Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Roma 1796, Due prodigi avvenuti alle immagini della Madonna situate vicino i Palazzi Orsini e Odescalchi

A Roma, nell’estate del 1796, si verificarono diversi prodigi che destarono meraviglia. A partire dal 9 di luglio e per alcuni mesi successivi, molte immagini sacre, specialmente della Madonna, esposte nelle chiese, nelle strade, piazze e in case private, iniziarono a manifestare “prodigiosi movimenti degli occhi, producendo sentimenti di tenerezza, di pietà , di commozione” alla cittadinanza.                                                                                           I fenomeni non passarono inosservati alle autorità ecclesiastiche e di queste ventisei immagini vennero sottoposte a regolari processi; gli atti vennero depositati dal notaio Cicconi per esser messi a disposizione del pubblico.           madonnella-rione-sangelo                                                                                                                                                          Il Rev.Giovanni Marchetti, su ordine dei Superiori, ne fece una narrazione che venne pubblicata nel 1797 dal titolo: “De’ Prodigi avvenuti in molte sagre Immagini specialmente di Maria Santissima…” per le stampe di Zempel presso Vincenzo Poggioli, Roma. Nel centenario di questi avvenimenti il Circolo della Immacolata ne fece una ristampa, ampliandola con altre notizie storiche che “mettono in rilievo i pii sentimenti con cui Roma corrispose ai benefici della Vergine”. I devoti romani pensarono che il prodigio dello “sguardo amoroso di Maria ” rinvigorisse la loro fede e li preparasse per” disporlo alle lotte e ai cimenti” che “il turbine rivoluzionario” partito dalla Francia stava arrivando sull’Italia e su Roma.     Da questi testi ho tratto solo due fatti: quello accaduto all’immagine della Madonna che si trovava sotto l’arco di Grotta Pinta, vicino la chiesa di jus patronato della “Casa Orsina” e quello della Madonna nel vicolo del Piombo accanto al Palazzo Odescalchi.

Palazzo Odescalchi ai SS.Apostoli

Palazzo Odescalchi ai SS.Apostoli

Il palazzo Odescalchi con la sua bella facciata berniniana si trova di fronte la basilica dei SS. Apostoli e si estende tra la Piazza omonima, vicolo del Piombo, via del Corso e via dei Santi Apostoli.

Livio I Odescalchi duca di Bracciano

Livio I Odescalchi duca di Bracciano

Venne edificato nell’area del turrito palazzo dei Benzoni ed è appartenuto ai Colonna, ai Ludovisi, ai Chigi e quindi agli Odescalchi. Alla sua costruzione lavorarono oltre all’architetto Bernini, il Salvi, il Vanvitelli, il Maderno e Raffaele Ojetti che nel 1888 dopo l’incendio rifece la facciata su via del Corso.

Innocenzo XI (1676-1689)

Innocenzo XI (1676-1689)

Quando i Chigi si trasferirono nell’altro palazzo di piazza Colonna questo divenne la residenza di Benedetto Odescalchi, futuro Papa Innocenzo XI (1676-1689) e di suo nipote Livio il futuro duca di Bracciano. Proprio Livio Odescalchi iniziò ad abbellire il Palazzo con mobili preziosi, quadri ed altri oggetti appartenuti a Cristina di Svezia e vi ospitò, ricevendola splendidamente, la regina Casimira, vedova di Giovanni III di Polonia. Nel 1745 venne acquistato da Baldassarre I Odescalchi e questa famiglia ancora lo detiene. Vicolo del Piombo è una strada che da piazza  SS.Apostoli, affiancando un lato del palazzo Odescalchi conduce a via del Corso, un tempo chiamato anche “Stretto”;il palazzo era unito all’altro da un arco veniva chiamata via Arco del Piombo. Qui accadde quello che descrisse il reverendo Marchetti.

Stemma Odescalchi

Stemma Odescalchi

Trascrizione

“Immagine di Maria Santissima posta su la Piazza de’ SS. Apostoli sotto l’arco contiguo al Palazzo di Bracciano.

Il 9 luglio anche questa Immagine che ha gli occhi socchiusi, o meglio un po’ di color nero che si travede fra le palpebre cominciò a mostrare il prodigioso moto come le altre, lento e senza tremolio o vibrazione. Si trova deposto di questa che alcuna volta, sollevatesi le palpebre, l’occhio rimase in questo stato aperto e visibile per più di un Ave Maria, prima di tornare a richiudersi; la qual cosa eccitava nei circostanti speciale commozione e pianto.

Maria Santissima dell'Arco del Piombo

Maria Santissima dell’Arco del Piombo

NOTIZIE

Sino al 1893 si conservò l’arco indicato dal Marchetti che poggiava tra i palazzi Odescalchi e Ruffo. I Mazzoleni, divenuti proprietari del palazzo Ruffo, v’intrapresero un gran lavoro di restauro e rimasto poi interrotto. Fu allora demolito l’arco dal quale era stata tolta fin dal 1890 l’immagine che la casa Odescalchi ritirò nei suoi appartamenti collegandola in capo al letto dei principini. All’epoca del prodigio il quadro era semplicemente appeso nella parete del palazzo Ruffo abitato allora dal cardinale Hertzan: quindi riposto entro cornice dorata  con cristallo fu sistemato, per meglio conservarlo, sotto l’arco adornandolo di stucchi e pitture rappresentanti angeli e serafini. Nella parete di contro leggevasi la strofa riportata dal Rufini:

Amabil madre e amante

Volgi pietosa il ciglio

A chi non è tuo figlio  

Ma figlio tuo sarà.

L’immagine è assai devota; la Vergine è rappresentata a mezzo busto con le mani congiunte in mezzo al petto e la testa alquanto inclinata verso la destra, ed ha gli occhi modestamente socchiusi”.

Stemma Orsini

Stemma Orsini

Prima di passare alla cronaca del Reverendo Giovanni Marchetti sul prodigio avvenuto nell’Arco di Grotta Pinta, colgo l’occasione per inserire qualche notizia storica sul luogo di questi avvenimenti.

L’arco si trova nel VI rione di Roma chiamato Parione, in questo come in quelli di Regola, Sant’Angelo e Ponte la “Casa Orsina” aveva diverse proprietà. In Parione però, vicino a Campo de’Fiori, gli Orsini sui resti del Teatro di Pompeo, chiamato nel medio evo “Trullo”, dopo il 1150 edificarono la loro prima roccaforte munita di torre che, nelle pergamene del 1200, è nominata “Arpacaca o Arpakake”, un nome curioso e ancora misterioso, sicuramente dovuto ad una corruzione dialettale.

Torre dell'Orologio degli Orsini

Torre dell’Orologio degli Orsini

Nel 1296 venne distrutta e successivamente riedificata dotandola di un orologio, per questo lo chiamarono il “Palazzo dell’ Orologio”. Comunque il vero Palazzo venne fatto costruire intorno al 1450 dal nipote di papa Eugenio IV, il cardinale  Francesco Condulmer, successivamente il cardinale Pietro Regino lo fece affrescare e ornare di statue poi, passò a Virginio Orsini.

Praticamente il Palazzo degli Orsini insieme ad altre costruzioni ad esso addossate era simile a un’isola che aveva come perimetro le vie dei Giubbonari, del Biscione, dei Chiavari e piazza del Paradiso. Nell’interno vi sono due chiese, una dedicata a Santa Barbara (dei librai) e l’altra a Santa Maria di Grotta Pinta, adiacente a questa un breve arco univa ed unisce la piazzetta di Grotta Pinta con via del Biscione dove avvenne il prodigio.

Santa Maria di Grotta Pinta

Santa Maria di Grotta Pinta

La chiesa di Grotta Pinta” è attaccata al palazzo della Casa Orsina, questi ne furono i fondatori ed avevano lo Juspatronato”. La chiesa viene menzionata per la prima volta nel testamento del 1 dicembre 1279 fatto da Matteo Orso, figlio di Napoleone e nipote di Giangaetano Orsini. Nel documento si legge che Matteo Orso dona una” planeta alla “Ecclesia Sancte Marie de Cripta Picta”; lo stesso farà il cardinale Francesco Orsini nel suo testamento del 1304, lasciando un legato alla chiesa di “Sancte Marie de Cripta Picta”.In questa si venerava un’icona che rappresentava la Vergine,che si diceva fosse stata trovata in una grotta, probabilmente in una costruzione sotterranea, tra i ruderi del Teatro di Pompeo, sopra al quale, con gli stessi materiali, si edificò gran parte del fortilizio degli Orsini e del Rione.

Icona di Santa Maria di Grotta Pinta (foto di Corrado de Grazia, riproduzione vietata)

Icona di Santa Maria di Grotta Pinta (foto di Corrado de Grazia, riproduzione vietata)

Comunque se oscura è la sua provenienza sappiamo che è una delle sei antichissime icone di Roma dette “Madonne Avvocate” accomunate dalla tradizione che “le vuole dipinte da San Luca e per questo furono ritenute nei secoli miracolosissime”. Le immagini vengono dette “avvocate” perchè rappresentano ”la Vergine nel tipico gesto di intercessione con le braccia sollevate in atto di preghiera”, che “media presso il figlio per l’uomo che soffre”. La tavola della Madonna di Grotta Pinta, dopo il restauro avvenuto nel 1968, è stata datata al XII secolo; e a differenza delle altre racchiude, nell’interno di una fibula rotonda, che sta nel petto dell’Immagine e, come si legge intorno alla cornice, le reliquie dei SS.Quaranta Martiri, di Papa Felice, di San Marco e Marcellino; inoltre nel lato sinistro del petto si vede una placca aurea nella quale è impresso il busto di Cristo.

Virginio Orsini II duca di Bracciano

Virginio Orsini II duca di Bracciano

Nel 1598 Virginio Orsini, secondo duca di Bracciano, la fece restaurare e “la ridusse in bella forma” come si legge in una lapide esposta nell’interno della chiesa. L’anno successivo, durante i lavori di ripristino dell’altare maggiore, il Rettore Giacomo Tosi da Formello della diocesi di Nepi, trova una pergamena dove è scritto che l’altare e la Chiesa vennero rifatte e consacrate il giorno 8 dicembre 1343, per onorare l’Immacolata Concezione della Santissima Vergine; lo stesso canonico per dimostrare che la chiesa era antecedente al 1343, riferiva di essere in possesso di un istrumento notarile nel quale risultava che 24 anni prima alla chiesa furono donate due case.

S.maria di grotta pinta (2)

Il 25 giugno 1362 il canonico Stefano Palosci Vicario Generale del cardinale Ugo, del titolo di San Lorenzo in Damaso, nomina Nicola Masini di Montelmo rettore della chiesa di Santa Maria di Grotta Pinta. Probabilmente avvenne, subito dopo la consacrazione del 1343, che un tale Pietro Matteucci fondasse in questa chiesa l’Arciconfraternita della SS.Concezione della Beata Vergine Maria.

Stemma Orsini addossato al timpano della chiesa

Stemma Orsini addossato al timpano della chiesa

La Confraternita nel 1465 si trasferì nella vicina San Lorenzo in Damaso portandovi pure la Sacra Immagine della “Madonna Avvocata”, sicuramente col consenso degli Orsini che di questa chiesa erano sempre stati benefattori e ricordiamo che il grande cardinale Giordano Orsini ne ebbe anche il titolo nel 1410 da papa Giovanni XXIII (Antipapa ma per dimissione). Gli Statuti della Confraternita vennero redatti nel 1494 e lo scopo di questo sodalizio era quello di dedicarsi all’assistenza dei poveri e di distribuire ogni anno la dote alle zitelle.

Santa Maria di Grotta Pinta (campanile)

Santa Maria di Grotta Pinta (campanile)

Nella relazione sullo Stato temporale delle chiese di Roma, redatto nel 1662, si dice che l’edificio era lungo 65 palmi, largo 28 e alto 44, aveva un campanile con due campane, due altari e 4 sepolture, non aveva le cappelle. La cura delle anime veniva esercitata da un rettore nominato dal Principe di Bracciano, proprietario della chiesa. Le famiglie erano 139 e la rendita 481 scudi.

Grotta Pinta

Grotta Pinta

Nell’occasione del Giubileo del 1725 l’altare maggiore venne rifatto e fu consacrato il 10 gennaio dal vescovo di Gravina, Cesare Francesco Lucini dell’ordine dei Predicatori. Nel 1728 essendo Rettore Camillo Cavetani furono restaurati anche i due altari laterali e il giorno 14 settembre vennero consacrati dall’arcivescovo Giuseppe de Saporitis che ne determinò la festa per il giorno 31 agosto. Nella chiesa vi erano tre altari, nel maggiore si venerava un’immagine della Madonna di cui non si conosceva l’autore, in quello di sinistra un Crocifisso, opera di Giovanni Antonio Valtellina e in quello a destra un San Giovanni Battista eseguito da Francesco Alessandrini.

Grotta Pinta

Grotta Pinta

La chiesa di Santa Maria di Grotta Pinta è elencata nel catalogo delle parrocchie sin dal 1566, poi nel 1569 diventò insieme ad altre 35 parrocchie filiale del fonte battesimale di San Lorenzo in Damaso che aveva la cura delle anime fin dai tempi antichi; nel 1594 incorporò anche le competenze territoriali della soppressa parrocchia di Santa Barbara dei Librai, quindi anch’essa venne soppressa il primo novembre 1824. L’archivio di questa parrocchia, comprendente registri dei matrimoni, dei morti e dello stato delle anime è conservato nell’Archivio Storico del Vicariato.

S.maria di grotta pinta (3)

La chiesa in questi giorni è in restauro però sulla facciata è visibile, addossato nel timpano triangolare, lo stemma ducale della Famiglia Orsini di Bracciano. Concludiamo parlando dell’Arco di Grotta Pinta, che è addossato alla chiesa e conduce in via del Biscione e, fino a qualche tempo fa, come vedete nelle mie foto allegate, sulla volta vi erano affrescati dei putti. Un tempo in effetti quest’arco presentava dei dipinti con “colonne, festoni e putti” e vi si venerava “l’immagine della Madonna del latte”.               Dopo questo breve tracciato storico che spero non aiuti soltanto la lettura ma soprattutto stimoli la curiosità per approfondire l’argomento.

Trascrizione

Immagine di Maria Santissima col Divino infante tra le braccia

Situata sotto il piccolo arco attaccato alla chiesa parrocchiale di S.Maria in Grotta Pinta.

S.maria di grotta pinta (6)

Il 9 luglio il signor Curato Altobelli temendo non vi fosse luogo ad illusioni od alterazioni di fantasia, dopo aver lungamente ascoltato dalla Chiesa le voci del popolo che acclamava il prodigio del movimento degli occhi della Vergine Santissima, finalmente uscì, e verificò pienamente ciò che attestava concorde la moltitudine. Di questa pure si disse che acquietasse e conservasse maggior vivezza di quella che avea per l’innanzi.

NOTIZIE

L’immagine si trova sotto l’arco detto di Grottapinta, nella parete attigua alla chiesa, e dopo il prodigio, fu chiuso l’arco dal lato della piazza di Grottapinta, lasciandovi due piccole porte pel passaggio, e al di sopra nel centro fu sistemata più convenientemente l’immagine che restava così  meglio  esposta alla venerazione dei passanti. Il diario di Roma del 22 ottobre 1796, riportato in fine del volume, ci descrive le grandi feste fatte nell’occasione del restauro dell’edicola.

Il prodigioso quadro è dipinto ad olio su tavola e rappresenta la Vergine fra nuvole in atto che allatta il bambino Gesù, ed è racchiuso entro cornice di legno dorato, con cristallo protetto da ramata, sopra il quadro trovasi il baldacchino, e sotto una mensola di legno per la lampada, che viene accesa dalla pietà di Casa Orsini.

Nella parete, ove prima stava l’immagine, è rimasta l’iscrizione in marmo che dice:

Elemosina

in onore della B.ma Vergine

 per l’anime del purgatorio.  

In alto sopra una tavola in legno in linea della predetta iscrizione si legge:

Si ricorda ai passeggeri  

che l’elemosina fa trovare  

presso Dio misericordia  

In questi ultimi anni fu ripulito tutto il vano dell’arco, e la volta fu ornata a grandi riquadri a mezze tinte, e nel centro fu dipinto lo Spirito Santo circondato da raggiera a giallo fint’oro. Nelle ore notturne l’arco rimane chiuso da cancelli di ferro.

Madonna del Latte sotto l'Arco di Grotta Pinta

Madonna del Latte sotto l’Arco di Grotta Pinta

DIARIO DI ROMA  n° 2276 IN DATA 22 OTTOBRE 1796

«Tra le molte Sagre Immagini di Maria Santissima, che si contraddistinsero nell’aprire, serrare, e girar gli occhi, nella mattina del 9 luglio, una fu quella, che si venera sotto l’Archetto contiguo alla chiesa Parrocchiale di Santa Maria detta di Grotta Pinta, sotto il titolo della Madonna della Misericordia, dove sempre numeroso è stato il concorso de’ Fedeli a venerarla, e crescendo sempre più la divozione verso della medesima, il Rev.do Sig. D. Pietro Paolo Altobelli Abbate, e Rettore di detta Chiesa pensò di trasportare la Sagra Immagine, dipinta in tavola, all’altare maggiore della Chiesa medesima, che fu ai due 2 del corrente Ottobre, festa della Madonna SS.ma del Rosario, ed ivi fu celebrato un’Ottavario in di Lei onore con Messa, recita del Santo Rosario, e Benedizione del Venerabile. Intanto dal detto Sig. Rettore, essendosi fatto ridurre il sito del predetto Archetto a forma di Cappella ornata, e dipinta con molta eleganza, col permesso de’Superiori, fu stabilito il trasporto della Sagra Immagine nel suo antico luogo per il giorno di Domenica 16 del corrente. Per eseguir ciò dal detto Sig.Rettore non fu nulla tralasciato, acciò riuscisse con decoro, e buon’ordine; e perciò essendo il tutto preparato, dopo le ore 22 recitato il Santo Rosario, fu dato principio alla Processione, che era composta de’Confratelli della Pia Adunanza ivi eretta, tutti con torcia, e colle solite insegne, e di un gran numero di Sacerdoti in cotta pure con torcia, ed infine la Banda Militare, che precedeva la vaga Macchina, dove era collocata la Sagra Immagine circondata da molti lumi, e seguita da numeroso Popolo diretto da alcuni Sacerdoti, che ad alta voce recitavano il Santo Rosario, e che vi era concorso in particolare per l’acquisto della Indulgenza plenaria conceduta a chi confessato, e comunicato fosse intervenuto, o alla visita di detta Immagine collocata in Chiesa, o al trasporto della medesima.

La Processione, dopo aver fatto il giro della Strada de’Chiavari, de’Giubbonari, della Piazza di Campo de’Fiori, de’Baullari, delle Colonne de’Massimi, di Sant’Andrea della Valle, e Piazza del Paradiso, giunse a Piazza del Biscione,dove ha l’ingresso detta nuova Cappella, e levata l’Immagine della Gran Vergine dalla macchina, fu collocata colle prescritte formalità nel suo nuovo ornato, previa la recita di alcune Preci; e la Sacra Funzione  terminò col canto del «Te Deum» in musica, ed allo sparo di numerosi mortaletti. Siccome da’devoti erasi fatto elegantemente apparare, ed illuminare tutto l’esterno di essa Cappelletta, nella sera numeroso fu il concorso del popolo, che veniva trattenuto da una numerosa banda di strumenti da fiato»

Bibliografia:

Vincenzo Forcella, Iscrizioni delle chiese e d’altri edifici di Roma, vol. X, Roma 1877.

Fonti per la storia della popolazione, Le scritture parrocchiali di Roma e del territorio vicariale, in Quaderni della “Rassegna degli Archivi di Stato”, n°59, Roma 1990.

Centenario dei prodigi di Maria Santissima avvenuti in Roma nel 1796: Sunto delle memorie compilate da D. Giovanni Marchetti con aggiunte storiche, Roma 1896.

Pompilio Totti,Ritratto di Roma moderna, Roma 1645.

Armellini M.- Cecchelli C., Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Roma 1942.

Maroni Lumbroso M.- Martini A., Le Confraternite romane nelle loro chiese, Roma 1963.

Guide rionali di Roma, Rione VI-Parione, Parte II, a cura Ceci

Poós Ádám, San Lorenzo in Damaso a Roma, Roma 2013.

Laspia Cristina, Gli occhi che ci guardano, Storia, leggende e miracoli di alcune antichissime icone mariane a Roma, Roma 2010.

Fonti d’Archivio:

Archivio Storico Capitolino, II.A.011, 033,  pergamene. Giovanni XXIII conferisce al cardinale Giordano Orsini il titolo di San Lorenzo in Damaso. 16 gennaio 1410.

Archivio Storico Capitolino, II.A.02, 011 e 012, pergamene. Testamento di Matteo Orso. 1 dicembre 1279.

Archivio Storico Capitolino, II.A.03, 09. Testamento del cardinale Francesco Orsini, 1304.

Archivio Storico Capitolino, II.A.05, 042. Nomina alla rettoria di Grotta Pinta. 25 giugno 1362.

Un commento su “Roma 1796, Due prodigi avvenuti alle immagini della Madonna situate vicino i Palazzi Orsini e Odescalchi

  1. augustosantocchi
    febbraio 9, 2014

    L’ha ribloggato su Augusto Santocchi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il febbraio 8, 2014 da in Uncategorized.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: