Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Bracciano, la fabbrica di maccheroni

 

A Bracciano ci risulta, già nel periodo della signoria Orsini, la produzione di “Vermicelli”, un tipo di pasta lunga e sottile che si mangiava come minestra asciutta e condita in vari modi. Il 3 ottobre 1688 infatti, il duca Flavio Orsini e suo fratello Lelio affittavano il forno, la mola e la vermicellaria in Bracciano e l’anno seguente, il 22 agosto 1689 con un altro contratto  affittarono le stesse attività a Giovanni, Giacomo e Giuseppe Conti per il prezzo di scudi 1520 annui.

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Molti anni dopo, il 15 maggio 1765 Livio II Odescalchi, tramite il suo ministro Domenico Cardinali, concesse al Signor Stefano Barbarossa di aprire una “fabbrica di Maccheroni” come scrive il notaio Domenico Bartoli nell’indice del suo protocollo. Evidentemente la costruzione dell’acquedotto, voluto da Livio I Odescalchi e terminato dal nipote Baldassarre I per migliorare e sviluppare il Ducato, sia aumentando la produzione agricola che avviando nuove attività industriali alimentate dall’energia dell’acqua, stava dando i suoi frutti.

All’apertura di queste nuove attività, seguirà anche un conseguente aumento demografico che rese necessaria una maggiore produzione alimentare ,ed è in questo periodo che avviene l’apertura del pastificio che, come si leggerà nel documento, poteva produrre esclusivamente paste per minestre e non pasticceria o maritozzi. Non rileviamo dal contratto dove fosse stata ubicata questa attività, sicuramente fuori le mura, forse nel Borgo Flavio che era ancora in via di espansione. La lettura delle clausole contrattuali, quasi tutte vantaggiose al padrone, ci fanno supporre che l’affittuario accettandole prevedesse di trarne guadagno. Questo documento è un altro frammento di memoria e ci ricorda che anche sulle tavole dei braccianesi vi erano i maccheroni. Buona lettura.

 

Trascrizione

Affitto per Vermicellaria fatto per istromento tra il Duca di Bracciano e il Signor Stefano Barbarossa per 30 scudi annui.

Nel Nome del Signore

Il giorno 15 Maggio 1765, inditione XIII Pont. SS.mi Domini Nostro Dominum Clemente Papa XIII, anno VII del suo pontificato.

In mia presenza, i testi costituiti, Signor Domenico Cardinali figlio del quondam Bernardino da Mentana in Sabina, Ministro Generale in questa Città di S.E. il Signor Duca di Bracciano Padrone, a me benissimo conosciuto, quale di sua spontanea volontà, e in ogn’altro miglior modo, in nome della stessa E.S., e non altrimenti, ha dato, ceduto, e conceduto in affitto, siccome ora da,cede, e concede in affitto al Signor Stefano Barbarossa, figliolo del quondam Benedetto da Voltri, Stato genovese, continuo abitante in questa medesima Città, a me parimenti conosciuto, presente e accettante lo spaccio, e fabbricazione de Vermicellij, e altre paste ad uso di minestre solamente in questa Città.  

Spetta alla prelodata E.S.P. per anni tre, e mesi quattro da principiare il primo del futuro mese di Giugno del corrente anno 1765, e da terminare l’ultimo giorno del mese di Settembre dell’anno venturo 1768, senza verun obbligo ad esse parti, di fare alcuna sorte di disdetta  giudiziale, o estragiudiziale, ma sibbene terminato detto tempo, sia ipso facto terminato, e compito il suddetto affitto, e non altrimenti come l’infradetti patti, capitoli, e condizioni, cioè:

Primo: che detto Signor Barbarossa presente, sia tenuto, obbligato, conforme promette, e si obbliga di pagare, ed effettivamente sborsare a detto Ecc.mo Signor Duca Padrone, e a chi per lui qui a Bracciano, o in Roma, l’annuo affitto di scudi trenta di moneta romana di julij X a scudo, di sei, in sei mesi posticipatamente. La rata parte liberamente, e senza veruna eccezione perché così è per patto.

: che detto Ecc.mo Signor Duca Padrone non sia tenuto dare, o prestare ad esso Signor Barbarossa presente alcun comodo di cosa, bottega, o stigli per detta fabbricazione di Vermicellij, ma il tutto debba restare a carico, e peso del detto Signor Barbarossa, perché così è per patto.

: che detto Signor Barbarossa presente non possa in conto alcuno, fare, o fabbricare alcuna sorte di Pasticciaria ne Maritozzi, o altre simili paste, ma solamente possa fabbricare le paste ad uso di Minestre, e queste vendere a suo vantaggio o a minuto, o all’ingrosso, e contravvenendo al suddetto patto, cada ipso facto in pena di scudi 10 di moneta per ciascuna volta, oltre la perdita della robba suddetta, perché così è per patto.

: che tutti li spurghi, che si ricavaranno dalle farine dei Vermicellij, cioè farina, semola, tritello, e altro, detto Signor Barbarossa presente, non possa venderle dentro Bracciano, suo Territorio, anche sotto qualsivoglia pretesto, ne a minuto, ne all’ingrosso, ma solamente sia obbligato di vendere detti avanzi agli affittuari di questo Forno Venale, se saranno d’accordo del prezzo, altrimenti li debba vendere fuori di questa Città, e suo Territorio a chi ad esso parerà, perché così è, e contravvenendo al suddetto capitolo, cada ipso facto, il suddetto Signor Brbarossa in pena di scudi 10 di moneta, oltre la perdita delle robbe ancorchè fossero queste ritrovate in pochissima quantità, e altre ad arbitrio di S.E.P. perché così è per patto.

Il Fosso della Fiora e in basso il molino di Vigna Grande

Il Fosso della Fiora e in basso il molino di Vigna Grande

: che il Signor Barbarossa presente, sia tenuto, e obbligato, conforme promette, e si obbliga che tutto il grano, che occorrerà annualmente per la fabbricazione di detti Vermicellij, e altre paste come si è convenuto, sia obbligato macinarlo interamente nella Mola di Vigna Grande; con essere obbligato tenervi, il molinaro da sé, e battere la Mola senza veruna spesa dell’Ecc.ma Casa; con fare la solita bolletta quando va a macinare; con pagare la bolletta e molitura stessa, che son soliti pagare tutti gli altri particolari di questa medesima Città, ed in caso si trovasse a macinare farina dei particolari, o forastieri, ed anche sua, da pane, cada in pena di scudi 30 di moneta ciascuna volta, oltre la perdita del grano, con dichiarazione per altro che in caso di necessità che non si potesse, dagli affittuari del Forno macinare alla Mola di Bracciano, possino detti affittuari macinare nella Mola di Vigna Grande, e che sia obbligato detto Barbarossa, quando averà da macinare, prendere le chiavi della Mola dagli affittuari del Forno, e macinato, averà riportarle, perché così è per patto.

: che S.E.P. sia obbligato ad esso Signor Barbarossa presente il legname occorrente per fare Forche e Vinchi per servizio di detta Vermicellaria, con farglieli assegnare dal Capo Macchia della stessa E.S. nelle sue macchie, restando però a carico dello stesso Barbarossa la tagliatura, e trasporto di essi, senza pretendere da detto Ecc.mo Duca Padrone alcun bonifico, intendendosi che il suddetto Signor Duca sia solamente obbligato dargli il legname come sa e non altrimenti, perché così è per patto.

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: che non volendo detto Barbarossa, dopo terminati li suddetti tre anni, e quattro mesi, continuare nel suddetto affitto della Vermicellaria, tutto quel legname che si ritroverà fatto nelle Sue Macchie, debba restare tale e quale sarà a favore di detto Ecc.mo Signor Duca Padrone, senza che detto Signor Barbarossa possa pretendere alcun rimborso della spesa, che vi potrà aver fatta per la tagliatura ed accommodatura di esso liberamente, perche così è.

E durante il suddetto affitto la stessa E.S.P. debba mantenere in quieto, e pacifico possesso di detta Vermicellaria lo stesso Signor Barbarossa, liberarlo da qualunque lite, molestia, o molestante persona, perché così è per patto.

Seguono le formule di rito. L’atto viene rogato dal notaio pubblico Domenico Bartoli nel Castello di Bracciano, abitazione del Duca Livio II Odescalchi. Insieme all’affittuario Signor Stefano Barbarossa e a Domenico Cardinale, Ministro del principe, sono presenti come testimoni: il dottor Zefferino Maljudi figlio del fu Phisico da San Genesio di Camerino e Domenico Gigli figlio del fu Livij da Casentino in Etruria, entrambi abitanti a Bracciano.

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 4, 2014 da in Uncategorized.
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