Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Acquedotti e luoghi dell’acqua nel territorio di Bracciano

volume
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Perchè il lavoro fatto con fatica fisica ed intellettuale, con amore e passione, possa circolare ed essere letto e conosciuto da più persone inserisco su questa pagina una ricerca di qualche anno fa.

 Spazio espositivo nell'Archivio Storico di Bracciano

Spazio espositivo nell’Archivio Storico di Bracciano

Il 29 settembre del 2010  nella sala convegni dell’Archivio Storico di Bracciano presentai la ricerca dal titolo: ” I luoghi dell’acqua nel territorio di Bracciano”. Questa fu il risultato di una lunga indagine, iniziata nel 2006, nella quale sviluppai in 19 pannelli il tema “acqua”, che l’uomo, in questo territorio, durante i secoli aveva imprigionato in varie strutture per sua utilità e benessere. Purtroppo molte di queste opere murarie ora versano in cattive condizioni e tante sono perdute.

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La ricerca iniziò prima con la lettura di tutti i testi che parlano di acquedotti, visionando mappe antiche e moderne per annotare i toponimi relativi all’acqua; utilissime sono state le mappe I.G.M. odierne e passate sulle quali sono segnalate sorgenti, fontanili, abbeveratoi.

Dopo aver registrato quanto era di mio interesse sono andato fisicamente nei boschi e lungo i fossi a rintracciare quel che speravo di trovare, ogni monumento trovato è stato fotografato e filmato; spesso però, non essendo nativo del territorio, trovatomi in difficoltà  ho intervistato gli anziani del posto e, visto che non l’ho fatto prima ringrazio Franco Vecchiotti che mi raccontò del lavatoio scomparso di Pisciarelli. Sicuramente questo studio impresso nei pannelli con tanta iconografia rese più semplice la lettura, comunque cercherò di fare il possibile anche qui con questo articolo. La mostra documentaria racconta le sorgenti, gli acquedotti, le cisterne, i fontanili, le fontane, gli abbeveratoi e i lavatoi che erano e alcuni ancora sono, nel territorio di Bracciano.

I LUOGHI DELL’ACQUA NEL TERRITORIO DI BRACCIANO

Considerazioni

Le promesse generate dall’economia tecnico-scientifica si stanno trasformando in minaccia; la sottomissione della natura, finalizzata ad una felicità sempre più volta al superfluo e all’effimero, ha lanciato la sua sfida all’essere umano nel suo stesso agire. Una nuova etica come “principio responsabilità” ci aiuterà ad agire con prudenza e rispetto?

Madonna della Fiora

Madonna della Fiora

PREMESSA

In questa ricerca la parola più ricorrente è l’acqua, definita dagli antichi sacra e “plasma della terra da cui nasce la vita , essa è fons e origo, matrice di tutte le possibilità di esistenza, sostanza primordiale da cui tutto proviene, e cui tutto ritorna per regressione; è viva, terapeutica, magica”. Tanto sacra che i romani la onoravano in tre festività annuali e narravano che le prime leggi, volute dal secondo re di Roma Numa Pompilio, gli fossero state consigliate e dettate dalla Ninfa Egeria. Sacra, poi, sarà per i Cristiani che la consacrarono al culto della purezza della Madonna. Oggi questa sacralità rimane solo nel ricordo e nella fantasia dei poeti.

Le ninfe della città di Armilla

Le ninfe della città di Armilla

Italo Calvino racconta di Armilla, città deserta ed abbandonata, dove i palazzi non hanno pareti ma, tubi idraulici, docce, sifoni, sciacquoni, lavabi, vasche e qualche maiolica; qui nell’acqua giocano gioiose ninfe e naiadi. Sono loro che hanno scacciato l’uomo o è l’uomo che per rimediare ai suoi errori si vuole ingraziare le Ninfe?

PRESENTAZIONE

Se Roma è la “regina delle acque” lo deve anche ai luoghi circostanti, da dove tanta acqua proviene. Tra questi, quello preso in esame, è il territorio di Bracciano che, possiamo tranquillamente definire, il luogo delle acque per eccellenza.

Acquedotto Odescalchi negli Archi di Boccalupo

Acquedotto Odescalchi negli Archi di Boccalupo

Questa definizione è convalidata da una ricca idrotoponomastica, dai manufatti di ben tre acquedotti, da varie costruzioni minori eseguite per servizi idrici, nonché dalla presenza dei resti di un antichissimo centro devozionale dedicato da sempre all’acqua, la chiesa di Santa Maria della Fiora.

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La ricerca, per raccontare la storia di queste opere, ha proceduto prima all’analisi delle carte topografiche, quindi, fatta una ricognizione fisica sul territorio, per individuare i resti e i percorsi delle condutture, si è tornati allo studio di testi specifici e alla consultazione di vari fondi d’archivio. Il risultato è rappresentato in vari pannelli che, in ordine cronologico, raccontano dell’acquedotto Traiano, del Traiano-Paolo, dell’Odescalchi e degli Orsini, per finire con fontane, fontanili e abbeveratoi che ricordano un antico passato rurale. La riscoperta di questo patrimonio storico-culturale è il tentativo di far maturare nella coscienza di nuove generazioni, un rapporto più corretto con le testimonianze materiali e documentarie, ancora oggi identificabili e meritevoli di uno studio, finalizzato al recupero di una parte di storia locale.

L’ACQUEDOTTO TRAIANO

Quando Nerva Traiano fu nominato Imperatore, nella XIV Regione Transtiberina arrivava il solo acquedotto Alseatino, fatto costruire da Augusto al solo scopo di alimentare la Naumachia e gli Orti di Cesare. Alla carenza idrica di questa popolosa Regione provvide Traiano, facendo costruire a spese proprie un nuovo acquedotto, il decimo per Roma.

Testa dell'imperatore Traiano, conservata presso il Lapidarium della Sovrintendenza Archeologica di Roma

Testa dell’imperatore Traiano, conservata presso il Lapidarium della Sovrintendenza Archeologica di Roma

L’opera venne inaugurata  il 24 giugno del 109 d.C., come viene attestato da una moneta e da un Terminus. Le sue sorgenti purissime ed abbondanti si trovavano alcune a nord-ovest e altre a nord-est dei Monti Sabatini. Il percorso seguiva i contorni del Lago Sabatino e arrivava a Roma sul Gianicolo; da qui andava a servire Trastevere e una parte a caduta veniva utilizzata come forza motrice per i mulini.

Acquedotto Traiano nell'interno di Villa Doria Panphilij

Acquedotto Traiano nell’interno di Villa Doria Panphilij

La lunghezza complessiva del tracciato era di circa 58 km. L’acquedotto si sviluppava parte in superficie, parte in galleria e su archi. Era costruito in cocciopesto con rivestimento in opus reticulatum e, come scrive il Lanciani, “con fascioni, legature, spigoli ed archi di mattoni arruotati ”. Per quanto riguarda il volume erogato, risulta che fosse di 2848 quinarie, pari a litri 1309 al secondo.

LE SORGENTI DEL TRAIANO

A nord-ovest del lago di Bracciano, sui Monti Sabatini, dove sono i confini dei comuni di Bracciano, Manziana ed Oriolo, scaturivano le due sorgenti principali dell’acquedotto Traiano: una chiamata del Grugnale l’altra della Fiora. Della prima non  possiamo riconoscere l’origine, in quanto il toponimo è scomparso dalle carte topografiche, ma possiamo ipotizzare che sia quella perenne detta del Gatto che ancora oggi alimenta l’odierno acquedotto di Bracciano; della seconda invece abbiamo più notizie.

Chiesa di Santa Maria della Fiora. Particolare della pianta di D.Diammerile, 1718

Chiesa di Santa Maria della Fiora. Particolare della pianta di D.Giammerile, 1718

Questa usciva sotto la Chiesetta rupestre di Santa Maria della Fiora, un luogo dove si conservano tracce sovrapposte di antichissime pratiche di culto. Questo, come dimostrano molti documenti, era uno dei caput aquae dell’acquedotto Traiano e recentemente lo specus è stato visitato e filmato. Quale fosse il percorso che dalle due sorgenti principali scendeva verso la Forum Clodii non è stato chiarito; l’archeologo T. Ashby vide delle tracce vicino la Chiesetta della Fiora e pensò che il tracciato seguisse l’omonimo Fosso che scende verso Vigna Grande, ma non trovò altro.

Cisterna nella Macchia della Fiora

Cisterna nella Macchia della Fiora

 

Ponticello sopra il condotto che proviene dalla cisterna della Macchia della Fiora

Ponticello sopra il condotto che proviene dalla cisterna della Macchia della Fiora

 

Frammento di epigrafe (CIL, XI, 3309)conservato nella chiesa di San Liberato, un altro piccolo frammento è nel Pontificio Ateneo Antoniano.

Frammento di epigrafe (CIL, XI, 3309) conservato nella chiesa di San Liberato, un altro piccolo frammento è nel Pontificio Ateneo Antoniano.

Forse, l’andamento del condotto, non era diretto a Vigna Grande ma andava prima verso l’odierna Macchia della Fiora, dove si trova una grande riserva d’acqua e, da qui, scendeva poi verso S. Liberato.

Nell'epigrafe viene attestato da parte dei Cittadini della Forum Clodii il ringraziamento all'imperatore Traiano per la costruzione dell'acquedotto.

Nell’epigrafe viene attestato, da parte dei Cittadini della Forum Clodii, il ringraziamento all’imperatore Traiano per la costruzione dell’acquedotto.

GLI ORSINI E LE ACQUE 1

Non sappiamo quando venne eretto il Castrum Brachiani. Il suo nome appare per la prima volta in un documento notarile del 10 marzo 1234, quando la potente famiglia baronale dei Prefetti di Vico, divide e stabilisce i confini di Bracciano e S. Pupa. La costruzione, voluta da questi Signori, rientra in quel fenomeno chiamato dell’incastellamento che si sviluppò quasi ovunque tra il X e il XIII secolo.

Rocca dei Prefetti di Vico

Rocca dei Prefetti di Vico, inglobata nell’interno del castello Orsini-Odescalchi

Il Castrum Brachiani nasce come torre fortificata a difesa e controllo del territorio e qui, la popolazione soggetta ai Prefetti di Vico, trovava rifugio e protezione. Il Tenimentum Brachiani era costituito da diversi Casali di antica origine agricola, alcuni ancora esistenti come S.Liberato (Forum Clodii/S.Marciano) lungo il Fosso della Fiora; Pisciarelli (Fontis Cannellae) lungo il Fosso di Boccalupo; S. Lucia ed ancora molto ravvicinati tra loro e vicini al lungo Fosso della Mola, Castrum Iugliani (Castel Giuliano), Mons Castaneus (Monte Castagno) e S. Vito. Saranno, in parte, i contadini di questi Casali a dare origine al Borgo intorno alla Rocca di Bracciano. La struttura dell’antica Torre medievale dei Prefetti di Vico, anche se dimezzata, è ancora visibile all’interno del Castello Orsini-Odescalchi; alla sua base c’ era una cisterna, la cui  parte inferiore è ora una parete del “ giardino segreto”; questa serviva come riserva d’acqua, per gli usi quotidiani ma indispensabile in caso di assedio prolungato, si riempiva con l’acqua piovana proveniente dai tetti, tramite canali di terracotta o lamiere, ma giornalmente sia la corte che i borghigiani andavano alle sorgenti più vicine per attingere acqua potabile.

Estratto degli atti d'acquisto fatti dagli Orsini

Estratto degli atti d’acquisto fatti dagli Orsini tra il 1427 e il 1428

Gli Orsini erano presenti nel Patrimonium Tusciae almeno dai primi anni del ‘200, ma il loro sogno di unificare i vari domini cominciò a realizzarsi quando, prima il Papa Giovanni XXIII nel 1414 e poi Martino V nel 1419, gli concessero il Vicariato del Castrum Brachiani. La rocca Prefettizia, il borgo e parte del territorio erano però ancora in possesso di vari signori, così tra il 1427 e il 1428, gli Orsini procedettero ad acquisire le loro quote, diventando di fatto i padroni del Castrum e del Tenimentum. Secondo la tassazione del sale risulta che, nel 1416 Bracciano contava 800 anime, Castel Giuliano 200 e Monte Castagno 100. Nella seconda metà del XV secolo gli Orsini del Monte del ramo di Bracciano raggiungono l’apice della potenza economica e politica e i loro domini sono in Abruzzo, nella regione Sabina e nella Tuscia meridionale fin verso il mar Tirreno.

Pianta del Castello

Pianta del Castello

Intorno al 1470, Napoleone Orsini capo indiscusso degli Orsini del Monte darà inizio alla costruzione del Castello di Bracciano che verrà finito dal figlio Gentil Virginio intorno al 1470. Il Castello diventerà la fortezza e la residenza ma anche il simbolo della grandezza del casato,  Bracciano la capitale del loro Stato. Il Castello fu concepito per essere formidabile ai nemici ed anche comoda residenza principesca rinascimentale che doveva essere pronta a ricevere qualsiasi potente signore del tempo. Normalmente quando gli Orsini alloggiavano nel Castello avevano una corte composta da almeno 134 persone e 54 tra cavalli ed altre bestie; queste si triplicavano nelle grandi occasioni come avvenne nella visita quasi improvvisa di Papa Sisto V nel 1588. Sia in caso di assedio che nel vivere quotidiano era necessario avere grandi scorte di cibo ma soprattutto d’ acqua; per quella potabile ci pensavano gli acquaroli che giornalmente andavano con i muli ad attingere alle sorgenti più vicine, per gli altri usi vi erano le cisterne.

Vera del pozzo della "Conserva piccola", sotto il portico della Madonna

Vera del pozzo della “Conserva vecchia”, sotto il portico della Madonna

Il Castello fu dotato di due conserve o cisterne che si riempivano d’acqua piovana proveniente dai tetti, sul loro pavimento veniva messo uno strato di sabbia e breccia che serviva a purificarla; la prima, più piccola, è all’entrata del Castello, sotto al portico della Madonna, “incontro il portone in angolo vi è il parapetto di macigno in squadra, che rinchiude la Cisterna con base scorniciata e due arme scolpite…la cisterna è coperta da volta a botte, è grande quasi come il portico”.

Vera del pozzo della "Conserva grande" nel cortile del castello.

Vera del pozzo della “Conserva nova” nel cortile del castello.

La seconda è sotto il Cortile grande “ è recinta da mura a volta a botte, sopra sostenuta da 9 pilastri, tre de quali in mezzo, il tutto incollato e stagnante in ottimo stato”. Questa, chiamata “conserva nova”, venne fatta restaurare completamente nel 1578 da Paolo Giordano Orsini; il mastro muratore Bartolomeo da Porto detto il Bosso eseguì il lavoro sotto le direttive dell’architetto Francesco de Gnocchis; allo stesso tempo si costruì anche la vera ottagonale; la conserva è lunga 21 metri, larga 9 e alta 6 circa.

Vasca della cucina, l'acqua proveniva dalla cisterna nuova

Vasca della cucina, l’acqua proveniva dalla cisterna nuova

Questa serviva alla cucina grande e ai retrostanti “necessari”. Le due conserve erano collegate tramite condotti di piombo o terracotta, portavano acqua al Cantinone, sotto al Torrione che sta sopra l’arco d’entrata, al Granaro, alla “Fienilessa”, alla Stalla nobile e al “giardino novo” cioè quello “segreto” progettato da Jacopo del Duca.

Il giardino "novo" detto anche "segreto"

Il giardino “novo” detto anche “segreto”

GLI ORSINI E LE ACQUE 2

Il monastero di S. Maria Novella fu edificato prima del castello, infatti nell’ex convento degli Agostiniani, la lapide che si trova ai piedi della scala che, dal chiostro dell’attuale museo storico di Bracciano sale agli uffici, ci dice che, nel 1438 il Cardinale Giordano Orsini lo fece edificare dedicandolo alla “Novella stelligeri regina poli”, e lo pose alle sacre cure dei frati dell’ordine mendicante di Sant’Agostino, che già provvedevano all’antica “S. Marciani de domoculta” (San Liberato).

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Il convento, nei secoli, ha subito diversi cambiamenti; nel chiostro una bella vera ottagonale cinquecentesca  circonda il pozzo della cisterna, su un lato lo stemma  partito, a destra Orsini a sinistra de’ Medici ci riporta al matrimonio di Paolo Giordano con Isabella. Sotto il pozzo c’è la cisterna dove confluiva l’acqua piovana dei tetti per servizio del convento.

Vera della cisterna nel chiostro dell'ex convento di Santa Maria Novella

Vera della cisterna nel chiostro dell’ex convento di Santa Maria Novella

 

Il pozzo nel chiostro degli Agostiniani di Santa Maria Novella di Bracciano

Il pozzo nel chiostro degli Agostiniani di Santa Maria Novella di Bracciano

Accanto al convento, nella piazza del Giardino, vi era il forno ed anche questo aveva la sua cisterna. La sorgente più vicina dove tutti, aquaroli del castello, monaci e borghigiani andavano ad attingere acqua corrente, è la fontana che si trova in via Cupetta del Mattatoio.

La "fontana vecchia" era anche abbeveratoio, l'acqua proviene da una sorgente perenne, il fontanile venne costruito nel 1511.

La “fontana vecchia” era anche abbeveratoio, l’acqua proviene da una sorgente perenne, il fontanile venne costruito nel 1511.

 

Stemma Orsini scolpito nella facciata della vasca del fontanile, un'altro stemma dicono sia della Comunità

Stemma Orsini scolpito nella facciata della vasca del fontanile

Costruita nel 1511, sarà la prima fontana pubblica e abbeveratoio di Bracciano. In quel periodo signori del castello erano Giangiordano Orsini e la sua seconda moglie Felice della Rovere, figlia del Papa Giulio II. Si pensa venne costruita per volontà di Madonna Felice per agevolare la popolazione dai disagi del rifornimento idrico quotidiano. Non avvalorato da documenti, ma è davvero un’ipotesi che l’architetto sia stato Baldassarre Peruzzi che, in quegli anni, lavorava per i Della Rovere. La bella, ma trascurata, fontana ha tre cannelle che escono da rose orsiniane scolpite in pietra manziana, davanti alla vasca tre stemmi, due degli Orsini e l’altro forse di Felice della Rovere.

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Il 7 ottobre 1560 il feudo di Bracciano venne eretto a Ducato. Il primo Duca Paolo Giordano nella speranza di poter vivere insieme all’ amata moglie Isabella de Medici, a Bracciano, già dal 1559 incaricò l’architetto Nanni di Baccio Bigio di rinforzare le mura del castello e costruire, vicino la porta falsa, il gioco della pallacorda; gli fece ripristinare varie stanze e lo studiolo, che verranno affrescate dai fratelli Zuccari. Lo stesso architetto, almeno fino al 1562, fu impegnato a consolidare le rocche costiere di Ceri, la Castellaccia, il palazzo di Cerveteri e il porto di Palo. Le spese per queste opere, insieme al tenore di vita principesco, dovuto al suo rango,  fecero aumentare il già cronico indebitamento del Duca, le cui rendite erano “prevalentemente fondiarie e quindi soggette all’andamento delle stagioni e alla politica annonaria della Chiesa”.

Il lago e la pesca

Il lago e la pesca

Quando dopo il 1564, Paolo Giordano Orsini, con l’aiuto del suocero Cosimo de Medici risanò, in parte, i suoi debiti, darà avvio ad una serie di progetti per ricavare utili dalle risorse presenti nel territorio del suo Stato. Farà ripristinare la miniera di vetriolo di Monterano, scoperta nei primi anni del ‘500 e, per la quale, gli Orsini pagavano un censo alla Chiesa; in seguito anche Paolo Giordano II nel 1643 e Ferdinando Orsini nel 1657, riceveranno il beneplacido papale per sfruttare le eventuali miniere che si fossero trovate nello Stato.

Particolare della pianta di Castel Giuliano dove sono disegnate le "Ferriere" di Bracciano, poste lungo il fosso e la strada che andava a Cerveteri

Particolare della pianta di Castel Giuliano dove sono disegnate le “Ferriere” di Bracciano, poste lungo il fosso e la strada che andava a Cerveteri

Dalle fornaci di San Vito, del Sasso e di Monte Sassano provenivano i mattoni, i canali e le tegole che servirono per il castello e il borgo di Bracciano. Venne costruita e poi affittata, una concia “de’ corami” a Vigna Grande, per produrre cuoio e pellami, lo stesso fu per la “pietrara del Riposo”, dove si “cavavano” le pietre per costruire e fare macine per i mulini dello Stato. Le prime Ferriere furono installate a Vicarello e a Monterano, quella di Cerveteri verrà ristrutturata dal figlio Virginio. Il lago, ricco di molte specie di pesci (lucci, carpe…), veniva affittato ai pescatori e vi si poteva anche ammirare il brigantino che il Duca si fece costruire nel 1556. A Vigna Grande, lungo il Fosso della Fiora, funzionavano due mulini uno da grano e uno da olio. A Vigna Orsina fu costruita una peschiera per l’allevamento dei pesci. Per i lavori di bonifica e “ il miglioramento dell’aria a l’Anguillara et, quello che più importerrà, si aquisteranno molti terreni che son ora paludi…”, chiamerà l’architetto Ascanio Vittozzi che sarà poi molto più famoso, in Piemonte, alla corte dei Savoia.

Disegno del condotto che dalla sorgente della"Matrice" andava a Villa Flavia

Disegno del condotto che dalla sorgente della”Matrice” andava a Villa Flavia

 

Resti di Villa Flavia

Resti di Villa Flavia

L’ultimo Duca Flavio Orsini, fece costruire un acquedotto e una peschiera nella sua Villa Flavia al Pian della Botte, prelevando l’acqua dalla sorgente della Matrice.

 GLI ORSINI E LE ACQUE 3

Nel 1552 il Cardinale Ascanio Sforza di Santafiora, zio e tutore del nipote Paolo Giordano Orsini ,fa redigere lo Statuto per la Comunità di Bracciano; questo, come quelli di altre comunità , non fu richiesto dai vassalli ma rientrava nel disegno di riorganizzazione dello Stato degli Orsini.

Frontespizio dello Statuto di Bracciano

Frontespizio dello Statuto di Bracciano (1)

Le varie comunità erano così sottoposte ad una normativa comune e a Bracciano facevano riferimento  per i problemi di ordine pubblico, giustizia, affari economici e sociali. Nello Statuto erano raccolte, per iscritto, tutte quelle norme consuetudinarie che regolavano la vita comune. L’ordinamento dello Statuto “era espressione di un Comune essenzialmente rurale, di conseguenza, accanto alle norme dirette a regolare le magistrature comunali e il diritto civile penale, largo spazio era riservato anche a quanto aveva attinenza con il mondo agricolo”. I Massari o Priori erano i rappresentanti della comunità, ad essi era affidata la tutela di tutti i beni comuni, tramite i”Vallanos et custodes segetum” dovevano custodire i campi, la bandita e le fonti sia nell’abitato che fuori; queste si dovevano “purgare, restaurare et fabricare”, per la loro conservazione andava costantemente controllato il suo percorso e che la fascia di rispetto di 10 piedi fosse sempre tenuta pulita e che gli animali fosseso tenuti lontani, specialmente i maiali.

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Altre norme regolavano i criteri a cui attenersi nella costruzione di scoli, grondaie e fognature. Nel 1569, nei primi anni della messa in atto dello Statuto, le famiglie che abitavano nel territorio, secondo il primo censimento del catasto comunitario, in base alle “assegne” raccolte dal notaio Nicola Salsa, erano 462 di queste, 222 erano accentrate a Bracciano. Nonostante avessero un territorio ricco di acque i braccianesi ebbero almeno fino ai primi anni del ‘700 a soffrire sia la scarsità di sorgenti che la difficoltà del prelievo; infatti, dai documenti che vanno dal 1568 a fine ‘600 risulta che gli abitanti del borgo per il rifornimento idrico, il lavaggio dei panni e l’abbeveraggio degli animali, avevano a disposizione oltre che la vecchia fonte del 1511, la fontanella di S.Lucia e il lavatoio del Rio delle Cisterne sotto al Riposo; quest’ultimo, poco considerato, lo possiamo ancora vedere, con qualche pietra mancante, all’incrocio di via della Catena con via della Cisterna.

Fontanile-lavatoio delle Donne in Via della Cisterna

Fontanile-lavatoio delle Donne in Via della Cisterna

Fu costruito dalla Comunità prelevando l’acqua sorgiva e utilizzato come fontanile e lavatoio per le donne. Il 7 luglio 1583”il duca ha ordinato ai priori di far fare entro un mese e mezzo un ponte di pietra a Rio delle Cisterne ed un fontanile..”; il 24 giugno 1586 il Consiglio della Comunità decise che le donne dovevano lavare i panni solo in quel lavatoio e gli altri due fontanili della città servivano per abbeverare le bestie e dovevano rimanere puliti. Nel 1594 il Consiglio comunale discusse sulla sua sistemazione e copertura ma non se ne fece niente, forse si lavò sempre allo scoperto fino a quando nel 1800 fu costruito il lavatoio coperto accanto alla fontana vecchia.

Delibera per la costruzione della fontanella di Santa Lucia

Delibera per la costruzione della fontanella di Santa Lucia

Della fontanella di S.Lucia non ci sono più tracce, ma dal toponimo e dai documenti consultati possiamo supporre che la sorgente si trovasse in località Giardino a metà della via de’ Cappuccini, tra le vigne di Antonio Fascina e i fratelli Ricciotti. Questa fontanella venne molto sfruttata perché era l’unica che, per gravità, scendeva verso il borgo. IL Consiglio comunale del 13 giugno 1568 voleva far arrivare l’acqua di S.Lucia davanti alla porta di Bracciano ma dai mandati di pagamento risulta che, forse per problemi economici, si costruì solo il bottino e il fontanile abbeveratoio. Nel 1592 i Priori propongono in Consiglio di far arrivare nella Piazza Nova, fuori della porta di Bracciano, l’acqua di S.Lucia, sicuramente il lavoro venne eseguito perché nel 1593 il Consiglio propone di fare “una balaustra di ferro alla fontana della piazza”.

Fontanella in via Principe di Napoli, 71, nell'interno del cortile. Potrebbe essere quella di Santa Lucia?

Fontanella in via Principe di Napoli n°71, nell’interno del cortile. Potrebbe essere quella di Santa Lucia?

Nel 1594 mastro Francesco Bigonio muratore chiederà al Consiglio di utilizzare l’acqua che esce da detta fonte per la fabbrica del monastero. Della fontanella di S. Lucia si riparlerà ancora quando verrà costruito il convento della Visitazione e il Palazzo Novo. Fuori dell’abitato vennero costruiti altri fontanili-abbeveratoi, nel 1579 quello del Pero, un altro nella Bandita costruito sempre da mastro Bigonio nel 1589 ed un altro alla Doganella. Da una delibera comunale del 16 agosto 1578 leggiamo che, Paolo Giordano Orsini vuol condurre l’acqua della Fiora a Bracciano e vuole dal suo Stato 200 “rubia di grano”: di queste, 175 dai braccianesi. Il 20 dicembre 1578 davanti al notaio Rodolfo Cellesi viene fatta una transazione tra la comunità di Bracciano e il Duca, questi gli conferma il possesso della Bandita impegnandosi a far costruire una fontana e in cambio chiede 350 “rubia di grano” per 5 anni. In questo documento già non si parla più della Fiora e infatti alla bella intensione non seguirono i fatti, sempre causa le cattive condizioni economiche.

L’ACQUEDOTTO TRAIANO – PAOLO, LA STORIA

Con la decadenza dell’impero romano e le invasioni barbariche, l’acqua, che era stata la ricchezza e la gioia di Roma, cominciò a mancare e, tutti i monumenti ad essa connessa, andarono in rovina.

Vera del pozzo che si trova nella chiesa di San Marco di Roma, vi è scritto un anatema contro colui che attinge acqua dalla fonte per venferla

Vera del pozzo che si trova nella chiesa di San Marco di Roma, vi è scritto un anatema contro colui che attinge acqua dalla fonte per venderla

I romani del medioevo tornarono, così, a bere e a servirsi di acque che prelevavano dalle cisterne, dalle sorgenti, dal Tevere e da quella, scarsa e poco potabile, che lo speco dell’acquedotto Vergine, unico rimasto indenne, faceva fluire nella fontana del rione Trevi. Quasi tutti i Papi cercarono, nei secoli bui, di rimediare alla carenza idrica della città, riparando qualche vecchio acquedotto, ma mai in modo definitivo. Quando i Sovrani Pontefici, nelle loro funzioni, prettamente temporali, si impegnarono a rendere Roma sempre più bella e funzionale, tra le nuove costruzioni e i nuovi progetti urbanistici, decisero anche il restauro degli acquedotti.

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In soli 50 anni, tra il 1562 e il 1612, vennero completamente ripristinati tre acquedotti: Il Vergine, l’Alessandrino-Felice e il Traiano-Paolo; la loro acqua potabile, per la prima volta arriverà nelle case private e, la costruzione di tante fontane pubbliche, cambieranno il volto sociale ed estetico di Roma. Un Avviso di Roma ci dà notizia che, Papa Gregorio XIII volendo condurre l’acqua Traiana in città, inviò il 24 dicembre 1580 i Cardinali Commendone e Sansisto a Bracciano per vederne le sorgenti e i resti, così da valutare la possibilità del restauro. I costi per il ripristino del Traiano vennero considerati elevati, quindi si preferi rinnovare l’Alessandrino.

Paolo V, Camillo Borghese di Roma, 1605-1621

Paolo V, Camillo Borghese di Roma, 1605-1621

Sarà Paolo V (Camillo Borghese) che, “avendo in animo” di riportare l’acqua a Trasrevere, Borgo, al Palazzo e nei giardini di Belvedere, “ridonò il suo corso alla sola, pura acqua Trajana di once 1100”; di queste, 800 affluivano al ”Fontanone” in S. Pietro in Montorio e 300 in Vaticano.

Fontanone del Gianicolo, ovvero la mostra dell'acquedotto Traiano-Paolo

Fontanone del Gianicolo, ovvero la mostra dell’acquedotto Traiano-Paolo

La pianificazione dell’opera iniziò il 5 maggio 1607, quando il Cardinale “de Camerino” e il Commendatore del S. Spirito Ottavio Tassoni andarono tra Bracciano e Manziana a valutare la portata della sorgente della Fiora e lo stato dei vecchi condotti Traianei. Considerato il progetto fattibile, il 15 febbraio 1608, il “Trombetta” fu incaricato d’incollare l’editto che comunicava l’apertura della gara d’appalto per i lavori dell’acquedotto. Il 28 agosto dello stesso anno, venne stipulato il contratto di compravendita con il Duca Virginio Orsini, per l’acquisto delle sorgenti e dei condotti sul suo territorio.

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I lavori vennero eseguiti dagli architetti Giovanni Fontana, da suo nipote Carlo Maderno, da Flaminio Ponzio e Domenico Castelli. L’acquedotto avrà una lunghezza di circa 55 Km., il costo arriverà a 400 mila scudi. Il 12 marzo 1612 dal “Fontanone” sul Gianicolo cominciò a sgorgare acqua purissima. In seguito,  per alimentare mulini ,opifici ed altre fontane, fu necessario aumentare la sua portata e vennero condottate le acque dei laghi Sabatino, di Martignano, dii Stracciacappe e del fiume Arrone. Quanto detto, aggiunto ai danni, le manomissioni e la scarsa manutenzione, come è attestato da tante relazioni, ispezioni ed editti dei Presidenti preposti all’acquedotto Paolo, resero le sue acque non più potabili. Per ricordare l’importante restauro del Paolo-Traiano, ad imitazione degli antichi imperatori romani, anche il Sovrano Pontefice Paolo V, fece coniare tre bellissime medaglie.

ACQUEDOTTO PAOLO, IL PERCORSO  

Così scrive, allegando la mappa dell’acquedotto Paolino, l’architetto Andrea Vici, nella relazione che gli era stata richiesta da Mons. Giuseppe Vai Presidente delle Acque, nel 1789.

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L’architetto, nell’introduzione, scrive che fu il Papa Pio VI che avendo a cuore la conservazione dell’acquedotto Paolo richiese al presidente Mons. Vai di verificarne lo stato di conservazione. Lo stesso prelato visitò, personalmente, l’intero percorso e dopo averne  constatato le cattive condizioni le riferì  al Papa e questi, con chirografo del 21 gennaio 1786, autorizzò l’inizio dei lavori.

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La relazione dell’architetto Andrea Vici è estremamente precisa e dettagliata. Dopo l’introduzione, descrive lo stato in cui versava l’acquedotto, il motivo per cui stava rovinando e suggerisce le modalità di manutenzione negli anni a venire ; termina stabilendo i lavori da farsi per restaurarlo.

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L’ACQUEDOTTO TRAIANO – PAOLO NEL FOSSO DI BOCCALUPO

Dalla ricognizione, è stato possibile ricostruire il percorso e rilevare le opere murarie costruite per la captazione delle sorgenti del Belluccio e del Micciaro.

Bottino del Belluccio

Bottino del Belluccio, dove si raccolgono le acque dell’omonima sorgente

La prima si trova sulla parte sinistra del Fosso di Boccalupo che scende verso il Lago, l’altra a destra; queste sorgenti, insieme ad altre vene furono e sono raccolte dentro dei grandi bottini; ambedue hanno un fontanile-abbeveratoio sottostante.

Fontanile dell'Acqua Precilia, è sottostante al bottino del Belluccio e la sua acqua era ritenuta salutare

Fontanile dell’Acqua Precilia, sottostante al bottino del Belluccio, la sua acqua era ritenuta salutare

Prima della costruzione dell’acquedotto scaturivano libere, seguendo un loro percorso naturale che era quello di confluire nel grande fosso, la portata dell’acqua era elevata, tanto che nel suo corso furono costruiti più mulini. I resti di uno di questi sono ancora ben visibili e crediamo sia quello che fu del signor Persiani.

Bottino del Micciaro,

Bottino del Micciaro,

Il tragitto dello speco scorre tutto sotterraneo, scavalca il fosso su tre ponti e, superato l’ultimo arco a Grotta Renara, prosegue per via Paradiso dirigendosi a Vigna Grande. All’incrocio con via di San Liberato, un diverticolo esce dal condotto principale ed alimenta il fontanile-abbeveratoio Paradiso, oggi detto di San Liberato che si trova sulla strada provinciale Settevene Palo.

Fontanile del Micciaro, sottostante al bottino omonimo

Fontanile del Micciaro, sottostante al bottino omonimo

Ancora oggi, le sorgenti purissime del Belluccio e del Micciaro, continuano a versare acqua purissima nell’acquedotto, infatti sopra i due bottini si possono notare i tombini di ghisa che sono di servizio all’ A.C.E.A..

ACQUEDOTTO TRAIANO – PAOLO, NEL FOSSO DI BOCCALUPO

Le sorgenti delle Mole Vecchie o del Pontenuovo di Bracciano, vendute da Virginio Orsini II duca di Bracciano al Papa Paolo V, sono quelle che ancora oggi scorrono nell’acquedotto e si trovano a sinistra e a destra del corso del Fosso di Boccalupo.

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I loro nomi come appare nella Mappa dell’architetto Vici è confermato anche dal rilevamento che fece l’archeologo Antonio Nibby, sono: quella della Ferratella e delle Venticinque Vene che si trovano nella località un tempo detta la tenuta del Tenente, e sono a sinistra del Fosso; quella del Micciaro sotto la località Poggio e della Piscina o Pescino sotto Pisciarelli  sulla destra del Fosso.

Ponte di Pettinicchia

Ponte di Pettinicchia

 

Epigrafe addossata al Ponte di Pettinicchia, un tempo vi era anche lo stemma di Paolo V

Epigrafe addossata al Ponte di Pettinicchia, un tempo vi era anche lo stemma di Paolo V

Il condotto è ancora ben visibile e funzionante anche se tenuti malamente. Il condotto per scavalcare il Fosso passa su due ponti e un arco: il primo, più grande è detto di Pettinicchia, è il più alto, sul muro che guarda verso il lago l’archeologo A. Nibby riferisce che vi stava lo stemma di Paolo V, oggi è rimasta ben visibile solo l’epigrafe “AQUA PAULA”; scavalcato il Fosso la condotta entra nel terreno dove oggi c’è un agriturismo e qui si trova anche il pozzo che periodicamente viene visitato dagli addetti della manutenzione Acea e vi è anche uno sfiatatore, superato questo terreno l’acquedotto scavalca un altro piccolo fosso le cui acque provengono da Colle Poggio passando sopra un suggestivo Arco che gli anziani del posto mi hanno detto che chiamano del Ciurlo.

Ponte del Ciurlo, così chiamato dagli anziani di Pisciarelli

Ponte del Ciurlo, così chiamato dagli anziani di Pisciarelli

L’andamento dell’acquedotto da qui prosegue sotterraneo e in discesa e proprio sotto Pisciarelli riceve le acque della sorgente chiamate della Piscina, purtroppo non sono riuscito a trovare  né sorgente né il fontanile chiamato della Spescina, però ho potuto vedere dal fosso una cascata e credo che si sia formata a causa della rottura delle vecchie strutture.

Fosso di Boccalupo

Fosso di Boccalupo

L’acquedotto poi scavalca nuovamente il Fosso passando dentro un ponte chiamato di Grotta Renara nell’omonima località così detta per via di un’antica grotta, sopra l’arco che guardo verso Pisciarelli si trova un’altra epigrafe più piccola  “AQUA PAULA” .

Ponte di Grotta Renara con l'epigrafe :Aqua Paula"

Ponte di Grotta Renara con l’epigrafe :Aqua Paula”

Qui l’acquedotto scende sempre sotterraneo parallelo a via Paradiso dove si trova un altro ponte che però non ho esplorato e quindi si dirige verso la tenuta di San Liberato attraversando la via omonima.

Limite indicante il percorso sotterraneo dell'acquedotto

Limite indicante il percorso sotterraneo dell’acquedotto

Lungo il percorso rimangono ben visibili tre limiti in pietra che indicano il sottostante canale sotterraneo e vi sono incise le lettere”A.R.” ovvero acquedotto Romano mentre prima dell’Unità d’Italia era scritto “A.P.” acquedotto Paolo.

ACQUEDOTTO TRAIANO – PAOLO, ACQUE VENDUTE E ACQUE RISERVATE 

Virginio Orsini II duca di Bracciano

Virginio Orsini II duca di Bracciano

Il 23 agosto 1608, nell’istromento registrato per negli atti del notaio Camerale Luca De Carolis, presenti i Delegati di Paolo V, il Duca Don Virginio Orsini, dà e concede a “Nostro Signore” il Pontefice, per la somma di 25 mila scudi, alcune sorgenti e i condotti antichi del Traiano che si trovano sul territorio del suo Stato di Bracciano.

Acquedotto Traiano - Paolo a Vicarello

Acquedotto Traiano – Paolo a Vicarello

Pertanto il Duca si riserva: l’ Acqua del Rio delle Cisterne che scende da Pisciarelli al lago e viene ricordata dal toponimo via della Cisterna; poco prima del lago, in via della Catena, alimenta oggi come allora un lavatoio, nominato anche nei documenti fine ‘500 come lavatoio delle Donne.

Acquedotto Traiano - Paolo nei pressi della sorgente del Ceraso in territorio di Bassano

Acquedotto Traiano – Paolo nei pressi della sorgente del Ceraso in territorio di Bassano

Le acque per le mole di Bracciano situate a Vigna Grande ovvero della sorgente della Fiora che scaturiva sotto la chiesetta della Madonna della Fiora; della Matrice che nasce sotto Poggio Matrice nel territorio di Manziana e quella della Carestia, nel territorio di Bracciano in località detta dei Porcari (non identificata); tutte e tre queste sorgenti alimentarono anche il Traiano. Inoltre, dell’acqua della Vigna Orsina, se veniva trovata altra sorgente, sei once spettavano al Duca.

Resti di un ponte dell'acquedotto Traiano -Paolo a Vicarello

Resti di un ponte dell’acquedotto Traiano -Paolo a Vicarello

L’ Acqua del Rello, tra Vigna Orsina e Vicarello; l’acqua del Rio delle Donne, tra le “Sette Botti” e “Valle Possesso”; l’ acqua di Vallagieri o Valdaglieri, sorgente nelle macchie, tra Vicarello e Bassano. Nell’atto, tutte queste acque dovevano rimanere libere per il Duca e il suo Stato e poteva servirsene a suo piacere senza nessuna molestia o difficoltà. Terminato l’acquedotto, gli Orsini per i loro palazzi di Campo de’ Fiori e Monte Giordano riceveranno gratis una certa quantità d’acqua. A Monte Giordano, per l’arrivo dell’acqua Paola, fu fatta costruire nel 1618  una bella fontana dall’architetto Antonio Casoni.

Acquedotto Traiano - Paolo a Vicarello

Acquedotto Traiano – Paolo a Vicarello

Per l’acquedotto Traiano – Paolo invece, vengono vendute: le Acque delle Mole Vecchie di Bracciano che scaturiscono a destra e a sinistra del Fosso di Boccalupo; l’Acqua della Vigna Orsina; l’Acqua di Venere che scaturiva vicino le antiche terme di Vicarello, già inserite nel condotto del Traiano, quindi le Acque del primo e del secondo Rio vicino Trevignano; il primo è da identificarsi col Fosso del Bagnatore, l’altro con il lungo Fosso del Riccio che da Bassano scende al lago. In esso si riversavano diverse sorgenti, la più copiosa è quella di Fonte Ceraso, già presa per il Traiano, ma che  trovandosi nel territorio di Bassano apparteneva ai Giustiniani.

ACQUEDOTTO ODESCALCHI

Fine del Ducato Orsini di Bracciano

Con Don Flavio Orsini, ultimo Duca di Bracciano e del suo ramo, il Ducato perderà, dopo circa due secoli, quella coesione di comunità diverse che erano state unite sotto un unico governo, all’interno dello stato pontificio. Dal 1660, causa l’ingente indebitamento, accumulatosi negli anni, il Duca Flavio Orsini sarà costretto, per risanare le finanze, a ricorrere all’alienazione dei possedimenti, ma senza riuscirvi, così sempre più pressato dai creditori, sarà il Papa Alessandro VIII a decretare il fallimento. Con chirografo del 19 aprile 1690 autorizzerà la Congregazione dei Baroni a vendere “i feudi, castelli, giurisditioni, titoli, territori e altri beni spettanti agli Orsini e da loro in qualsivoglia modo posseduti”.

Livio I Odescalchi duca di Bracciano

Livio I Odescalchi duca di Bracciano

Il ducato di Bracciano, messo all’incanto il 26 agosto 1696 verrà aggiudicato a Livio I Odescalchi Duca di Sirmio e Ceri, per la somma di 386.300 scudi e il 1 settembre verrà sottoscritto l’atto d’acquisto per gli atti di Marco Giuseppe Pelosi notaio della Congregazione dei Baroni.

L’ACQUEDOTTO  ODESCALCHI

Il Ducato di Bracciano acquistato da Don Livio, aveva un’estensione di circa 6.326 ettari, compresi i 1.835 circa, della superficie di un terzo del lago. Le “anime” residenti nel 1697 erano 1.170. L’economia del territorio era incentrata principalmente nell’agricoltura, nella pastorizia e nella pesca.

Acquedotto Odescalchi nei pressi di via Tre Cancelli

Acquedotto Odescalchi nei pressi di via Tre Cancelli

Livio I Odescalchi era consapevole che, per mantenere il Ducato, era necessario migliorare l’agricoltura ma anche creare nuove possibilità di sviluppo; per questo pensò d’installare moderni “edifici” industriali messi in movimento dall’energia dell’acqua e della legna, abbondanti nel territorio. Per la realizzazione del progetto, venne costruito l’acquedotto; la pianificazione dell’ opera ebbe inizio fin dal 1698 con la scelta delle sorgenti e la verifica della portata delle loro acque, quindi il 17 ottobre 1700 fu incaricato l’architetto Carlo Buratti da Como d’iniziare i lavori.

Interno dell'acquedotto Odescalchi

Interno dell’acquedotto Odescalchi

L’acquedotto  verrà eseguito in due tempi; la prima parte, dalle  sorgenti a Bracciano, si arrestò nel 1717 per la morte di Livio I; la seconda, con inizio il 13 settembre 1718, venne fatta proseguire dal nipote Baldassarre Odescalchi – Erba e si concluse con la costruzione degli “opifici”. Le sorgenti erano quelle della Fiora e della Carestia (Grugnale o Gatto), le stesse del Traiano e che gli Orsini  non cedettero a Paolo V perché le utilizzavano per muovere i molini di Vigna Grande.

Bottino al Prato della Fiora

Bottino al Prato della Fiora

Nel Prato della Fiora venne costruita una grande “botte” per la raccolta di queste copiose vene, all’occorrenza, tramite delle paratie, una parte d’acqua veniva mandata nel Fosso della Fiora per i molini, altrimenti un condotto sotterraneo la portava verso Villa Flavia.

LIVIO I ODESCALCHI

Gli Odescalchi erano lombardi della provincia di Como, una famiglia non nobile ma assai facoltosa; i loro affari riguardavano il commercio, le banche e l’edilizia. Livio I Odescalchi viene a Roma al seguito dello zio, il Cardinale Benedetto, quando questi il 21 settembre 1677 viene eletto Papa col nome di Innocenzo XI. Per confermare il suo antinepotismo, si racconta abbia detto al nipote di non aspettarsi benefici, privilegi e di stare lontano dal “Palazzo”. Dai documenti, invece, risulta che pochi giorni dopo l’elezione, Livio viene nominato Cameriere Segreto Partecipante e scrittore di lettere apostoliche; l’11 settembre 1679 acquista il Ducato di Ceri con il beneplacito dello zio e, il 21 marzo 1693, per 120 mila scudi compera il Castello di Palo. Con Livio I Odescalchi Duca di Bracciano, Sirmio e Ceri, nasce una nuova nobiltà d’origine papale che, come altre, vanno a soppiantare quelle antiche ormai in decadimento.

Archi dell'acquedotto Odescalchi lungo la strada per Manziana

Archi dell’acquedotto Odescalchi lungo la strada per Manziana

Livio era celibe, aveva solo due sorelle e il casato rischiava di estinguersi, così all’apogeo di fama e ricchezza, prima di morire, stabilì che i titoli e i beni passassero al figlio della sorella maggiore, il Marchese Baldassarre Erba, con l’obbligo di assumere il nome e lo stemma materni.

ACQUEDOTTO DI LIVIO I

Dalla botte del Prato della Fiora il percorso scendeva sotterraneo verso Villa Flavia e, passando sotto l’odierna via di Tre Cancelli, entrava nella vigna del sig. De Angelis, odierna Tenuta Palombaro, qui usciva allo scoperto per un lungo tratto, come appare ancora oggi.

Bottino in via Principe di Napoli

Bottino in via Principe di Napoli

L’andamento ritornava interrato fino al Fosso di Boccalupo dove, per superarlo, vennero costruiti i grandi archi che ancora possiamo ammirare. Lo speco riprendeva sotterraneo attraversando i terreni della Doganella e, per superare la vallata di Prato Gallo, dove passa la strada provinciale per Manziana, ritornava di nuovo su archi; da qui, sempre sottoterra, percorreva la strada dei Cappuccini (via Principe di Napoli) e ritornava visibile con quella botte che ancora vediamo. Qui si fermarono i lavori per la morte di LivioI.

Proposta della Comunità di Bracciano di contribuire alle spese per l'acquedotto (1)

Proposta della Comunità di Bracciano di contribuire alle spese per l’acquedotto (1)

 

(2)

(2)

I Priori di Bracciano il 17 aprile 1702, avendo considerato che l’acquedotto avrebbe portato benefici alla Comunità, deliberarono di contribuire alle spese con 2.500 scudi ma, non ottennero il beneplacito apostolico e, tutta l’opera rimase a carico degli Odescalchi.

ACQUEDOTTO DI BALDASSARRE 

Insieme al Ducato, Baldassarre I Odescalchi erediterà l’incarico di terminare l’acquedotto. La costruzione arrivata a Bracciano, si era interrotta alla botte sulla strada dei Cappuccini (via Principe di Napoli), per concluderla si dovevano fare e mettere in moto gli edifici industriali che, insieme al benessere della Comunità, avrebbero portato utili e risarcito quanto speso dagli Odescalchi.

Resti di Villa Flavia

Resti di Villa Flavia

Il 18 settembre 1718, il Principe incaricò l’architetto Ludovico Rusconi Sassi di proseguire l’impresa, di fare i disegni degli “opifici” che vennero costruiti nel 1722. Per farli funzionare meglio, venne condottata la sorgente della Matrice che nasceva nel territorio di Manziana ed era già servita agli Orsini per Villa Flavia.

Fontanile della Matrice

Fontanile della Matrice

Il condotto attraversava in parte i terreni dei contadini manzianesi che spesso manomettevano lo speco per prendere acqua per innaffiare i campi, nonostante Don Baldassare nel 1724 avesse concesso di fare una fistola per alimentare il fontanile della Matrice. Queste vicende causarono dei dissapori tra gli Odescalchi e l’Ospedale del Santo Spirito che si risolsero pacificamente nel 1760 sotto il ducato di Livio II.

Relazione degli ispettori dell'Acqua Paola

Relazione degli ispettori dell’Acqua Paola

Un’altra controversia si verificò con la Presidenza dell’acqua Paola che, avendo notato una diminuzione del flusso d’acqua nel condotto Paolino, pensarono fosse stato causato dai prelievi effettuati per l’acquedotto di Bracciano. Il 29 dicembre 1722 , Mons. Ricci presidente delle acque, insieme ai suoi curatori, andò a fare delle ispezioni alle sorgenti e dovette constatare che la diminuzione d’acqua era causata da altri motivi.

ACQUEDOTTO ODESCALCHI, GLI EDIFICI INDUSTRIALI

Dalla strada dei Cappuccini (via Principe di Napoli) l’acquedotto scendeva diritto, poco dopo deviava a sinistra dirigendosi verso le attuali via di S.Francesco d’Assisi e via XX settembre, vicino all’antico convento delle Monache. Da qui, deviando ancora a sinistra, procedeva parallelo all’attuale strada per Trevignano, quindi l’attraversava e scorrendo su archi, ancora visibili in via della Catena, terminava il suo corso negli orti di via della Cisterna.

Archi in via della Catena

Archi in via della Catena

Lungo questo tracciato furono costruiti, in successione a poca distanza uno dall’altro: una cartiera, un mulino per il grano, un forno fusorio o carbonile e sei ferriere.

Resti in via della Cisterna

Resti in via della Cisterna

Tutti gli “opifici” funzionarono con la forza dell’acqua e, negli anni, qualcuno cambiò destinazione d’uso, come avvenne per la cartiera trasformata in abitazioni e magazzini, il forno fusorio in segheria, la prima ferriera in mulino ad olio e  un’altra in fabbrica di utensili per la campagna.

Resti dell'ultima ferriera in fondo a via della Catena

Resti dell’ultima ferriera in fondo a via della Catena

Alcune di queste attività, funzionarono almeno fino ai primi anni del ‘900, portando benefici sociali alla comunità poi, un po’ per la concorrenza e un po’ per la diminuzione della forza dell’acqua che veniva  anche destinata  per le abitazioni, per la campagna e per dispersione, chiusero tutte e oggi ne rimangono poche tracce.

ACQUEDOTTO ODESCALCHI E L’ACQUA POTABILE

Prima della costruzione dell’acquedotto Odescalchi la Comunità aveva pochi punti di prelievo, il più importante era la fontanella di S.Lucia di ubicazione ignota ma con una buona “portata” d’acqua; da questa nel 1592 una conduttura alimentava la fontana pubblica nella “Piazza Nova” e un documento del 1686 ci dice che il suo bottino era dietro il monastero della Visitazione a servire sia il convento che la fontana pubblica davanti al nuovo Palazzo della Comunità; risulta ancora negli atti rogati dal notaio Alberto Mussi che nel 1627, dietro proposta del barone, i Priori di Bracciano concessero ad un certo Muzio Cinquilli, per un’ora di notte, l’acqua dalla fontanella comunale per utilizzo di una “Stufa” e che nel 1629 la Comunità ricevette 300 scudi “per la fabbrica della Gualchiera” funzionante tramite la stessa acqua. Con l’arrivo dell’acquedotto degli Odescalchi, della sorgente di S.Lucia non si parlerà più; sarà il nuovo condotto che, entrando nell’abitato di Bracciano, farà funzionare le fabbriche e nello stesso tempo permetterà alla Comunità di avere altre fonti di acqua potabile.

Fontana in Piazza IV Novembre

Fontana in Piazza IV Novembre

L’acquedotto e le sorgenti erano di proprietà degli Odescalchi, pertanto la Comunità o i privati se volevano usufruire dell’acqua dovevano farne richiesta ma la concessione era sempre in “uso precario”. Nel 1741 la Comunità avendo fatto costruire dall’architetto Mario Asprucci nella piazza delle Monache, davanti al Palazzo Comunale la nuova fontana, chiese ed ottenne nel 1742 dal Principe Balsassarre Odescalchi, tre once d’acqua per il suo funzionamento e sempre lo stesso anno anche il convento della Visitazione ne riceverà un’oncia.

Concessione d'acqua per la fontana della Piazza

Concessione d’acqua per la fontana della Piazza

Nel settembre del 1762 Odoardo Torriani chiede ed ottiene da Don Livio II Odescalchi il “ricasco dell’acqua della pubblica Fontana” della piazza delle Monache, nello stesso mese ed anno anche i Priori della Comunità dopo una “supplica” riceveranno dal Principe un quarto d’oncia d’acqua e il permesso di costruire, sotto l’arco dell’acquedotto alla Cartiera, una vasca a proprie spese. La Comunità, preoccupata della scarsità d’acqua necessaria per quanti vivevano fuori dell’abitato e per il bestiame, sempre nel 1762 delibera di “allacciare l’acqua di S.Celso per farvi un fontanile”, che verrà poi restaurato nel 1795 e contemporaneamente fa richiesta al Duca di poter ingrandire il fontanile nel Quarto della Doganella immettendo l’acqua dell’acquedotto; verrà inoltre concesso alla comunità di fare due fontanelle una per la “pizzicaria” e una per il “macello” utilizzando sempre l’acqua di “ricasco della fontana della piazza”.

Fontanella in via Principe di Napoli

Fontanella in via Principe di Napoli

L’uso a titolo precario dell’acqua non piaceva molto ai Braccianesi e, il 28 giugno 1838, dal nuovo duca Don Marino Torlonia ottennero l’uso perpetuo dell’acqua che arrivava nella fontana pubblica della piazza, in cambio gli cedettero il fontanile dei Cretoni. Il Comune di Bracciano nel 1874 tentò di dimostrare al Regio Demanio la comproprietà delle acque e dell’acquedotto, ma la Casa Odescalchi si oppose depositando alla Regia Prefettura un memoriale ”col fermo proposito di scendere per vie legali” perché “non ha inteso e non intende di cedere né al Comune né al Demanio la sua proprietà”. Il Comune di fronte alla carenza idrica chiederà al Comune di Roma, che aveva ereditato l’acquedotto Paolo, di vedere se c’erano le condizioni di portare a Bracciano le acque delle sorgenti del Micciaro e della Spiscina di Pisciarelli, ma l’architetto Pompeo Coltellacci riferì che era tecnicamente difficile ed oneroso in quanto queste si trovavano più basse rispetto all’abitato. Il 31 dicembre 1903 la Direzione generale della Sanità Pubblica del Ministero degli Interni invia un’inchiesta sull’acqua potabile alla quale tutti i Comuni devono rispondere, da questa sappiamo che secondo il censimento del febbraio 1901 il comune di Bracciano contava 3960 abitanti, di questi 3014 erano nel centro abitato.

Concessione d'acqua per la fontanella in via Principe di Napoli

Concessione d’acqua per la fontanella in via Principe di Napoli

L’acqua potabile arrivava tramite una conduttura di proprietà Odescalchi, la sua lunghezza fuori dell’abitato era di Km.5,500, tutta in muratura, non c’erano molte dispersioni, quando pioveva l’acqua si intorbidava e non vennero mai fatte analisi chimico-batteriologiche. Nell’abitato vi erano sei fontane pubbliche che in tutto distribuivano 10 once d’acqua potabile, non era molto fresca a causa delle tubature superficiali e nelle case ancora non era possibile farla arrivare. La popolazione poteva prenderla anche “in una sorgente d’acqua che alimenta una fontana pubblica” (Via Cupetta del Mattatoio). Durante l’estate e l’autunno, causa l’acqua , si verificavano piccole epidemie di tifo.

FONTANE, FONTANILI, ABBEVERATOI E LAVATOI

Nel pannello sono inserite solo alcune delle tante strutture che servirono a dissetare cittadini, viandanti e animali, qualcuna non è stata trovata, altre, purtroppo, sono già state sacrificate per far posto ai cassonetti dell’immondizia, ai parcheggi auto e all’edificazione.

Fontanile-abbeveratoio di San Celso

Fontanile-abbeveratoio di San Celso

Nel 1762 la Comunità, per alleviare il “grave pregiudizio e incommodoche padroni e bestiame pativano per portarli ad abbeverare al Lago, decise di “allacciare l’acqua di S.Celso nel Quarto di Prato Vigliolo” e fare un abbeveratoio. Nel 1795 venne completamente restaurato, dalla sorsente al fontanile. Oggi lo troviamo solitario come fu ricostruito, nel 1946 dall’Universià agraria.

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Nel 1898 il Comune di Bracciano mette in preventivo “l’abbeveratoio pubblico da costruire in angolo alle strade, provinciale per Vicarello e vicinale di S.Liberato”. La sua vasca è lunga m.3.60 e larga m. 1.20 della capacità di litri 2.118, l’acqua esce da due cannelle proveniente dall’acquedotto paolino.

Fontanile-abbeveratoio di San Liberato

Fontanile-abbeveratoio di San Liberato

Veniva chiamato fontanile ”Paradiso” o  semplicemente a “due cavole”; la sua acqua proveniva dalla conduttura sotterranea del Traiano-Paolo che poco più in alto corre sotterraneo per passare nella tenuta di San Liberato.

AGGIORNAMENTO 

Tra i protocolli notarili del notaio Cini Liberato ho trovato due documenti che ci riportano al tema delle acque nel territorio di Bracciano, pertanto ho ritenuto opportuno fare un aggiornamento all’articolo.
Il primo documento è del 1807: riguarda il rifacimento di un muro e del vicino lavatoio pubblico che si trovava difronte la chiesa cattedrale di Santo Stefano, precisamente verso la fine di via della Collegiata, sotto il muro della via Rotonda (Foto). I lavori vennero deliberati dalla Comunità di Bracciano e assegnati al mastro muratore Luigi Sarti che li eseguì per il prezzo totale concordato di 131 scudi e baiocchi 81. Come si deduce dalla scrittura il lavatoio era esistente già prima di questa ristrutturazione, ma non ci risulta da quando. Sappiamo che gli altri lavatoi: quello alla Fontana Vecchia in via Cupetta del Mattatoio e quello delle Donne sotto al Riposo erano molto distanti dall’antico centro abitato e vi si andava a fatica a fare il bucato. Costruire questo sicuramente fu un bene per quelle povere donne che abitavano nei rioni intorno alla Cattedrale, visto il disagio di andare e ritornare con i pesi del bucato.
L’acqua che lo alimentava da dove veniva? Visto che il paese si trova in alto e non vi sono sorgenti l’acqua doveva arrivare solo da sopra, cioè dal Castello. Qui nel cortile principale sta la cisterna grande, fatta costruire da Paolo Giordano Orsini primo duca, la quale conteneva l’acqua proveniente dai tetti e veniva utilizzata per gli usi non potabili, sia il castello che il giardino segreto. Probabilmente tra le tante condotte, da quella che portava acqua al giardino segreto ne usciva un’altra che passando per il pozzo bianco scendeva fino alla vasca di questo lavatoio. Questa situazione andò così fino a quando dopo il 1879 il comune di Bracciano fece un piano per dotare la città di acqua potabile. Il bottino comunale stava in via Principe di Napoli ed era alimentato dall’acquedotto Odescalchi; da quel punto una tubatura di ferro, dopo aver servito varie fontane e fontanelle arrivava fino al Castello ‹‹dove con tracciati del tutto ignoti, va al grande antichissimo cisternone della Corte. Da questo parte tutta una rete di distribuzione del tutto ignota come tracciato che alimenta le bocchette di irrigazione dei prati e giardini adiacenti al castello e il fontanile interno alla scuderia posta nella Corte inferiore››. Il lavatoio forse rimase in essere fino alla fine degli anni venti del novecento, almeno come si vede sulla pianta catastale (foto). Queste per ora le ipotesi, ma se emergeranno dagli archivi carte che diranno la verità farò altri aggiornamenti.

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Il secondo documento è del 1808: riguarda la costruzione di un fontanile per abbeverare le bestie. Venne fabbricato nel territorio di Bracciano, in un terreno detto il Campo del Canonicato perchè apparteneva al Nardini, allora arciprete della chiesa collegiata di Santo Stefano. L’abbeveratoio fu costruito nel luogo chiamato l’Archi perché poco distante passava l’acquedotto Odescalchi con i suoi alti e grandi archi che, anche se in pessime condizioni, sono ancora visibili lungo la provinciale che da Bracciano conduce a Manziana, cioè in località Montebello. I lavori commissionati dalla Comunità di Bracciano se li aggiudicò il mastro muratore Raimondo Fontana figlio del fu Giovanni Battista di Oriolo e li eseguì per il prezzo di scudi 137 e baiocchi 90. Il fontanile abbeveratoio era alimentato con l’acqua proveniente dal vicino Acquedotto Odescalchi. L’ho cercato ma non sono riuscito a trovarlo, pertanto potrebbe esser stato eliminato o si trova nell’interno della Caserma militare di Montebello.

Trascrizione del primo documento

Riattamento del Pubblico lavatore e muro avanti la Venerabile chiesa, insigne Collegiata di Santo Stefano.
Die vigesimasexta junii 1807, inditione rom. X, Pontificatus SS.mi D.N.D. Pii papae septimi anno vш.
Alla presenza di me notaro, testi infrascritti presenti, e personalmente costituti: l’Ill.mi signori Filippo Santacroce figlio del quondam Pietro da Celie [Ceglie messapica] diocesi di Oria [Brindisi-Puglie] nel Regno di Napoli, Tommaso Polidori figlio del quondam Andrea da Bracciano diocesi di Sutri, due dei priori residenti in questa Ill.ma Comunità di Bracciano a me cogniti, quali per il signor Vincenzo Quinti altro loro compriore assente promettono de rato ita quod spontaneamente, e in altro miglior modo, in vigore del di loro offitio, danno, e concedono a favore del signor Luigi Sarti, figlio del quondam Gregorio da Bracciano diocesi di Sutri, a me cognito qui presente, ed accettante, il lavoro, e rispettivo risarcimento del Pubblico lavatore, e muraglione situato nella piazza avanti la Venerabile chiesa di Santo Stefano di questa stessa città ducale, come ultimo, e migliore oblatore, come consta dal libro dei bandimenti al quale a forma in tutto, e per tutto delle perizie fatte da mastro Pietro Calamini, e Nicola Sala capimastri muratori, registrate unitamente colli patti, capitoli, e convenzioni formati a tale effetto nelle due accensioni di candela, una sotto il dì 14, e l’altra sotto il dì 24 giugno, per addentro alle quali in tutto, e per tutto si riportano per la piena osservanza, od avergli, dandogli, costituendolo, ponendolo, non solo in questo ma in ogni altro miglior modo.
E questa concessione di lavori detti Signori Priori nel vedere come sopra l’hanno fatta, e fanno, dicono, e dichiarano fare a favore del suddetto signor Luigi Sarti presente, e accettante, per il prezzo, a nome di prezzo di scudi centotrentuno, e baj 81, cioè 36:63 per il rappezzo del ridetto muro, e scudi 95:18 per il risarcimento del Pubblico lavatore, moneta romana di giuli dieci a scudo, tanti dal medesimo offerti nell’atto dei bandimenti; quali scudi 131:81 essi Signori Priori promettono pagare al ridetto signor Sarti in due rate eguali, cioè la prima rata subito che sarà terminato la metà del lavoro, l’altra dopo che sarà compiuto, e consegnato il suddetto lavoro, e riveduto da periti da elegersi da ambo le parti, a forma in tutto, e per tutto delli capitoli contenuti nelle anzidette accensioni di candela.
Ed acciocchè detto signor Luigi Sarti faccia, ed alle cose premesse adempia, presenti, e personalmente convenuti, il signor Agapito Poggi figlio del quondam Francesco, e Francesco Sala figlio del fu Nicola da Bracciano diocesi di Sutri a me cogniti, quali sapendo di non essere tenuti e nulla di meno per fare cosa grata al detto signor Sarti, spontaneamente, ed in ogni altro miglior modo, accedono, e ne fanno sicurtà in forma facendosi, e costituendosi con esso lui personalmente principale ed in solidum obbligati; quali così accedenti, e fideiubenti il detto signor Sarti promette, e si obbliga liberarlo indenne, e liberarlo da ogni lite, molestia, e molestante persona, ita quod etc alias etc.
Per le quali cose tutte, e singole da osservarsi detti contraenti obbligarono loro stessi, beni et eredi nella più amplia forma della […]; colle solite clausole, e rinunce in forma etc, quali qui seben non poste, abbiansi per stesse ed opposte secondo lo stile, ed in ogni altro miglior modo etc, e così mediante il loro giuramento toccate le scritture in mano di me notaro in questo giuramento. Sopra le quali etc.
Fatto, e stipulato in Bracciano in casa di me infrascritto notaro posta nella Piazza del Forno, presenti li signori Nicola Mecocci figlio del signor Giuseppe da Bracciano diocesi di Sutri, ed il molto Rev.do signor Don Pietro Bertini figlio del signor Francesco Antonio da Zagarolo diocesi di Palestrina, testimoni chiamati in fede.
Così è, Liberato Cini notaro

Trascrizione secondo documento

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In nomine domini amen
Edificatio fontis Ill.ma Communitate Bracchiani
Die decimatertia septembris 1808, inditione rom. XІ Pontificatus SS.mi D.N.D. Pii papae VІІ, anno vш.
Avanti di me notaro, e testi infrascritti presenti, e personalmente costituto il signor Raimondo Fontana, figlio del quondam Giovanni Battista da Oriolo diocesi di Viterbo a me cognito, il quale ha promesso, e si è obbligato, conforme promette, e si obbliga fabbricare a tutte sue spese, e far fabbricare in questo territorio di Bracciano, e precisamente nel Campo del Canonicato da oggi posseduto dal molto Reverendo signor canonico Nardini, posto vicino l’Archi, un fontanile per abbeverare le bestie per l’Ill.ma Comunità di Bracciano; li signori Giuseppe Dati, Sebastiano d’Andrea, Francesco de Crisostomo priori residenti qui presenti, ed accettanti da farsi in tutto, e per tutto a forma della perizia fatta da mastro Pietro Calamini perito pubblico, descritta nell’accensione di candela tenuta sotto il dì cinque ottobre 1805 e no altrimenti.
E detto fontanile detto signor Fontana promette e si obbliga di fabbricare, e far fabbricare a tutte sue spese per il prezzo, a nome di prezzo di scudi 137:90 moneta romana da giuli dieci a scudo, tanti offerti dal suddetto nella riferita accensione di candela, e ad esso deliberato come maggior oblatore, quali scudi 137:90 detta Comunità e per la suddetta detti Signori promettono, e si obbligano pagare a favore di detto signor Fontana in quattro rate eguali, la prima cioè subito che detto fontanile sarà messo in calce, la seconda quando sarà costruito per metà, e la terza quando sarà terminato, e consegnato, per la quarta poi, ora alla presenza di me notaro, e testi infrascritti detto signor Fontana ha, e riceve dalla detta Comunità per le mani del signor Filippo Santacroce esattore, scudi trenta moneta di argento di giuli dieci per scudo, che ha tirati, e tira a se, e tirati disse esser tanti, e di esser contento, e soddisfatto, ne ha fatta, e fa a firma di detta Comunità quietanza finale, et finalis ultra etc.
Promette infine detto Fontana costruire detto fontanile a forma della suddetta perizia, e quello ritrovandosi non fatto come in essa vien descritto vuole essere tenuto a tutti, e singoli danni.
E per esso signor Fontana che così faccia, e adempia presente, e presente costituto il signor Francesco Antonio Rubechi figlio del quondam Ubaldo dell’Oriolo diocesi di Viterbo, abitante in Bracciano, a me cognito, quale benchè sappia di non essere tenuto, nonostante per fargli cosa grata, accede, e fa la sicurtà, in forma etc, costituendosi con il suddetto principale accedente, et in solidum obbligato. Quale così accedente, e fidejubante presente, detto signor Fontana promette rilevare indenne da qualunque danno, e molestia che per simile sicurtà potesse patire.
Actum Brachiani domo mea solite habitationis posita iuxta ibidem, praesentibus D.D. Josepho Cateni filius quondam Joannes de Pisa, et D. Sebastiano Camponi filius quondam Francisci de Brachiano Sutrinae diocesis testibus.
Ita est Liberatus Cini Not. Pub.

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Finalmente il testo completo ora può essere letto nel Quaderno n° 14 dell’Associazione Forum Clodii.

volume

 

Le fonti: Archivio di Stato di Roma, Archivio Storico Capitolino, Archivio Storico di Bracciano, Biblioteca del Senato.

Sul sito Augusto Santocchi Panoramio potete trovare le coordinate topografiche dei siti qui esposti.

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Fontanella in Via G. Volpi angolo Via della Praterina

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Fontanella in Via G. Volpi, sotto la Piazza del Comune

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Fontanile-abbeveratoio in Via del Pero

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Fontanile-abbeveratoio in loc. Pisciarelli

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Fontanile-lavatoio in via Cupetta del Mattatoio

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Fontanile abbeveratoio in Via di Pisciarelli

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Fontanile - abbeveratoio in via Tre Cancelli

Fontanile – abbeveratoio in via Tre Cancelli

 

Fontanile-abbeveratoio in loc. il Poggio vicino Pisciarelli

Fontanile-abbeveratoio in loc. il Poggio vicino Pisciarelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aggiornamento

Qualche tempo fa ho avuto la fortuna di trovare quel che ho scritto di non aver visto. Nel paragrafo dove descrivo l’Acquedotto Paolo lungo il Fosso di Boccalupo, dico di non aver trovato le sorgenti sotto la località di Pisciarelli, dette della Spescina, e di non aver trovato gli archi che dovevano stare tra Grotta Renara e San Liberato, in località detta il Paradiso delle Civette: invece eccole foto.

 

Ponte a due archi dell’Acquedotto Paolo in località il Paradiso delle Civette. Mancante dello stemma di Paolo V.
Acquedotto Paolo
Sfiatatore in loc. Pisciarelli
Pozzo per ispezioni acquedotto con pedarole di ferro (Pisciarelli)
Altro sfiatatore lungo il percorso dell’acquedotto in località Pisciarelli

Sorgente in località Pisciarelli

Archivio di Stato di Roma, la maggior parte dei documenti vengono dal fondo Odescalchi come si può leggere nel Quaderno n° 14 della Forum Clodii.

5 commenti su “Acquedotti e luoghi dell’acqua nel territorio di Bracciano

  1. augustosantocchi
    giugno 16, 2014

    L’ha ribloggato su Augusto Santocchie ha commentato:

    Bracciano e suoi luoghi dell’acqua sono collegati con la favola de “il ritorno della ninfa Florina? Certamente si, mi seguiva durante le ricerche.

  2. gianluca
    agosto 9, 2014

    Un viaggio fantastico. Grazie

  3. Massimiliano
    aprile 26, 2021

    Bellissima ricerca non lho letta completamente ma mi accingero a farlo al più presto ho soltanto letto i passaggi principali che mi interessavano o almeno non avendo letto tutto è quello che penso sicuramente ho tralasciato non poco ma approfondiroveramente complimenti per il lavoro svolto queste sono le nodtre memorie storiche da lasciare per tutti a me questo interessa molto Vito che sono sempre stato appassionato dal nostro territorio che è molto ricco di reperti dal periodo atcaico al nostro passando etrusco, romano ecc. Veri complimenti

    • augustosantocchi
      aprile 26, 2021

      Grazie di cuore, se può interessare, presso l’Associazione Forum Clodii di Bracciano, hanno il quaderno n°14.

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 14, 2014 da in Uncategorized.
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