesù. Altro di taffettano senza cornice con telaro di legno, rappresentante la Madonna santissima di Loreto. Altro in tavola con cornice dorata rappresentante, la Madonna Santissima, il Bambino, e San Giuseppe. Altro con cornice negra rappresentante il Volto Santo. Una sottocoppa di majolina, con suo boccale simile torchino da lavar le mani. 

Nella Cappella

Un quadro per l’altare rappresentante San Giacomo Apostolo, con cornice dorata fatta a giaccio. Altare di pietra con mensa di marmo, e sua pietra sagra. Una scalinata di legno dipinta a verde antico. Quattro candelieri d’ottone con sua Croce, e Crocifisso simile con quattro boccagli simili per le candele. Quattro vasetti di legno dorati con suoi fiori di pezza buoni.Una copertina per sopra l’altare di corame fiorato dorato, e torchino. Cantagloria, in principio al lavabo con cornice negra. Un incerata sopra la pietra sagra. Due sottotovaglie, una di tela ordinaria, e l’altra di tela d’Olanda. Altra di tela mezza Olanda con sue merletto attorno, ed alla testa fino. Un paliotto di damasco rosso, e bianco con sua trine, e frangia di oro fatto con suo telaro di legno. Altra tovaglia di cortinella  con merletto ordinario attorno, et alla testa. Una pradella di legno con suo strobo alla persiana. Un smoccolatore di latta, piattino con due ampolline, e campanello d’ottone. Una vetriata, che chiude la suddetta Cappella con suoi fusti di legno scorniciati, e coloriti, con due maniglie di ferro, e quattro bandinelle di taffettano bianco con suoi ferri, et anelletti. Un credenzone con tre sportelli, serratura, e chiave, con suoi spartimenti dipinto, e sopra ricoperta e bollettata con corame fiorato d’oro, e torchino, dentro la quale numero tre pianete con sue stole, e manipolo, una di damasco rosso, e bianco foderata con barbantina color d’oro trina, e frangetta d’oro falso, altra di damasco verde, e pavonazzo foderata, come l’altra con trine, a frangette simili, altra di cataluffo nero foderata di barbantina nera con trine, e frangette simili. Tre borse da calici con suoi veli del medesimo colore, e frangetta attorno simile alla pianeta. Numero tre corporali, et una palla con suo lettino attorno. Numero sedici purificatori, e quattro fazzoletti d’ampollina. Due cornici con suoi cordoni, et ammitti con fettucce di seta rossa, e merletti a piedi detta, et alle maniche. Una cotta di [ … ] con suoi merletti da piedi, alle maniche, et al collo tutto nuovo. Un calice di rame dorato con sua cappa d’argento, e patena dorata. Altro col piede, e cappa d’argento dorata, dentro tutto intagliato, e bobinato con patena d’argento dorata tutto nuovo entro una scatola foderata di saja rossa. Un paliotto di damasco rosso, e pavonazzo foderato di barbantina pavonazza, con trine, e frangia d’oro falso. Una scatola di legno alla cinese da tener l’ostie. Due pietre sagre di marmo con telari di noce, e alcuni fiori vecchi, e vasi rotti. Un messali da vivi con suoi segni di seta di tutti i colori. Un leggio per il messale di noce tornito con suoi piedi simili.

 

Inventario del Palazzo, e Castello di San Giacomo consegnato a Nicola Cardinale nuovo Guardarobba li 12 gennaro 1761:

Sagrestia

Porta d’albuccio scorniciata con bardella, e saliscende di legno, un tavolino di fico d’India interzato d’avorio con piedi, e due ferrate. Un apparato, cioè n°11 teli di cataluffo, e n°8 di damasco cremis in pessimo stato, e di diversi pezzi, sopra detto apparato vi è la francetta rossa in cattivo stato. Numero quattro cuscini di corame stampato. Un inginocchiatore di albuccio senza coperta. Una ferrata che corrisponde in cortile con telaro, e vetri, ed una bandinella di tela bianca con ferri, anelli, ed occhietti.

San Giacomo Dalla collezione privata del Signor Edmondo Barcaroli.

San Giacomo
Dalla collezione privata del Signor Edmondo Barcaroli.

Nella Cappella

Un quadro d’altare rappresentante San Giacomo Apostolo con cornice dorata fa a giaccio. Un altare di pietra con mensa di marmo, e sua Pietra Sagra. Una scalinata di legno sopra a detta Mensa dipinta a verde antico. Numero quattro candelieri d’ottone, cioè due di primi due, e gl’altri due più piccoli con sua croce, e crocifisso inargentato. Numero quattro vasetti dorati a vernice con quattro rami di fiori. Una coperta sopra la Mensa d’altare.          Carta gloria, in principio, e lavabo con cornice nera. Un incerata sopra la Pietra Sagra. Due sotto tovaglia di tela grossolana. Altra di tela d’Olanda con suo merletto. Un paliotto di damasco con fondo bianco, e fiori rossi con trine, e frange d’oro falso con suo telaro di legno. Una predella di legno con suo strato alla Persiana. Uno smoccolatore di latta. Piattino con due ampolle. Campanello d’ottone. Una vetrata che chiude la suddetta cappella con suoi fusti di legno scorniciati, coloriti con un antiporta a due partite, due maniglie di ferro, e quattro bandinelle di nobiltà bianche, dove sono li vetri con suoi ferri, ed occhietti. Un credenzine con tre sportelli, serratura, e chiave con un spartimento dipinto, e sopra ricoperto di corame fiorato d’oro, e torchino dentro il quale si devono ritenere le pianete, ma non vi sono, solamente vi è un leggio di legno, scatola per l’ostia dipinta d’oro alla cinese con descritte ampolle, e campanello. Un tappeto vecchio per la predella dell’altare.

rocca (1)

 

Inventario degli oggetti di arte, mobili, utensilii, armi che si conservano nel palazzo e rocca di Bracciano spettante alla Ecc.ma casa Odescalchi, il tutto consegnato al guardaroba Benedetto Flamma. Anno 1787

Sagrestia

Un inginocchiatore nuovo d’albuccio grande. Cinque coscini di corame stampato sopra detto inginocchiatore. Una bandinella di tela bianca alla finestra con ferro, ed occhietti al muro. Un inginocchiatore piccolo per la preparazione. Un lavamano consistente in un piede, ed armatura di ferro, concolina, e secchietto di rame. Sedici sedie di paglia verde. Un quadro rappresentante la Beatissima Vergine con cornice dorata situato sopra il nuovo altare in detta sagrestia.

Cappella

Un quadro d’altare con cornice dorata rappresentante San Giacomo Apostolo. Quattro candelabri d’ottone con una croce, e piede cioè candelieri, due più grandi, e due più piccoli. Quattro vasetti di legno dorati con fiori. Una coperta di corame per l’altare. Sei candelieri di lastra d’ottone inargentati, con sue padelline di latta, croce, e suo piede simile con sue copertine di tela rossa e cartegloria compagne. Un smorzatore di latta. Un piattino di maiolica con due ampolle di cristallo. Un campanello d’ottone.         Un leggio di noce per il messale. Una scatola per l’ostia. Due sottotovaglia per l’altare, ed altro fine con suo merletto attorno. Alla bussola quattro tendine di tela bianca. Un canterano con quattro tiratori, serrature, e chiave, e scudetti d’ottone.

Dentro il medesimo vi sono l’appresso robbe:                    

Tre camicie con loro ammitti, e cordoni due de qual gricciati ed uno liscio. Una cotta gricciata. Una sottana di stamigna. Tre pianete, cioè una da morti con sua borsa, velo, stola, e manipolo, altra di fondo bianco a tutti colori con suo manipolo, stola bona, e velo, ed altra di fondo verde con sua stola, manipolo, bono, e velo. Un paliotto di damasco verde con sua trina d’oro falso. Un paliotto fondo bianco con fiori di tutti i colori. Avanti l’altare la sua cornice dorata.

Dentro una canestra foderata di telo verde l’appresso robba:                                                                                                    

Dodici purificatori di tela fina. Sei fazzoletti per il lavabo. Quattro palle. Quattro purificatori. Un breve d’indulgenze. Un calice con patena d’ottone dorato, e la cappa d’argento. Un calice tutto d’argento di getto con sua patena e custodia. Un messale da morti, e altro da vivi.

Dall’inventario peritale del 31 marzo 1803 dell’architetto Francesco Belli.

La perizia servì a stimare i beni immobili nel territorio di Bracciano, appartenenti alla famiglia Odescalchi, per la vendita del Ducato a Giovanni Torlonia. L’architetto dopo aver visitato il salone grande, come si vede nella pianta di Borsari-Ojetti, segnato con il numero “XI” e la porta d’ingresso alla cappella con la lettera “g” (vedi figura), entra e così descrive i locali dove si trovano la cappella e la sacrestia:

Cappella alla sinistra dell’ingresso nel detto Salone

Al vano d’ingresso il Bussolone a due partite con specchj di tavola da piedi, e sopra n° 36 vetri tra grandi, e piccoli, e sopra li poggioli altri due sportelli fissi con n° 18 vetri tra grandi e piccoli, dipinto il tutto di radica di noce, ferrati di ganganetti a nodo, saliscende con staffa, e monachetto, due catenaccetti sulle piastre con bottone, due maniglie quadre, all’interno della detta vi sono li suoi Pilastrelli, cartelle, e menzole intagliate, architrave crepato, fregio, cimase di macigno, e due poggioli con soglia e cordone in faccia al di fuori, e soglia quadra al di dentro con mattoni accanto. Le mura a volta parte in fuga, e parte a botte sono stabilite, e dipinte con un pelo sotto la volta, mattonato tagliato in mediocre stato.

Intorno detto Bussolone vi è la Menza d’altare di muro stabilito grezzo attorno, e sopra la soglia di marmo attorno il ciglio, pietra sopra nel mezzo incassata in altra lastra di marmo, e nel resto mattoni tagliati il tutto in ottimo stato.

Altro altare incontro la fenestra descritta nella prima Anticamera alla sinistra del Salone con muro simile stabilito, e sopra il mattonato tagliato una sola lastra di marmo con pietra sagra.

Alla finestra in fianco detto altare il telaro con due sportelli con n° 12 vetri sani, e quattro mezzi, n° 6 bocchette, ganganetti ordinari, ramata di fil di rame da Mosca, e ferrata di distendino con n° 4 in piano, e n° 5 in piedi, soglia, stipiti, ed architrave di macigno in ottimo stato il tutto.

Alla porta corrispondente al Passetto più volte mentovato, ma non descritto, telaro con uno sportello di bussola scorniciato dentro e fuori dipinta, e riquadrata ferrata con due para maschietti a tutta croce uno de quali a lumaca, saliscende con staffa, monachetto, soglia, e mostra di macigno.

Pianta della cappella di San Giacomo fatta per istallare il nuovo pavimento. Archivio di Stato di Roma, A. Ode., 37A6

Pianta della sacrestia e cappella di San Giacomo al castello di Bracciano eseguita per il nuovo pavimento. Archivio di Stato di Roma, A. Ode., 37A6

 

Borsari L. e Ojetti R., Il castello di Bracciano, Guida storico-artistica, Roma 1895, p. 54.

A sinistra della sala (XI), entrando dalla porta principale, trovasi la cappella, ricavata nel vano del sottoscala, ed oggi di assai più piccole proporzioni, pei cambiamenti apportati alle branche della scala medesima, in tempo più a noi vicino.(tav.VII, g). L’epigrafe, incisa nell’architrave, dice che la cappella fu dedicata alla Vergine ed a san Giacomo.Vi si legge: SACEL. DI. VIR. ET. IAC. DICAT.                                                                                         

Sorreggono l’architrave eleganti pilastrini corinzii, con mensole ornate di fogliami, il tutto in lava basaltina. Gli inventarii annoverano inoltre, una cappella segreta ed una piccola cappella nella camera della Signora”.

Lettera con la quale si conferma l'arrivo da Napoli dei pavimenti. Archivio di Stato di Roma.

Lettera con la quale si conferma l’arrivo da Napoli dei pavimenti. Archivio di Stato di Roma.

 

ASR.,A. Ode.,37 A 6, fasc. 56, Cappella del Castello di Bracciano, Pavimento.

Lettera

Venezia, 9 maggio 1905

Pregiatissimo Signor Barone

Ho ricevuto la commissione dei quadrelli delle pietre rosse di Stiria dal Signor Colonnello Marincola e per quanto abbia fatto ricerche in Venezia non mi è riuscito di trovarne. Tuttavia parmi che all’uso cui deve esser destinata possa egualmente servire il marmo rosso di Verona di prima qualità che in Venezia vien molto adoperato. Le mando quindi un campione per il caso fosse da V.E. accettato egualmente: significandole che in commercio i quadrelli sono dello spessore di cent. 1.2 come quello che le rimetto, ma volendo adoperarli anche per pareti si possono segar riducendoli a cent. 1. In ogni modo siccome per ottenere questi quadrelli di tinta eguale bisogna fare un diligente e scrupoloso scarto scarto nel materiale; per ottenere gli scelti non si possono aver a meno di lire una per ciascheduno alla fabbrica. Tanto comunico alla S. V. perché ne prenda cognizione e sempre pronto ai Suoi comandi colgo l’occasione per distintamente riverirla.                                            

Suo devotissimo, Ongaro Giovanni

Imprenditore d’arte muratoria S. Felice n°3608, Venezia

Lettera della fabbrica Giuseppe la Rocca. Archivio di Stato di Roma

Lettera della fabbrica Giuseppe la Rocca. Archivio di Stato di Roma.

 

Segue lettera inviata dalla fabbrica di quadrelli smaltati, lisci e a bassorilievo di Giuseppe della Rocca con sede a Napoli.

Napoli 30 dicembre 1905

Al Signor Francesco Paciotti, Roma

Oggi solamente in possesso della Vs. del 28 c.m. che m’affretto a rispondere. Tutto quello che al Signor Principe è piaciuto commissionarmi è pronto fin dal 19 c.m.. La persona incaricata per la verifica portò con se un altro Signore il quale mi disse essere conoscitore della partita ed infatti in qualche cosa si sbagliava ma insieme era conoscitore ed infatti convenne che la terracotta non può assolutamente essere sempre di una tinta e ciò per azione di fuoco. Vi prego perciò sottoporre al Signor Principe questa considerazione e nel contempo assicurargli formalmente che molti ottagoni di colore più forte sono stati da me personalmente scartati e se noterà qualche lieve variazione ciò non si può assolutamente evitare, mentre persone tecniche potranno dire che appena il tutto sarà messo in opera l’umido della malta ed un poco di traffico farà scomparire qualunque variazione di tinta. Da  canto mio posso assicurarvi che tutto è in perfetta regola d’arte ed in attesa di ordini per la spedizione con stima vi riverisco.                       Giuseppe della Rocca

Pianta e misure della Cappella nel Castello di Bracciano e preventivo della spesa del pavimento. Archivio di Stato di oma.

Pianta e misure della Cappella nel Castello di Bracciano e preventivo della spesa del pavimento. Archivio di Stato di Roma.

 

Segue altra lettera dalla fabbrica

Napoli 8 febbraio 1906

Al Signor Francesco Paciotti, Roma

D’ordine del Signor Barone Marincola ho spedito in vagone da otto all’indirizzo del Signor Principe Odescalchi in Bracciano le mattonelle che a suo tempo piacquervi commissionarmi. Posso assicurarvi che il tutto è stato accuratamente eseguito e bene condizionato in vagone ed aspetto al riguardo l’importo della qui unita fattura. 

Con perfetta stima Vi riverisco                                                                                                                         G. della Rocca

 

L’amministrazione del Principe Odescalchi così scrive all’arrivo dei pavimenti:

Bracciano 17 marzo 1906

Al Signor Avv. Francesco Paciotti, Roma

Il quantitativo dei pezzi riscontrato nel vagone del materiale laterizio giunto da Napoli è il seguente:

N°. 1700 ottagoni, N°. 1709 quadrucci e N°.   370 mattoni rettangolari                                                                

La saluto

Giuseppe la Rocca

Qui terminano per ora i documenti che sono emersi dalle mie ricercheQueste, speriamo di trovarne altri, ma soprattutto il mio desiderio è visionare la Cappella.

Pavimento scelto e fatto produrre a Napoli dalla fabbrica di Giuseppe la Rocca, sono mattoni ottagonali e quadrelli rossi smaltati. Archivio di Stato di Roma

Pavimento scelto e fatto produrre a Napoli dalla fabbrica di Giuseppe la Rocca, sono mattoni ottagonali e quadrelli rossi smaltati. Archivio di Stato di Roma.

1

2

Fonti

Archivio Storico Capitolino, Archivio Orsini Pergamene, II. A. 20, 032, Raccolta di molte reliquie…, 20 giugno 1504.

Archivio di Stato di Roma, A.Ode., 1 A 4, c. 269, 2 giugno 1505, Breve di Giulio II sulla cappella di San Giacomo di Bracciano.

Archivio di Stato di Roma, A.Ode., 37 A 6, fasc. 56, Cappella del castello di Bracciano, Pavimento, 1905-1906.

Bibliografia

Chiricozzi P., Le chiese nelle diocesi di Sutri e Nepi nella Tuscia meridionale, Viterbo 1990

Mori E., L’onore perduto di Isabella de’Medici, Milano 2011.

Santocchi A., Bracciano ai tempi della visita apostolica del 1574, Manziana 2013

Le immagini fotografate dalla busta 37 A 6 del fondo Odescalchi, sono state autorizzate dall’Archivio di Stato di Roma il 18 novembre 2014 n° 73/2014.

 

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 6, 2014 da in Uncategorized.
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