Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

La Collegiata di Santo Stefano a Bracciano

 

Prima di dare alcune notizie sulla Collegiata di Santo Stefano e la chiesa della Misericordia, ne segnalo alcune estratte dal testamento di Livio primo Odescalchi.

Il Principe, qualche anno prima di morire (1713), nel testamento del 3 maggio 1709, lascia detto al suo erede (Baldassarre Odescalchi-Erba) di portare a termine certe idee che aveva in mente per apportare prosperità al suo ducato di Bracciano; alcune di queste volontà col tempo furono esaudite, come: i lavori alla chiesa di Santo Stefano, la dote alle zitelle, l’Ospedale e l’Acquedotto, altre furono disattese ma sicuramente per i costi eccessivi; infatti anche se il patrimonio lasciato da Livio primo era ingente, il suo erede per portare a termine i lavori già intrapresi fu costretto a vendere molte opere d’arte per ricavarne liquidità. Basti pensare alle collezione di quadri e di statue antiche vendute il 14 gennaio 1721 per “scudi 93.300 romani da giuli 10 a scudo”. La quadreria composta di circa 230 quadri dei più grandi artisti (Michelangelo, Raffaello, Caravaggio Tiziano, Rubens, Tintoretto, ecc. ecc.) andarono in Francia acquistati dal Duca d’Orleans, mentre le statue furono vendute al Re di Spagna.

Resti dell'acquedotto Odescalchi.

Resti dell’acquedotto Odescalchi.

Ora però veniamo al testamento e leggiamo le sue intenzione e desideri per il ducato di Bracciano :

“Avendo intenzione di fabbricare un seminario nella Città di Bracciano nella Tenuta detta del Volpi, ò per la strada verso i Cappuccini, sij per molto numero di figlioli, (che) per avvantaggio di detti, e del luogo, e di quelli vicini, e della gioventù, perciò voglio, che con commodo del mio erede in termine conveniente, si fabbrichi amplo e nobile, però senza obbligo, o assegnamento alcuno, ma con l’economia si possa promovere, e mantenere, essendo ad arbitrio dell’erede il far di più. E perchè era mia intenzione fabbricare similmente un Collegio, con collocarvi i Padri delle Scuole Pie, per promuovere l’erudizione della Gioventù, così se sarà praticabile con un mediocre assegnamento di cento, ò centocinquanta scudi, voglio s’eseguisca, potendo concordare con detti Padri, a quali si potranno trovare molti avvantaggi nella Medesima Città, come di Cappellanie, confessar Monache, e quando non s’accordino, si puol mantenere li Preti all’uso di Montefiascone, e potrà essere opera separata, ò unita al seminario, come meglio si giudicarà, portando al luogo, per molti capi, decoro, et utile.

Interno dell'acquedotto Odescalchi.

Interno dell’acquedotto Odescalchi.

 

Consiglio di più al mio erede, per proprio avvantaggio il seguitare, ò perfezionare l’edificio, con l’acqua della Fiora, condotta da Mè con tanta spesa, e pericolo, con li quali si moltiplicherà il Popolo, e l’abbondanza, di con duplicare l’entrata degl’effetti.

Lascio, che si distribuiscano scudi duecento l’anno per aiuto di maritar Zitelle, et a ragione solo di scudi dieci per Zitella, cioè scudi cento per dieci Zitelle in Bracciano, ò Territorio, et altri scudi cento in quelle si mariteranno in Palo, non importando siano forestiere, purchè si maritino ò in Bracciano, ò in Palo; ma non venendo il caso di detti matrimoni in quell’anno, cessi per quell’anno, e non s’accreschi alli anni seguenti, ma in tutto siano solo scudi duecento annuii, sempre però m’intendo quando continuino detti luoghi di Bracciano, e Palo ad essere del mio erede, chè se a sorte, e per qualche vendita forzosa di accidente impensato si perde il possesso, cesserà ogni obbligazione, tanto di dette Doti, come di seminario, et altro, e se fosse nato pregiudizio di alcuno per l’acquedotti fatti, strade, et altro, voglio siino puntualmente risarciti.

Lasci, che si continui all’Ospedale di Bracciano quella carità di letti, e poco vitto, che si da al presente, e siccome era mia intenzione rifabbricarlo, ampliarlo, e far delle fabbriche nel luogo detto Vigna delle Volpi, così se si troverà incommodo di poterlo fare, sarà mia intenzione l’eseguisse l’erede con porvi per assisterlo li Padri dè Benfratelli per vantaggio, e carità non solo di Bracciano solamente ma di quelli vi verranno, dovendo considerare che questa è la strada, perché Dio feliciti l’entrate,…

Acquedotto Odescalchi in località Fosso di Boccalupo.

Acquedotto Odescalchi in località Fosso di Boccalupo.

 

Siccome era mia intenzione di fare la facciata alla Chiesa di Bracciano, così dovrà procurare il mio erede, chè siegua con l’aiuto della Communità, con farla nobile, et occorrendo dare qualche aiuto, e così fabbricare sotto la Chiesa, o Coro la Sepoltura dè Padroni all’uso di sotterranei nobili, potendosi anche fare sotto terra il passaggio della Rocca all’uso di Paliano, et altre fortezze per decoro del luogo, e della Casa”.

Notizie sulla Collegiata di Santo Stefano

Le notizie che seguono vengono  estratte dalle lettere che gli arcipreti delle chiese di Santo Stefano, di San Lorenzo a Pisciarelli e del cappellano del Crocifisso a Villa Flavia, scrissero al Duca Baldassarre I e a Livio II Odescalchi tra il 1723 e il 1769 per tenerli al corrente di ogni cosa riguardante i luoghi di culto di cui questi Signori erano Patroni.

Parte della lettera di Antonio Inghirami Arciprete della Collegiata di Santo Stefano

Con tutto il mio umile, ed ossequioso rispetto, rappresento umilmente a V.E. il stato pericoloso del Campanile di questa sua Collegiata, chè da tanti anni il Cupolino di detto Campanile si ritrova puntellato, e presentemente minaccia ruina, onde se pare, e piace a V.E. d’ordinare alla Communità per il riattamento non farebbe altro, che bene.

Bracciano 30 giugno 1728

U.mo, Div.mo e Oblig.mo Servitore Antonio Arciprete Inghirami

Campanile della Collegiata di Santo Stefano.

Campanile della Collegiata di Santo Stefano.

Lettera dell’arciprete di Santo Stefano Marzio Palocci

Dopo il mio ritorno seguito felicemente a questa mia residenza il dì 22 del cadente mese, ho cercato segretamente d’informarmi del tempo preciso in cui fu cominciata l’opera dè stucchi di questa Chiesa, come Vostra Eccellenza si degnò ordinarmi, e trovo che lo stuccatore venne in Bracciano il dì 17 agosto passato avendo subito cominciato a travagliare intorno alla nuova Cuppola, e successivamente ha continuato sino al presente giorno, tanto nei stucchi di detta Cuppola, quanto della Chiesa, quali lavori si vanno proseguendo coll’opera di un altro stuccatore mandato, non sono molti giorni, dal Signor Paolo Rossi per sollecitare il lavoro, ma si dubita che neanche per Natale detta opera sarà compiuta; e questo è quanto posso dirle sopra di ciò, in che mi do l’onore ubbidirla come farò in ogni altra congiuntura, e con ossequioso inchino mi […].                                

Bracciano 30 novembre 1740

Umilissimo, Devot.mo et Obbligatissimo Servitore Marzio Palocci Arciprete.

Stemma della Compagnia della Misericordi o San Giovanni decollato.

Stemma della Compagnia della Misericordi o San Giovanni decollato.

Segue altra lettera del Reverendo Palocci tramite la quale da notizie al Duca sia sull’intenzione della Confraternita della Misericordia di rifondere una nuova campana per la loro chiesa oggi in via Umberto I, sia sui lavori che si stavano facendo all’altare maggiore della Collegiata facendo riferimento alle misure del quadro che rappresenta il martirio di Santo Stefano attribuito al pittore Giacomo Zoboli.

Chiesa della Misericordia in via Umberto I

Chiesa della Misericordia in via Umberto I

In ubbidienza di ciò che l’Ecc.za Vostra m’ingiunge colla pregiatissima sua, in data 18 del presente febraro, ho fatto intendere a questi ufficiali della Compagnia del SS. Sagramento l’operato da V. Ecc.za per impedire, che il Ministro di Giustizia in altre occasioni che possano darsi di passaggio per questo Territorio, non abbia ad accostarsi all’Osteria di Prato Capanna, e molto meno abbia a servirsi di violenze, e minacce. Intorno poi all’esposto, a nome degli Ufficiali della Compagnia della Misericordia devo riferire come divotamente faccio che è verissimo, che la Campana di detta Chiesa è rotta da molti anni in qua, e che li Fratelli cercano di rifarla di grandezza alquanto maggiore di quello sia la presente, mentre questa pesa libre cinquantasei, ed essi vorrebbero farla di libre ottanta; perché fare l’assegnamento, che hanno, sono le suddette libre cinquantasei di bronzo, e cinque scudi di denaro, che la povera Compagnia si sforzerà di aggiungervi, di che fatto il calcolo con vendere il bronzo della Campana rotta a ragione di baiocchi quindici la libra come è solito vendersi, si trova ascender la somma, che puole improntare la Campagnia a scudi 13:50: onde per farla di libre ottanta a raggione di baiocchi ventisette e mezzo la libra, che è il prezzo consueto del bronzo fuso ad uso di Campana, mancherebbero scudi otto e bajocchi sessanta, per li quali supplicano l’Ecc.za Vostra far loro la carità. La suddetta Campana vorrebbero pigliarla già fatta per provarne il tuono, e non porsi all’incombenza della nuova rifusione che puol riuscire bene, o male con pericolo di avere la campana di cattivo suono: che però vorrebbero pregare il Signor Gerosi a prendergliela da un campanaro suo amico, che è quello che pochi anni sono rifuse una delle campane di questa Collegiata. Si rimettono però in tutto alle disposizioni di V, Ecc.za.

Quadro dell'altare centrale rappresentante la lapidazione di Santo Stefano e attribuito a Giacomo Zoboli.

Quadro dell’altare centrale rappresentante la lapidazione di Santo Stefano e attribuito a Giacomo Zoboli.

Il Quadro del nostro Altare Maggiore rappresentante la lapidazione di Santo Stefano è di buon pensiero, e idea, ma però copia di mano qui incognita, e poco buona, per quanto mi dice chi se ne intende più di me, che ho poca cognizione di pittura. Vi sono alcune piccole rotture, che sarebbero rimediabili, ma io per me[…], che detto Quadro non sarà coerente al nuovo Altare, che l’Ecc.za V. sento faccia travagliare con magnificenza. Le trasmetto intanto, come mi ordina, qui acclusa la misura dell’altezza, e larghezza del Quadro fatta fare in pianta da uno di questi stuccatori, che ha lavorato in questa Chiesa. Credo però che lo scarpellino, che lavora il nuovo Altare la potrà dare più certa, ed esatta, avendo esso la misura di tutto l’Altare, ed in conseguenza anche del vano del Quadro; ne sopra quanto si è degnata comandarmi mi occorre all’Ecc.za V. dir altro.

Bracciano 1 marzo 1741,

Umilissimo, Devotissimo e Obbligatissimo Servitore Marzio Palocci Arciprete

Pianta del quadro

Pianta del quadro

Concludiamo per ora questo articolo con la lettera della Compagnia della Misericordia dove si chiede al duca Baldassarre Odescalchi di poter rifondere la campana della loro chiesa, come si legge anche nella lettera precedente.

Ill.mo, et Ecc.mo Signore

L’Officiale della Venerabile Compagnia della Misericordia, e San Sebastiano di Bracciano, Umilissimi Oratori, e Vassalli di V.E. umilmente espongono, che essendosi rotta la Campana della Chiesa di detta Compagnia da molti anni in qua, et attesa la necessità in cui si nova di rifondarla, per avere ottenuto dal Regnante Sommo Pontefice l’Indulgenza plenaria per tutta l’ottava dei Morti coll’esposizione del Venerabile, in detti giorni s’è fatto altare privilegiato tutti li venerdì dell’anno, ove si dicono più messe, coll’elemosine di questo Popolo Benefattore; e non avendo detta Compagnia possibilità di fare detta spesa; supplicano pertanto l’Innata pietà, e clemenza dell’E.V. volersi degnare di qualche elemosina per fare detta opera pia, che non mancheranno far pregare S.V.M (Santa Vergine Maria) anche dai suoi Confratri per la conservazione dell’E.V., e di tutta l’Ecc.ma Casa Sua.

I documenti provengono tutti dall’Archivio di Stato di Roma, fondo Odescalchi.

 

 

Il campanile della chiesa Collegiata di Santo Stefano a Bracciano

 

Duomo di Santo Stefano a Bracciano. Il campanile in restauro. (foto di Giovanni Bonetti)

Duomo di Santo Stefano a Bracciano. Il campanile in restauro. (foto di Giovanni Bonetti)

 

In questi giorni di aprile 2015 ho saputo che il vecchio campanile di Santo Stefano è in via di restauro e allora voglio partecipare all’evento riportando alcuni documenti legati ad esso.

 

Il Campanile cinquecentesco della chiesa di Santo Stefano, particolare dell'affresco degli Zuccari che si trova nel castello Orsini-Odescalchi di Bracciano.

Il Campanile cinquecentesco della chiesa di Santo Stefano, particolare dell’affresco degli Zuccari che si trova nel castello Orsini-Odescalchi di Bracciano.

 

Il campanile cinquecentesco che si vede raffigurato nel famoso ovale affrescato dagli Zuccari e che si trova all’interno del castello Orsini-Odescalchi, aveva il tetto a cuspide e finestrelle quasi come quello della chiesa di San Giovanni Battista che ancora possiamo ammirare a Magliano Romano.

 

Campanile della chiesa di San Giovanni Battista a Magliano Romano.

Campanile della chiesa di San Giovanni Battista a Magliano Romano.

 

Questo come leggerete nella trascrizione delle “Conventiones per ruina Pinnaculi Sancti Stephani”, venne abbattuto nel 1606.

Infatti nel documento stilato dal notaio pubblico di Bracciano, Paolo Adriani, è scritto che l’Arciprete Martino Mastricio e Battista Rosti “compagni santesi “ della Fabbrica di Santo Stefano, affidano al mastro muratore Francesco Bigonio con l’intervento del signor Pietro Veri, “architetto di Sua Eccellenza Illustrissima” (Don Virginio Orsini), il lavoro di abbattere il Campanile della chiesa.

Riguardo l’architetto Pietro Veri l’unica citazione che ho trovato è nel Dizionario Biografico Treccani alla voce “Cardi Lodovico detto il Cigoli” dove si legge : “…sovrintese al rifacimento di palazzo Firenze (realizzato da Pietro Veri)…”Il  palazzo di cui si parla si trova a Roma nell’omonima piazza Firenze.

 

Stemma di Martino Mastricio che oltre ad essere Arciprete della Collegiata di Santo Stefano fu anche notaio dal 1594 al 1613. Lo stemma è d'azzurro alla fascia d'oro caricata di un'anguilla ondeggiante d'argento, accompagnata in capo da uno struzzo del suo colore e in punta una luna rossa, La descrizione dello scudo è dello stesso Mastricio.

Stemma di Martino Mastricio che oltre ad essere Arciprete della Collegiata di Santo Stefano fu anche notaio dal 1594 al 1613. Lo stemma è d’azzurro alla fascia d’oro caricata di un’anguilla ondeggiante d’argento, accompagnata in capo da uno struzzo del suo colore e in punta da una luna rossa. La descrizione dello scudo è dello stesso Mastricio.

 

Demolizione del campanile

 

Trascrizione

Die 29 d’ottobre 1606

In Nomine Domini Amen. Se dechiara per la presente per me Notaro pubblico infrascritto come dovendosi  rovinare e gettare a terra il Campanile della Chiesa di Santo Stefano di Bracciano per rifarsi di nuovo a suo tempo. Il Signor Martino Mastritij Arciprete di detta Chiesa, et messer Battista Rosti compagni santesi della fabbrica della prefata Chiesa, convengono con Mastro Francesco Bigonio muratore qui presente e con l’intervento anco del Signor Pier Veri architetto di S. E. Ill.ma che il predetto Mastro Francesco sia tenuto, et obbligato, si come al presente s’obbliga di rovinare, et mandare a terra detto Campanile a sue proprie spese, fino all’ultimo dado, o ver cornicetta sotto il tetto di detta Chiesa, cioè l’ultimo più vicino a terra, portando li sassi, et li conci di detta rovina dietro al forno delle socce comune contiguo alle muraglie della Rocca, accomodandole una sopra l’altra a guisa di catasta distintamente, et il calcinaccio di detta rovina portarlo via lontano da detta Chiesa dove tornerà meglio al detto Mastro Francesco, et circa le altre rovine di detto Campanile cioè ferramenti, mattoni, travi, et altri legnami s’intendano, e siano liberi da detta chiesa con farne inventario d’ogni cosa subito finito di buttare a terra detto Campanile. Et il prefato Mastro Francesco, la prefata conventione, et obbligo l’ha fatto et fa con li soprascritti Signor Arciprete, et messer Battista Rosti santesi della prefata Chiesa, per prezzo, et nome del prezzo cossì d’accordo convenuto di scudi cento e dieci di moneta di giulij dieci per scudo, a conto de’ quali li presenti signori Santesi promettono, et s’obbligano darli, et sborsarli in tanta bona, et corrente moneta, scudi cinquanta per tutto il giorno di Omnia Santi, et il restante sino al compimento di scudi 110 s’obbligano sborsarglieli nel mese di marzo prossimo che verrà dell’anno 1607, qui in Bracciano liberamente, nel qual tempo si doverà cominciare a fabbricare il nuovo Campanile, et in tal caso che si comincia a fabbricare il detto Campanile si convengono che il detto Mastro Francesco sia tenuto, et obbligato si come al presente s’obbliga repigliarse le dette rovine del prefato Campanile, cioè ferramenti, conci, legnami, sassi, et mattoni con tutto quello viene per la rovina per sé, in ricompensa delli cento e dieci scudi come di sopra, li quali adesso per all’hora, e per sempre s’intendano haverli riceuti a conto, et a nome del lavoro, e fabbrica da farsi per detto Campanile nuovo. Che per ossevanza de suddette cose essi signori Santesi obbligano tutti li beni della detta fabbrica, et esso Mastro Francesco lo stesso suoi heredi e beni nella […] della Reverenda Camera Apostolica […].

Questo documento  finisce qui in quanto è mancante della pagina finale dove i convenuti e i testimoni sottoscrissero il contratto.

Segnatura: Archivio di Stato di Roma, Notai di Bracciano, b. 27, Notaio Paolo Adriani, p. 129r-130r.

Lavorazione delle pietre

Dopo che il muratore mastro Francesco Bigonio terminò la demolizione del vecchio campanile, il Consiglio della Comunità di Bracciano riunitosi il giorno 10 maggio 1609 deliberò che il Campanile di Santo Stefano doveva “farsi per conto della Communità, obbligandosi per 2000 scudi in cinque anni, cioè scudi 400 per anno assegnati sull’entrate della Doganella“.

I due Consiglieri deputati a trattare sui lavori da farsi  erano Luzio Pagnotta e Alessandro Fioravanti. Questi il 15 maggio 1609, davanti al notaio pubblico di Bracciano Francesco Barcha, assegnano l’esecuzione della lavorazione della pietra al lapicida (scarpellino e scultore) Pietro Albertini (1). Nel contratto viene richiesto che “ le pietre come che anderanno per uso, et servitio del detto Campanile, ben lavorate conformi al disegno fatto dal Signor Pietro Veri architetto di S.E.”. Le pietre dovevano essere cavate dove voleva l’Albertini ma “vicino però a Bracciano” e il numero dei cavatori dovevano essere “a sufficienza, et che li sarà ordinato da detti Signori Deputati”. Messer Pietro doveva iniziare i lavori al più presto e il prezzo del lavoro fu concordato per 150 scudi.

Segnatura:

A. S. R., Notai di Bracciano, b.56, Notaio Francesco Barcha, pp.135r-136v.

A.S.C.B, Bracciano Archivio Storico Comunale, b.77, Memorie storiche di Bracciano, Nardini Domenico Antonio, quinterno 6, parag. 103.

(1) Pietro Albertini lavorò come scultore e scalpellino alla Fabbrica di San Pietro. tra luglio e il 6 agosto del 1610  insieme al fratello Betto durante  la costruzione della nuova facciata di San Pietro e il 24 maggio 1621, sempre per la Fabbrica, fece alcuni lavori al campanile verso il camposanto. (vedi: Fonti per la storia artistica romana al tempo di Paolo V, a cura di Anna Maria Corbo e Massimo Pomponi, in Strumenti CXXI, pubblicazioni degli Archivi di Stato, Roma 1995).

Contratto per l’acquisto di calce.

Il mese successivo, la Comunità di Bracciano, tramite gli stessi deputati, Lutio Pagnotta e Alessandro de Floravantibus decidono di acquistare altro materiale per la fabbrica del Campanile. Il 19 giugno 1609 sempre davanti al notaio pubblico di Bracciano, Francesco Barcha, contrattano l’acquisto di calce con il fornaciarius Camillo Morelli di Manupello abitante a Manziana, paese appartenente all’Arciospedale del Santo Spirito di Roma.

I due consiglieri chiedono a mastro Morelli “pesi duecento di calce de libre quattrocento per peso per tutto il mese di Agosto prossimo, che sia buona, et recipiente ben cotta da pesarsi, et farsi pesare dalli detti signori Deputati” il prezzo stabilito è di baiocchi trentacinque a peso.

A.S.R., Notai di Bracciano, b. 56, Notaio Francesco Barcha, pp. 151r-v.

Stemma della famiglia Fioravanti, si trova nell'omonima via a loro dedicata dove avevano una loro abitazione.

Stemma della famiglia Fioravanti, si trova a Bracciano nell’omonima via a loro dedicata dove avevano una loro abitazione.

 

Contratto d’acquisto di mattoni

Il 15 maggio 1611, sempre dal notaio pubblico Francesco Barcha, il fornaciarius Francesco Dominici fiorentino promette ai signori Antonio Fascina e Alessandro Fioravanti, consiglieri deputati alla Fabbrica del nuovo campanile della Collegiata di Santo Stefano, di consegnare “tanti mattoni quanti faranno al bisogno per la detta Fabbricha” e che “tra quindici giorni promette se ne debbia dare et consegnare migliara dieci di detti mattoni ad ragionem juliorum venticinque per ogni migliaro”.

A.S.R., Notai di Bracciano, b. 56, Notaio Francesco Barcha, pp. 393r-v.

Nuovo contratto d’acquisto di calce

Il giorno 2 luglio 1612 i due consiglieri deputati dalla Comunità di Bracciano per i lavori al Campanile, Alessandro Fioravanti e Antonio Fascina, contrattano un nuovo carico di calce. Al fornaciaro Camillo de Manupello gli vengono chiesti “pesi numero quattrocento di calce da pesarsi alla fontana di Bracciano ò vero dove se portarà per prezzo et valore di baiocchi trentacinque il peso, come d’accordo quale calce detto messer Camillo promette che sarà cotta per tutti li 20 di Agosto prossimo da venire bona et recipiente, et se debbia fare alle calcare del Zambuco”.

A.S.R., Notai di Bracciano, b. 56, Notaio Francesco Barcha, pp. 498r-v.

Stemma araldico della famiglia Pagnotta. Si trova nella cappella dedicata all'Assunzione della Vergine della chiesa di Santa Maria del Riposo a Bracciano.

Stemma araldico della famiglia Pagnotta. Si trova sopra l’arco della cappella dedicata all’Assunzione della Vergine nella chiesa di Santa Maria del Riposo a Bracciano.

 

Ultimi lavori

Dopo undici anni dall’inizio del rifacimento del nuovo campanile, finalmente viene scritto il contratto più importante, quello che darà inizio agli ultimi lavori. Nel documento si nota la presenza di più responsabili della Comunità e le maestranze sono diverse ma con cognomi che ci fanno supporre imparentati ai precedenti.

Il 15 settembre 1617, davanti al notaio pubblico Giovanni Giacomo Salsa, sono riuniti non solo i due deputati responsabili della fabbrica del campanile di Santo Stefano di Bracciano, Antonio Fascina e Ferdinando Gambacurta, ma anche i due Priori del momento, Pietro Pagnotta e Giovan Battista Salsa. Questi che rappresentano tutta la Comunità di Bracciano affidano gli ultimi lavori di pietra al lapicida e scultore Benedetto Albertini e promettono di pagarlo con scudi cinquecento dieci. Nello stesso atto promettono ai mastri muratori Giovanni Maria Bigonio e Pompeo Paleari la somma di scudi quattrocento, quota parte di novecentodieci, per tutti i lavori di muratura.

La chiesa Collegiata di Santo Stefano. Particolare del cabreo  di Bracciano dipinto dall'architetto ed agrimensore Girolamo Piaggese nel 1752.

Chiesa Collegiata di Santo Stefano. Particolare del cabreo di Bracciano dipinto dall’architetto ed agrimensore Girolamo Piaggese nel 1752.

Detti muratori siano obbligati d’atturar le bugne che sono in detto Campanile, nettarlo, et risarcirlo, levar li ponti, et mettere la palla, impiombarla, accomodare la croce, et altro che fosse bisogno per detto effetto, di sua però maestranza.

restauro del campanile, 1929

Nel restauro del campanile nel 1929 si nota la presenza di un riquadro marmoreo, è forse lo stemma degli Orsini ? Foto dei Cineamatori di Bracciano (Gianni Flamini)

Item, che detto scarpellino sia obbligato a fare l’inscritione in una fenestra del primo ordine del Campanile con le arme che li sarrà ordinate, le lettere et il tutto sia di marmo, et ben lavorate, et ben fatte compreso il tutto nella somma detta di sopra.”

A.S.R., Notai di Bracciano, b. 59, Notaio Giovanni Giacomo Salsa, pp.950r-951v.

Chiesa di Santo Stefano prima che venissero montate le impalcature per il restauro. (foto di Giovanni Bonetti)

Chiesa di Santo Stefano prima che venissero montate le impalcature per il restauro. (foto di Giovanni Bonetti)

Qui terminano le notizie sul nuovo campanile ma la ricerca continua.

 

La festa dell’Ascensione a Bracciano

L’Ascensione viene festeggiata quaranta giorni dopo la Pasqua e ricorda la salita al cielo di Nostro Signore Gesù Cristo. A Bracciano nello stesso giorno, come leggiamo nel documento trascritto, veniva festeggiata anche un’immagine dedicata alla Madonna della Cava; questa era molto venerata dai braccianesi come è attestato da diversi documenti che la menzionano, ma purtroppo nessuno la descrisse e pertanto non siamo riusciti a raffigurarla. Il testo appresso trascritto è un atto notarile rogato davanti al notaio pubblico Giovanni Giacomo Salsa

Il giorno 12 maggio 1613, avvicinandosi la festa dell’Ascensione che in quell’anno cadeva il giorno 16 dello stesso mese, nel palazzo della Comunità alla presenza del notaio suddetto si riunirono trentuno giovani braccianesi appartenenti alle famiglie più antiche e abbienti della città. I confratelli si erano adunati per scrivere e sottoscrivere i precetti necessari alla realizzazione e al buon esito della Festa. Tutti i partecipanti dovevano comunque lasciare una quota in danaro; tra gli aderenti venivano eletti in vari incarichi quelli che dovevano organizzare e far funzionare la Festa, se l’eletto rifiutava doveva pagare una penalità che variava secondo l’importanza della carica ricusata. Buona lettura

 

Processione (disegno di P. Santocchi)

Processione (disegno di P. Santocchi)

 

Trascrizione:

Die 12 mensis Maij 1613

Si coadunarono nel Palazzo della Magnifica Comunità di Bracciano l’infrascritti giovani della festa della Santissima Ascentione per discorrere, et fare alcuni capitoli, et conventioni per tirare avanti detta festa ad honore della Santissima Ascentione, et della Beata Vergine della Cava:

Il Signor Napoleone Orsino; il Signor Gio: Battista Saminiati; Messer Tullio Pagnotta; Messer Francesco Barca; Messer Filippo Sermattei; Messer Achille Salsa; Messer Caterino Baione; Messer Paolo Salsa; Messer Paolo Santi; Messer Angelo Rodamonte; Messer Gio: Antonio Pizzichelli; Messer Carlo Grillo; Messer Francesco Santi; Messer Antino Granci; Messer Antino Baccioni; Messer Giuseppe Milvi; Messer Domenico Cintij; Messer Antonio Cecchini; Messer Alessandro Petrucci; Messer Matteo Cutta; Messer Francesco Zuccari; Messer Horatio Bigonio; Messer Horatio Santi; Messer Domenico Paluzzo; Messer Paolo Meniconi; Messer Domenico Milvi; esser Signori non curandosi pagar le pene, perciò si giudica essere buono fare novi capitoli, et aumentare le pene nel modo infrascritto:

Messer Agostino Pechini; Messer Giuseppe di Vincenzo; Messer Livio Taracchi; Messer Gio: Grasso; Messer Donato Cristofari.

Processione (disegno di P. Santocchi)

Processione (disegno di P. Santocchi)

In prima si fa intendere a tutti noi altri Signori che altre volte sono stati fatti capitoli, et ordinazioni per detta festa rogati da Messer Francesco Barcha Notaro Pubblico sotto il dì 21 d’aprile 1609, quali ad alcuni pare siano […] pena, et che sia la verità molti renuntiano esser Signori non curandosi pagar le pene, perciò si giudica essere buono fare novi capitoli, et aumentare le pene nel modo infrascritto:

Chi non accetterà la Signoria sia tenuto pagare scudi sei di moneta.

Chi non accettarà l’offitio del Capomazziero sia tenuto pagare scudi tre di moneta.

Chi non accettarà l’offitio del Scalco sia tenuto a pagare scudi doi di moneta.

Chi non accettarà l’offitio del sotto Capomazziero debba pagare uno scudo d’oro.

Chi non accettarà l’offitio d’accomodar la S.ma Madonna debba pagare uno scudo per ciascuno

Chi non accettarà il depositar iato debba pagare uno scudo di moneta.

Chi non accettarà l’offitio del Battigliero debba pagare scudo uno d’oro.

Chi non accettarà l’offitio del mastro de cerimonie debba pagare uno scudo d’oro.

Chi non accettarà l’offitio dell’esattore debba pagare uno scudo d’oro.

Chi non accettarà l’offitio del spenditore debba pagare uno scudo d’oro.

Chi non accettarà l’offitio del Despensiero et Credentiero debba pagare uno scudo.

Item che tutti li sopranominati, et altri che sono nella festa , et che pro tempora vi entraranno , et poi non vorranno esserci debbano pagare uno scudo per ciascuno, et s’intendano esclusi da detta festa quando li cinque giulij soliti a suoi debiti tempi.

Item che li sopradetti pagamenti si debbano pagare al Signore accettante.

Item chi accettarà la Signoria, et non la mandarà in esecuzione sia tenuto pagare al Signore accettante scudi venticinque di moneta quando farrà la festa.

Fu cominciato a discorrere sopra di quanto si contiene in questo foglio, et il SignorNapoleone cominciò in prima a dire il suo parere, et disse che s’osservino i soprascritti capitoli fatti adesso.

Et tutti gli altri dissero il medesimo che ha detto il Signor Napoleone, da Messer Giuseppe Milvio in poi che disse che s’osservino li capitoli fatti già per l’atti di Messer Francesco Barha, et cossì tutti partirno havendo dato ordine a me Gio: Giacomo Salsa Notaro Pubblico da Bracciano secondo quanto di sopra si contiene , questo dì, et anno suddetto.

Io Gio: Giacomo Salsa mano propria.

A.S.R., Notai di Bracciano, b. 59, Notaio Giovanni Giacomo Salsa, pp.501r-502v. Vedi anche pp.19r-20d.

 

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Questa voce è stata pubblicata il aprile 15, 2014 da in Uncategorized.
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