Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Anguillara, Bracciano e Trevignano, la pesca nel Lago Sabatino

Il 15 ottobre 2011 a Bracciano, nella Chiesa della Madonna del Riposo, presentai ai consoci dell’associazione Forum Clodii una breve ricerca sulla pesca e sul brigantino della famiglia Orsini nel lago Sabatino. In quella occasione avevo stampato e distribuito alcuni fogli dove, molto sinteticamente, avevo scritto delle annotazioni che servirono per aiutare la mia memoria e per farmi seguire dagli ascoltatori. Qui, in questo articolo, ripropongo quegli appunti inserendovi anche i documenti però solamente quelli che riguardano la pesca. Gran parte della ricerca è uscita dalla staticità degli archivi, frammenti sparsi in vari fondi che ho riunito ed associato per farne un tema, sicuramente non chiuso ma una base, che spero possa essere ampliata e migliorata da nuovi documenti.  

Notizie sulla pesca nel lago Sabatino o meglio nel Triangularis Lacus

Il Lago Sabatino

 

Particolare della carta corografica dello Stato Pontificio, 1846

Particolare della carta corografica dello Stato Pontificio, 1846

Dalle violente manifestazioni vulcaniche, avvenute circa due milioni di anni fa, si formarono i Monti Sabatini; con il successivo sprofondamento di una parte di questi e per lo svuotamento delle camere magmatiche, venne a crearsi un grande bacino che, grazie alle acque di una falda sotterranea si riempì formando il lago Sabatino. Il lago ha un perimetro di circa 31 Km., un’area di Kmq. 57.47, una profondità di 160 metri e il suo bacino si trova a 164 metri sul livello del mare. Inoltre lo stesso ha due emissari: uno è il fiume Arrone che da Anguillara si dirige verso il mare Tirreno sfociando vicino Maccarese, l’altro è l’acquedotto detto Traiano-Paolo che prende l’acqua dallo stesso lago Sabatino e, forse ancora, da alcune sorgenti antiche che nascono nei pressi di Bracciano nella località di Pisciarelli, come ebbi modo alcuni anni fa di rilevare per la presenza dei tombini di ghisa della società Acea, dai quali si accede per la manutenzione dell’acquedotto e che descrissi nella mostra documentaria: “I luoghi dell’acqua nel territorio di Bracciano“.

Castello Vici, opera di presa dell'acqua del lago per l'acquedotto Paolo (Anguillara)

Castello Vici, opera di presa dell’acqua del lago per l’acquedotto Paolo (Anguillara)

Il Lago trovandosi in un territorio con zone di conformazione varia (mare, colline, alture significative, piani, fiumi e altri laghi) a breve distanza tra loro, favorì la formazione di diverse risorse floristiche e faunistiche, e tutto ciò consentì anche una frequentazione umana sin dall’età della pietra. In questo ambiente, particolarmente favorevole, si insediarono le prime comunità che  oltre alla caccia, all’allevamento e alla prima rudimentale agricoltura, trovavano nella pesca una ricca fonte di sostentamento sicura, sviluppando tecniche ancora usate oggi.

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I primi insediamenti lacustri, vista la difficile mobilità, usarono le rudimentali imbarcazioni non solo per pescare ma anche per comunicare tra loro da una sponda all’altra del lago. Nel 1989 venne ritrovata nel fondale del lago in località La Marmotta, vicino Anguillara Sabazia, una piroga monossile realizzata in un unico tronco di quercia utilizzata dagli uomini di un villaggio del Neolitico (5750-5250 a.C.) ed oggi esposta nel museo Nazionale Preistorico Etnografico ”Luigi Pigorini” di Roma. Interessanti sono anche il ritrovamento di pesi discoidali di terracotta con fori sicuramente utilizzati per le reti da pesca.

Primi utensili per la pesca

Primi utensili per la pesca

 La fauna del lago

Intorno alle rive del lago nasce molta materia vegetale palustre (canne e papiro). La fauna è molto ricca, sulle canne crescono le spongille (piccole spugne), nel fondo conchiglie locali (Anadonia Sabatina) e alcuni crostacei.

Carpa

Carpa

Tra i pesci si trovano e si trovavano, come dimostrano i documenti del 1600, latterini, lupetti, lucci, anguille, carpe, tinche, barbi e trote lacustri, inoltre nel Fosso di Boccalupo, era particolarmente protetto una specie di gambero che, a meno di smentite, credo definitivamente estinto.

Tinca

Tinca

 

Antichità e medioevo

Nel mercato di Roma, come ci riferisce Lucio Giunio Moderato Columella nel suo trattato De re rustica, il pesce del lago Sabatinus era molto richiesto, specialmente i lucci e le regine (carpe). Nel medioevo sempre a Roma arrivava, la notte dell’antivigilia di Natale (Cottio), il pescato di Bracciano e Trevignano. Il consumo del pesce aveva un ruolo molto importante, infatti a causa delle prescrizioni religiose sul digiuno, erano da 120 a 130 i giorni di astinenza alla carne. Si pescava con reti a strascico (sciabica), con lenze ed amo e con nasse, qualcuno di frodo preparava labirinti di canne (cannarone o bastardone) dove vi convogliava il pesce.

Mercato del pesce nel Portico d'Ottavia e la chiesa di Sant'Angelo in Pescheria

Mercato del pesce nel Portico d’Ottavia e la chiesa di Sant’Angelo in Pescheria

 Il “Coglie Quarto”

Gli Statuti delle tre Comunità del lago Sabatino vennero emanati per volere del cardinale Ascanio Sforza di Santa Fiora, zio e tutore di Paolo Giordano Orsini. Per primo fu promulgato quello di Anguillara (1551), poi quello di Bracciano (1552) quindi quello di Trevignano (1553). Tutti e tre sono una derivazione di quello di Campagnano (1535), la loro stesura si deve ad Andrea Folchi bolognese, laureato in legge e persona di fiducia del Cardinale che in quegli anni lo nomina Auditore Generale dello Stato degli Orsini, pertanto come si nota nelle varie lettere, era a lui che si rivolgevano tutti gli Auditori delle Comunità dello Stato. Tra i diversi documenti, inerenti gli statuti, interessanti sono quelli segnati come “frammenti di capitoli”, che sono copie preparatorie (minute) di documenti ufficiali. Tra questi significativa è la minuta che riguarda la pesca, dove  sono scritti i capitoli che la regolavano e ai quali si dovevano attenere i pescatori del lago di Anguillara. Nel medioevo il Pescatico era il tributo che veniva richiesto dal signore ai suoi sudditi per pescare nelle acque di sua proprietà, l’onere era in danaro o in parte del pescato. Nel documento che andremo ad analizzare notiamo un’evoluzione giuridica  per quanto riguarda la raccolta del tributo, ma anche una antica consuetudine.

Minuta dei "Capitoli" che regolavano la pesca nel Lago Sabatino (1551)

Minuta dei “Capitoli” che regolavano la pesca nel Lago Sabatino (1551)

Il testo normativo è composto di nove capitoli: Inizia  obbligando tutti i pescatori a dare alla Corte  “ et in suo luoco al compratore del lago alias chiamato il Coglie Quarto”, ossia a colui che si era aggiudicato l’affitto del lago, l’intero quarto di tutto il pescato. I pescatori dovevano vendere il pesce vivo e fresco al minuto, ma solo dopo averlo fatto pesare al Coglie Quarto, lui stesso lo poteva vendere  a “banda a chi più offerisce”. Interessanti sono i tre capitoli con i quali il legislatore vuole mettere armonia tra la società dei pescatori e l’affittuario. Infatti per il giorno di Pasqua, festività simbolo della pace, il Coglie Quarto ha l’obbligo di acquistare due agnelli per i pescatori. Gli agnelli saranno del pescatore che con la barca li raggiungerà per primo, ma lo stesso vincitore è obbligato a cuocerli, poi deve invitare tutti i pescatori e mangiarli insieme al Coglie Quarto. Alla fine del banchetto venivano eletti i nuovi Consoli dei pescatori, uno veniva scelto dai due uscenti, l’altro dall’affittuario del lago, quindi dovevano  “fare tutte le cerimonie che è solito”. Gli ultimi due capitoli riguardano le pene per chi frodava e per chi osava mettere “Arti cioè Reti alla bocca della Peschiera”. Nel caso di frode il pescatore doveva pagare una multa di uno scudo e perdeva tutta la pesca frodata che poi andava divisa tra la Corte e l’affittuario. L’altro reato veniva punito a discrezione del Signore Illustrissimo e l’Auditore Generale, solitamente punizioni corporali.

La punizione dei "tre tratti di corda"

La punizione dei “tre tratti di corda”

 Locazioni della pesca (1617-1721)

Nelle pagine seguenti ho riassunto le notizie sulla pesca nel lago Sabatino, desunte dagli atti notarili e dai bandi della Camera ducale di Bracciano e redatti durante le Signorie degli ultimi Orsini ed Odescalchi. Non ho rinvenuto contratti d’affitto stipulati nel periodo del ducato di Paolo Giordano Orsini, però si desume che venissero fatti, come ci risulta dai registri contabili: nel 1581 viene affittato il lago di Trevignano e Bracciano per 200 scudi annui e il Laghicciulo (Laguscello) per 35,83 scudi. Alla fine dell’articolo sulla pesca ho trascritto il contratto d’affitto della porzione di lago, appartenente ad Anguillara, stipulato il 2 aprile 1659. Generalmente, pur con alcune differenze, anche quelli che riguardano Bracciano e Trevignano sono simili, ma ho scelto questo in quanto è quello più ricco di notizie.

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Dalle convenzioni d’affitto stipulate dai notai tra il 1617 e il 1659 ricaviamo queste notizie: Secondo i confini stabiliti, il lago assumeva il nome di una delle tre Comunità lacuali. Il Duca lo concedeva in affitto tramite il suo agente o fattore generale. Gli affittuari erano pescatori o imprenditori residenti in una delle tre Comunità (Anguillara, Bracciano, Trevignano) almeno fino a quando governarono gli Orsini. Un affittuario poteva prendere in locazione anche i due terzi del lago. La locazione poteva avere una durata di tre o sei anni e il prezzo andava dai 38 ai 310 scudi. L’affittuario, non pescatore, subaffittava ai pescatori del luogo e questi erano tenuti a rispettarlo come padrone, inoltre poteva far pescare anche altri non del luogo ma solo in certe ore del giorno; solitamente questi andavano a posare le reti la sera dopo l’Ave Maria (Vespro), ritirandole all’Ave Maria del mattino (Matutino), pertanto gli altri potevano pescare solo durante il giorno e molto spesso con un risultato infruttuoso.

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All’affittuario del fiume Arrone ad Anguillara era consentito pescare solo nel tratto stabilito nella locazione, alla “bocca” del fiume e, a tutto il tratto affittato, dovevano fare una manutenzione costante e a proprie spese. La locazione aveva una durata di 4 anni per 25 scudi l’anno. Tutti, affittuari e pescatori, dovevano sottostare e rispettare le regole emanate dalla Camera ducale.  Come ho già scritto è significativo il contratto del 1659 tra l’Agente Generale e il signor Angelo Pesciotto, affittuario di Anguillara, che leggerete in seguito.

 

Bandi sulla pesca (1669-1721)

 

In alcuni bandi, emanati dalla Camera ducale tra il 1669 e il 1721, sono scritti i divieti e le pene che riguardano la pesca. Tassativo era per affittuari e pescatori il rispetto dei confini. I trasgressori venivano puniti con il pagamento di 25 scudi, il sequestro delle reti e con la punizione corporale di tre tratti di corda. A nessuno era consentito di pescare nei laghi, fiumi, fossi o stagni senza licenza, il trasgressore doveva versare la somma di 50 scudi alla Camera ducale. Dopo aver messo le uova di cefalo nel lago per la riproduzione, era vietato prendere questo pesce, grande o piccolo che fosse; la punizione era una multa di 50 scudi e tre tratti di corda. Nel Fosso di Boccalupo “dai confini di Bracciano con Oriolo e da Manziana al lago” era vietato pescare gamberi. La pena prevista era di 10 scudi. Il pesce regina (carpa) non poteva essere pescata viva e portata in altro luogo. L’ammenda per questo reato era di scudi 25 e di tre tratti di corda. Durante il periodo riproduttivo ovvero del “butto delle uova” era vietato pescare. Le contravvenzioni erano molto severe e prevedevano: il versamento di 50 scudi, il ritiro delle reti, il sequestro del pescato e tre tratti di corda. Qualche volta era permesso solo agli affittuari, se era stato stabilito nel contratto, ma solo con le barche.

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A Bracciano il pesce, doveva essere venduto solo “alla solita pietra nella piazza del Forno”, anche nei giorni di mercato ed era assolutamente vietato andarlo a vendere tra le vie e i vicoli del paese. A seconda dei divieti contravvenuti, pescatori o affittuari incorrevano in sanzioni pecuniarie o al ritiro delle barche e attrezzature ma anche in pene corporali, generalmente tre tratti di corda nella pubblica piazza.

 

I confini del territorio del lago Sabatino o meglio di : Bracciano, Trevignano e Anguillara

Dalle testimonianze dei pescatori non risultano litigi tra di loro sul rispetto dei confini anzi poteva succedere che collaborassero. Gli affittuari, al contrario, avendo fatto un investimento, molto spesso portavano le loro lamentele alla Camera ducale.

Divisione del lago e suoi confini

Divisione del lago e suoi confini

Il 30 giugno 1673, l’Auditore Generale dello Stato di Bracciano, Lorenzo Aloisi, emise una sentenza definitiva che stabiliva i confini entro i quali, i pescatori delle tre Comunità, potevano esercitare il loro lavoro. Questi rimasero sempre gli stessi che venivano da sempre rispettati per antica consuetudine. Così il lago, come una torta, venne diviso in tre fette quasi uguali, da qui la denominazione di ” Triangularis Lacus ”. A questa sentenza si era arrivati perché il 23 giugno 1673 l’affittuario del lago di Anguillara, Francesco Sclavotio venne in conflitto con Onofrio Paride, affittuario del lago di Bracciano e Trevignano, per problemi di confini.

Questi i confini:

Bracciano: Dalla tenuta di Vigna di Valle, che in quel periodo apparteneva alla famiglia Cesi di Acquasparta, passando per Bracciano fino a Vigna Orsina esclusa.

Trevignano: Da tutta Vigna Orsina, passando per Trevignano fino al Fossetto dell’Acquarella, che si trovava sotto la Vigna delle Polline del principe Borghese. Questi, i Cesi e il Collegio Germanico, possessore di Vicarello, anche se i loro terreni lambivano il lago, non potevano esercitare lo “Jus Piscandi”.

Anguillara: Dal Fossetto dell’Acquarella, passando per Anguillara, fino a tutta Vigna di Valle. Nei documenti dove i pescatori Anguillarini e Trevignanesi sono stati chiamati a rilasciare testimonianze, inerenti i giusti confini di pesca nel lago, veniamo a sapere che tra loro era raro che ci fossero contrasti anzi, vi era solidarietà e rispetto.

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Raccontavano che nella parte del lago tra le Polline, l’Acquarella e Catorcie, vicine alla Peschiera era molto pescoso e vi erano tre guadi per poter tirare le sciabiche, uno al Canneto, uno alla Grotta e l’altro alla Catorcie; quindi i pescatori delle due comunità, ognuno ubbidendo ai propri affittuari, vi andavano senza ostacolarsi.

Sutrina Juris Piscandi

La fine del Ducato degli Orsini il lago avrà due nuovi signori: Trevignano ed Anguillara vengono acquistate il 23 ottobre 1693 dal marchese Francesco Grillo de’ Mari di Genova. Bracciano invece venne acquistato il 1 settembre 1696 da Livio I Odescalchi, già duca di Ceri. Nel 1764 Sebastiano De Angelis, pescatore di Trevignano alle dipendenze di Baldassarre Silvestri, sub-affittuario di un certo Eugenio Agneni, andando a pescare a Vigna Orsina, trovò i trovarelli da sciabica lasciati nottetempo, in quel punto, dai pescatori di Bracciano.

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Il De Angelis ritenendo che questi avessero sconfinato, prese le reti come prova e andò a denunciare l’accaduto al Governatore di Trevignano. A loro volta i pescatori di Bracciano non trovando più le reti denunciarono il De Angelis alla Corte di Bracciano. Fu così che Livio II Odescalchi e Nicoletta Grillo de’ Mari duchessa di Massa e Carrara, rispettivamente in quel momento, signori di Bracciano e Trevignano, entrarono in conflitto per la definizione dei confini della pesca nel lago Sabatino. Il procedimento venne istruito a Sutri, alla pratica venne dato il nome di Sutrina Lacus Sabatinus o Sutrina Juris Piscandi, qui confluirono tutti gli atti delle testimonianze e i documenti difensivi dell’una e l’altra parte, che formarono un fascicolo pieno di notizie interessanti di cui in questo articolo ho dato una piccolissima sintesi.

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Comunque, nel 1767 il vescovo della Diocesi di Sutri, Camillo de Simeoni, ascoltati i testimoni e viste le numerose carte portate dalle parti, emise una sentenza che confermava la validità dei confini già stabilita nel 1673. Ora, come promesso, trascriverò parzialmente un contratto: Il 2 aprile 1659 davanti al notaio di Bracciano Camillo Bonamici viene sottoscritto il contratto d’affitto del quarto e pesca nel lago di Anguillara, tra l’affittuario signor Angelo Pesciotti di Anguillara e Giuseppe Gini, Agente Generale del duca Flavio Orsini. Nelle premesse viene stabilito che i confini da rispettare sono: da Vigna di Valle, vicino il territorio di Bracciano, fin sotto il territorio delle Polline al confine con Trevignano, nel luogo detto il Fossetto dell’Acquarella. La durata del contratto è di tre anni e l’affittuario Pesciotti dovrà pagare scudi 310 annui.

Quindi seguono i capitoli:

“Nel suddetto affitto di quarto e pesca di lago si intenda anco compresa la Peschiera, et che in essa Peschiera esso affittuario vi possa pescare, et far pescare et mettere la Parata con la Rete con fare al solito, perché è così.   Il suddetto Lago et Peschiera, il suddetto affittuario possa pescare, e far pescare a tutta sorte di pesce in esso esistente, con qualsivoglia sorte di Rete a tutta sorte di pesce, in qualsivoglia tempo, perché è così.

Il detto affittuario sia padrone di tutta la pesca fino al Ponte dell’Arrone, et che non vi possa pescare alcuno senza licenza di esso affittuario.              

Li pescatori dell’Anguillara che respondaranno il quarto a detto affittuario non possono essere Comandati, se non per […] et per servitio di S.A. solamente, ad effetto che detto Affittuario possa havere il suo quarto, per poter pagare l’affitto, et quelli, che non pescaranno non possono godere simil privilegio.

Li suddetti pescatori possano vendere il loro pesce che pigliaranno in detto lago di giorno, o di notte a chi anderà a comprarlo tanto ai foresterieri quanto a quelli della Terra, reservando però il Bisogno della Casadi S.A., che lo debbano reservare comunque li sarà ordinato da li Ministri di S.A., salvo però il […] come si dirà dappresso.

Che nel presente affitto siano anche compresi li fossetti esistenti ne li beni delli heredi del signor Belardino Guido, in loco detto Borricella, a li qualsiasi altri, non sia lecito pescarci senza licenza di esso affittuario espressa , il quale affittuario vi possa pescare e far pescare come meglio ad esso parerà, et piacerà.

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Che detto affittuario abbia facoltà di mettere , e levare li pescatori con forme li piacerà o di farli pescare, o di non farli pescare.                     

Che tanto detto affittuario, quanto li pescatori che pescaranno in detto laco, andando di giorno, o di notte, con lume, o senza lume, andando, et tornando dal lago, o per servitio di quello, non possono essere molestati dalla Corte, et che possano andare liberamente senza incorso di pena alcuna.   

Che sia lecito a detto affittuario far fare ogni anno tanto legname di cerqua per poter fare due barche l’anno, o dalla Macchia de Monti, o in quella di Vicarello, dove sarà più comodo al medesimo affittuario, perché così.                                                                            

Che non possa alcunoTerrazzano, o habitante all’Anguillara comprare pesce per revendere ai Pesciaroli o altri, sotto la pena di scudi dieci per volta, a persona, ma solo per uso proprio, o di sua Casa et famiglia, da applicarsi la suddetta pena, un quarto alli accusatori, un quarto alla Corte, et l’altra metà alla Sovrana Camera Ducale, perché così.                          

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Che li pescatori che saranno ammessi da detto Affittuario a pescare in detto lago, acciò la Terra dell’Anguillara ne sia provvista, debbono versare il pescato, alli Soliti Vivario, et non venderlo a li Pescivendoli se non resta il pesce sufficiente per li Terrazzani, et habitanti dell’Anguillara, fino a quattro hore doppo fatto giorno, et doppo passate le quattro hore di giorno, possono venderlo tutto, a chi piacerà ad essi.            

Che tutti quelli che pescheranno in detto lago havendo pesce preso nel Vivario, non possono negarlo, alli Terrazzani, et habitanti all’Anguillara che lo vorranno comprare, per li [] il prezzo, sono pena di scudi cinque per persona a volta, in caso da applicarsi come sopra.  

Che alle persone dell’ Anguillara,  et habitanti in essa,  siano li pescatori obbligati,  vendere il pesce, cioè:                                                                       

Tinca da tre oncie in su, a regge tutto l’anno baiocchi 5 la libra, la quadragesima ( Quaresima) baiocchi sei la libra.                   

Tincozza, cioè Tramacchiame da tre oncie e da tre oncie in giù baiocchi tre la libra tutto il tempo e la quaresima baiocchi quattro la libra.                                                            

Squali (Squagli), et Barbi di tutto tempo baiocchi cinque, et la quaresima baiocchi sei la libra.                                                                                                 

Raguglioni grossi (Triglia) da tramacchi Perugini (Reti usate nel Trasimeno) tutto l’anno baiocchi tre, la quaresima baiocchi quattro la libra.                                                

Scardafa (Scardola) di ogni tempo baiocchi quattro la libra. 

   

Scardola

Scardola

 Raguglioni di fiume (Triglia)Mazzolle (Mazzone o Cefalo dorato) tutto il tempo baiocchi due e la quaresima baiocchi due e mezzo.                    

Pesce Reggina sopra mezza libra, baiocchi cinque tutto il tempo, e la quaresima baiocchi sei.                                                                    

Lattarino d’ogni tempo baiocchi tre la libra.

Latterini

Latterini

Barbocchiame (Barbi) e Squalame (Squagliame), di ogni tempo baiocchi due e mezzo, la quaresima baiocchi tre la libra.   

Pescitelli d’ogni tempo baiocchi due la libra”.                                                                           

L’atto viene firmato e sottoscritto davanti ai testimoni nel Palazzo di Anguillara.

Pescatori di Bracciano

Pescatori di Bracciano

Suppongo che l’ultimo contratto d’affitto per la pesca nelle acque del lago Sabatino sia stato quello sottoscritto il 30 novembre 1920 tra il principe Innocenzo Odescalchi e il banchiere Giuseppe Raita. Il contratto ebbe breve durata, infatti l’affittuario Cavalier Raita non pagando la somma di 10.700 lire che era stata pattuita per l’affitto venne citato in giudizio. L’affittuario si difese ammettendo di non aver pagato perchè l’Odescalchi nascondendogli una causa pendente con la Magistratura delle Acque gli aveva impedito di esercitare il suo diritto di pesca. Ora tralascio la parte che riguarda la causa e vado a riassumere il contratto di pesca che fa parte del nostro tema. Il 30 novembre 1920, il principe, come da avviso pubblico,  pose all’asta il diritto di pesca del lago di Bracciano. Prima di dare inizio alla gara d’appalto, viene ricordato che da oltre 30 anni gli affittuari hanno esercitato la pesca senza mai essere stati turbati nei loro diritti. Inoltre si ignora che vi siano speciali servitù e perciò si dichiara nel capitolato d’affitto che l’affittuario è a conoscenza di quanto riportato nel testo e che le acque del lago, come si rileva dal Ministero dei Lavori Pubblici, risultano “acque private”. Finalmente l’asta alla “45.ma candela” si aggiudica l’affitto il banchiere signor Raita per lire 10.700.

 

cartoline pescatori bracciano cor

Innocenzo Odescalchi affitta la pesca nel lago di Bracciano di sua proprietà per tutta l’estensione di ettari 1600 circa, compreso il Fosso di San Celso. Il Principe include anche la zona arenile che circonda il lago di sua spettanza per l’esercizio della pesca, viene escluso l’uso delle piante che in detta zona vegetano. Al proprietario è riservato il diritto d’accesso al lago di scorrerlo in barca, usarlo per caccia e pesca in qualsiasi tempo ma non a scopo di lucro. Può percorrere il litorale lungo tutta la zona ed estrarre arena ed altro, può collocarvi baracche in legno o muratura, banchine d’approdo o stabilimenti da bagno. La durata dell’affitto sarà di anni due con inizio il 1 dicembre 1920 e termine il 30 novembre 1922. Il pesce pescato dovrà in parte essere venduto in paese per i bisogni dei Braccianesi.

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L’affittuario dovrà immettere nel lago non meno di 50.000 avanotti di trote, regine etc. l’anno. È vietata l’immissione di avanotti di lucci od altri prodotti nocivi a quelli del lago, ogni operazione deve essere svolta a regola d’arte; inoltre si dovrà stabilire la maglia delle reti da pesca a seconda dell’epoca, per non danneggiare il giovane allevamento. La pesca non dovrà esercitarsi nel periodo proibito dalle leggi e disposizioni in materia. La concessione s’intende fatta con tutti gli usi e consuetudini.

Silloge

Come già detto la ricerca si è basata sui documenti trovati in archivio, in particolare dalla lettura dei contratti notarili che venivano stipulati tra il duca e l’affittuario e dai Bandi che lo stesso Signore del lago faceva affiggere e gridare per rendere pubblici quei regolamenti che prevedevano sanzioni e pene in tema di pesca. Di seguito inserisco alcune notizie di contratti sulla pesca trovati nei protocolli notarili del notai di Bracciano Ferdinando Gambacurta e del De Crudelis tra gli anni 1616 e il 1630.

27 dicembre 1616: affitto del lago di Anguillara concesso per tre anni ad Agostino, Pietro ed Ettore Paris per il prezzo di 255 scudi.

14 settembre 1617: affitto del fiume Arrone che passa dal precedente affittuario Domenico Lombardone ai signori Giovanni Battista Rainaldi e Jacopo Alanio per il prezzo di scudi 25.

barca da pesca

19 marzo 1624: Il Fattore Generale di Paolo Giordano Orsini II, Alessandro Castiglione fiorentino dà in locazione il lago di Bracciano per la durata di tre anni a Gabriele Caldarelli, a Giovanni e Augustino Grisoni tutti di Bracciano per la somma di 38 scudi.

16 aprile 1625: Alessandro Castiglione fiorentino, Fattore Generale di Giordano Orsini II, loca ed affitta il lago di Trevignano esclusa la parte di Bracciano e per i soliti confini a Francesco Morganti. Nell’affitto di 5 anni, per la somma di 220 scudi, è compresa anche una parte del Pantano al di là di Montecchio, confinante il viale verso fuori e la strada pubblica; se altri pescatori di Trevignano vorranno andare a pescare a maggio e a lanciare le reti al Pantano, dovranno dare un quarto del pescato al detto Francesco.

7 novembre 1627: Sempre lo stesso Fattore Generale affitta il lago di Bracciano al signor Gabriele Cardarelli, Francesco Cutta, Bernardino Camilli, Gregorio Grisoni e Palmerino Salesa, tutti di Bracciano per la somma di scudi 35.

25 marzo 1630: Lo stesso Fattore Generale rinnova l’affitto del lago di Trevignano, per altri sei anni, a Francesco Morganti di Trevignano, per la somma di 200 scudi; il prezzo è inferiore al precedente contratto perché non gli è concessa la pesca nel luogo detto il Pantano.

Di seguito inserisco anche il contratto che si trova negli atti del notaio Pompilio De Crudelis, sempre di Bracciano:

18 febbraio 1631: L’affittuario del lago di Trevignano e Bracciano, Pietro Bastianello di Trevignano, sub-affitta ai signori Oratio De Santis e Domenico Schiapparicotta il lago di Bracciano per la durata di tre anni e al prezzo di 150 scudi. Questi possono pescare e far pescare le genti di Bracciano ma solamente nei confini stabiliti. L’affittuario Bastianello può far pescare i pescatori di Trevignano, Anguillara e altri forestieri che lo hanno riconosciuto padrone e non gli procurano impedimenti. I pescatori di Trevignano ed Anguillara che vanno a tirare le reti nel territorio di Bracciano sono obbligati a farlo “avanti il suono dell’ave Maria di giorno” se andranno di notte o più tardi dell’ave Maria, dovranno pagare tutti i danni, spese ed interessi ai sub-affittuari.

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Infine, per terminare il tema sulla pesca, aggiungo alcune notizie prese dal testo scritto nel 1876 dal Sacerdote e Vicario Foraneo di Trevignano Paolo Bondi. Il libro è stato ristampato nel 2011 dall’Associazione Forum Clodii per esaudire il desiderio del compianto Presidente Bruno Panunzi; la cura della ristampa si deve al Consorzio del Lago di Bracciano. Don Bondi ci riferisce che a Trevignano alle falde dei colli di San Bernardino, nella vasta insenatura del Lago Sabatino che va dal promontorio di Montecchio fin sotto le mura del paese, qui era la “così detta Riserva nella quale in tempo di Primavera era solito farsi le rinomate Cacciarelle del pesce Regina, ed in vari tempi dell’anno quelle delle Scardafe, ossiano Lasche, e d’altra quantità diversa dei muti abitatori di questo spazioso Lago Sabatino”. Ed ancora, ci racconta che verso la seconda metà del 1700, Don Domenico Grillo, duca di Trevignano ed Anguillara, decise di far prosciugare il laghetto chiamato “Lagoscello” per rendere la zona coltivabile.  Fortunatamente per  il Duca ” Sebbene la spesa impiegata nel prosciugamento suddetto portasse qualche somma e non piccola, fu però questa doppiamente compensata con immense some di ottime Tinche che vi furono raccolte” e servirono per pagare i lavori.

 

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Questa voce è stata pubblicata il Maggio 19, 2014 da in Uncategorized.
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