Augusto Santocchi

Ascoltare il passato con gli occhi

Bracciano:Tre Sommi Pontefici nel castello Orsini-Odescalchi

 

castello Orsini-Odescalchi

Castello Orsini-Odescalchi

Nel castello Orsini-Odescalchi di Bracciano nei secoli soggiornarono diversi personaggi illustri. La sua costruzione iniziò quasi certamente nel 1470 e terminò nel 1496. Nel 1478, quindi già agli inizi della sua fase costruttiva, venuto a Bracciano papa Sisto IV, dicono le cronache che fu ospitato nell’ala nord del castello, evidentemente già ultimata.       

In questo articolo presenterò le relazioni e memorie delle “venute” di tre pontefici nel castello Orsini. Premetto che, in parte, quello che leggerete è abbastanza conosciuto da chi si interessa alla storia locale di Bracciano e degli Orsini, ma poiché queste cronache si trovano sparse in vari libri e archivi, ho pensato di riunirli per facilitare e magari stimolare la curiosità a quanti desiderano conoscere meglio il territorio.  

Il primo documento riguarda la breve permanenza a Bracciano del pontefice Sisto V (Felice Peretti, 1585-1590) nel 1588. La relazione di questo avvenimento si deve alle lettere che Giovanni Nicolini, ministro a Roma del Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici e di Virginio Orsini secondo duca di Bracciano.

Sisto V

Sisto V

Il Nicolini come ambasciatore di Toscana a Roma, scriveva per informarli su quanto accadeva nella Corte papale. Da questa corrispondenza, raccolta e trascritta da J.A.F. Orbaan, ho estratto la lettera che racconta il soggiorno del Papa a Bracciano.

La visita del Pontefice al castello Orsini non avvenne per caso. Sisto V avendo in mente di blasonare la sua famiglia con le due casate più potenti di Roma, i Colonna e gli Orsini, da quest’ultimo, tornando da Civitavecchia, si fece ospitare a Bracciano per vederne le proprietà. Infatti una nipote, Felice Orsina Peretti-Damasceni era stata promessa a Marcantonio III Colonna, mentre l’altra, Flavia Peretti-Damasceni, al duca Virginio Orsini.  

Stemma di Sisto V

Stemma di Sisto V

Come si deduce dalla corrispondenza del Nicolini, sia Virginio che lo zio cardinale e Granduca di Toscana, Ferdinando de’ Medici, erano particolarmente entusiasti di questa futura parentela.  

Ma ora veniamo al racconto: l’occasione di passare per Bracciano si presentò quando a Civitavecchia furono armate e pronte a salpare le sei galee costruite nell’arsenale ai piedi dell’Aventino. Sisto V le aveva fatte realizzare in breve tempo per contrastare repentinamente i pirati che sempre più arditi percorrevano il Tirreno ed ora voleva andare ad ispezionarle.   Il ministro del Granduca, Giovanni Nicolini, viene a sapere dal Sangaletto, Maestro di Casa del Papa, che questo voleva partire per Civitavecchia per fine maggio (1588) e che al ritorno aveva in mente di sostare a Bracciano; pertanto consapevole che a Firenze si sperava molto nel matrimonio di Virginio Orsini con Flavia Peretti, tale visita giungeva a proposito e poteva essere l’occasione giusta a suscitare quella buona impressione capace di accelerare l’evento desiderato, così si affrettò ad avvisare la Corte toscana.  

Nel frattempo però viene a sapere che per quella data il Duca Virginio non potrà essere a Bracciano poichè andrà pellegrino al santuario di Loreto “per sciogliere il voto”. Immaginate la preoccupazione, ma anche l’abilità diplomatica del Nicolini nel dover riferire all’”intimo” del Papa, che il padrone del Castello non poteva essere a Bracciano per ricevere l’illustre ospite!

Finalmente, il 23 maggio 1588, Nicolini ha la certezza della “gita primaverile” che Sisto V farà a Civitavecchia e, come vedremo, si dimostrerà un ottimo organizzatore dell’evento.   Monsignor Sangaletto gli comunica che la partenza da Roma era prevista per domenica 29 maggio e che il Papa e il suo seguito avrebbero pernottato a Palo, nella fortezza degli Orsini, pertanto il ministro predispose tutto il necessario per il buon esito dell’ospitalità; in seguito si saprà che “Sua Santità a Palo fu ricevuta molto regiamente”.  

Fortezza di Palo

Fortezza di Palo

La mattina di lunedì, la Corte partì diretta a Civitavecchia e qui rimase per fare l’ispezione alle galee; il giorno seguente andò alla “Tolfa et alle lumiere et mercoledì verrà a desinare a Bracciano, dove poserà ancho la sera”.

Per mercoledì primo giugno il Nicolini dovrà organizzare con molta cura il ricevimento tenendo conto che con “Sua Santità sono andati otto cardinali, cioè: Sauli, Aragona, Caetano et Sforza, che sono della Congregazione delle Galere, poi: Montalto, Gallo, Pallotta et Gioiosa, che con li altri prelati, ministri et offitiali della corte doveranno essere circa 700 bocche per quanto dicono”.  

Il castello è grande ed è capace per ricevere tutte quelle persone ma occorrono “carne, biade et strami” e poi “100 o 150 materazzi …et similmente della cera, torcie et candele, zuccheri et spetierie”, in più il Nicolini chiede al De’ Medici “qualche huomo per il servitio o per ordinare”.

Cardinale e Granduca di Toscana Ferdinando I de'Medici

Cardinale e Granduca di Toscana Ferdinando I de’Medici

Intanto il giorno dell’arrivo di Sua Santità è vicino, ma servono ancora lenzuoli, piatti, frutta, polli e molti servizi di argenteria perchè quelli che ci sono non bastano, pertanto è necessario chiederli in prestito, così ne vengono presi ”200 dal signor Horatio Rucellai, 200 dal cardinale Gesualdo, 200 dal vescovo di Todi” ed altri ancora, compresi 200 pezzi dello stesso Giovanni Nicolini. Di questa argenteria, quando tutto sarà finito e si dovranno restituire, il Nicolini riferisce al duca Orsini che ”de quali argenti non si è fatto altra perdita, per quanto intesi hiermattina avanti la mia partita di là, che tre piatti e tre o quattro forchette”. Ma quel che più contava era il risultato dell’ospitalità e a quanto pare Sisto V rimase “pienamente soddisfatto”.  

Virginio Orsini secondo Duca di Bracciano

Virginio Orsini secondo Duca di Bracciano

L’anno seguente nell’aprile del 1589 Virginio Orsini venne a Roma per sposare Flavia Peretti e”fu receuto con grandissimi segni d’amore e d’onore dal Papa,…”.    

Dopo questo breve riassunto, di seguito potete leggere la lettera con la quale il Nicolini racconta alla Corte di Firenze come andò la permanenza del Papa nel Castello di Bracciano.

“1588 giugno 3. Martedì mattina andai di buon hora a Bracciano, avendo sentito per lettere del Signor Riccardo, come era arrivata gente la sera dinanzi, le quali riferivano, che Sua Santità arriverebbe quivi quella mattina, ma subito giunto comparson lettere di monsignor Sangaletto, che affermavano, che Sua Santità verrebbe mercoledì mattina a desinare per starvi anche la sera, come fece. Però io mercoledì di buon hora li andai incontro circa quattro miglia et inginocchiatomi li significai l’allegrezza et il contento, che l’Altezza Vostra et il signor Virginio avevo sentito, che la Santità Sua si fusse degnata honorare con la presenza sua quel luogo, della quale mi fu risposto, che veniva molto volentieri, con altre parole d’amorevolezza.

Chiesa e convento di Santa Maria Novella di Bracciano

Chiesa e convento di Santa Maria Novella di Bracciano

Giunto a Bracciano uscì di lettiga alla chiesa di Santo Agostino, dove fece oratione, poi se n’andò a piede nella rocca alle stanze drento alla sala a man dritta sopra il lago, avendo così resoluto il monsignor Sangaletto et poco appresso desinò nel salotto dreto alle medesime camere, dove è il poggietto, che guarda verso il lago, et li cardinali , che erano sette, sendo ritornato Sauli da Civitavecchia a dirittura a Roma, desinorno soli nella prima stanza dell’appartamento di Sua Santità, magnando gl’altri prelati et signori venuti con la corte nella sala grande. Doppo desinare Sua Santità fece serrare l’uscio del salone, volendo andare a vedere l’altro appartamento a man stanca, dove la sera di poi dormì, facendo distendere il letto nel camerone innanzi alla Papalina et fra le dette stanze et il giardino si trattenne tutto il giorno con il cardinale Gallo et li altri della Camera, perché tutti sei li altri cardinali volsono andare al lago, dove si fece preparare la barca et di quivi andorno a vedere il giardino, dove, per quanto intendo, hebbono assai piacere, restando molto soddisfatti del luogo. Ritornati nella rocca, cenorno insieme tutti soli nella medesima stanza, chè di già la Santità Sua haveva magnato nel medesimo salotto della mattina, ma in sul poggetto, dove fece distendere sopra alcuni panni di velluto rosso per rispetto dell’aria et si era ritirato nell’altro appartamento, restando quello al cardinale Montalto.  

Castello Orsini, soffitto della stanza detta "Papalina", affresco dei fratelli Federico e Taddeo Zuccari

Castello Orsini, soffitto della stanza detta “Papalina”, affresco dei fratelli Federico e Taddeo Zuccari

Giovedì mattina, intorno alla levata di sole, scese dalla rocca a piè alla medesima chiesa di Santo Agostino, dove udì messa et entrato in lettiga io me gl’accostai, ringraziando nuovamente la Santità Sua, pregandola che ci volessi perdonare, se non fusse stata trattata conforme alla grandezza sua et alla volontà che harebbe hauto Vostra Altezza et il signor Virginio, perché non ci essendo le presenze loro, li ministri havevon fatto quel poco che havevan saputo.

Veduta del Lago di Bracciano

Veduta del Lago di Bracciano

Sua Santità mi favorì di far fermar la lettiga et disse con viso molto allegro, che restava molto satisfatta et che era stata molto bene et ringratiava Vostra Altezza et il signor Virginio assai et che io gle ne scrivesse, replicando di nuovo, che ringratiava Vostra Altezza et me insieme, da che compresi, che certamente la Santità Sua haveva hauto gusto di quella stanza et del ricevimento fattoli, et tengo per fermo, che tutti restino contenti, perché a me pare, che non si sia mancato in conto alcuno, sendo principalmente l’ordine stato molto buono et abbondante et li ministri di Vostra Altezza hanno fatto molto honore et il servitio è andato bene, come ho sentito, perché io, per sfuggire ogni scrupolo, in su l’hora del desinare et dlla cena mi ritiravo alla casa da basso della piazza,tanto più sendo seguito a Civitavecchia disputa di precedenza fra l’ambasciatore di Bologna  et i Conservatori di Roma, che perciò magnorno ciascuno di essi alle loro stanze nel medesimo tempo et per questo et perché a Palo alla tavola de cardinali in quel luogo magnorno parecchi altri, il papa ordinò, che alla tavola detta non vi mangiasse alcuno.

Fontana delle Galee, Città del Vaticano

Fontana delle Galee, Città del Vaticano

Andai ben doppo desinare per visitare alcuni cardinali et in particolare stetti un pezzo dal Datario, sin achè volsono andare al lago; poi, verso la sera, stetti con Gallo,che, come dissi, era restato da Sua Santità, et già haveva  voluto andare per la terra et su di sopra a veder la rocca et arrivatovi di poi domandò d’andare in guardaroba, di che tutto mostrò gran gusto et che Sua Santità restasse molto satisfatta, dicendomi, che non l’haveva vista stare più allegra in questo viaggio, che quivi et che il Sangaletto non haveva mancato quel giorno ragionare del signor Virginio et che lui haveva gran desiderio che il parentado si facessi, aggiungendomi che credea si farebbe, ma che harebbe desiderato si concludesse quanto prima. Domandò di poi diligentemente, che ministri haveva mandati Vostra Altezza qua per  questo servitio et se per ciò si era spedito corriero; li risposi, che l’Altezza Vostra haveva mandato tre o quattro suoi servitori vecchi et che io venardì passato con l’ordinario di Genova n’havevo scritto a Vostra Altezza, sentito che poteva essere, che Sua Santità nel ritorno da Civitavecchia fusse passata di lì et che Ella haveva inviato subito quest’huomini et a me ordinato, che io invitassi la Santità Sua che fu giovedì mattina.    

Stemma degli Orsini

Stemma degli Orsini

                                                               

Di poi domandommi de fornimenti della casa, sopra che li dissi, che tutto quello che vi era di letti et paramenti vi stava continuamente et che non vi si era mandato di masseritia altro che circa 150 materasse per ogni buon rispetto, chè nel resto ogni cosa era del signor Virginio et che si era fatto professione di voler fare con quel che vi era, più tosto che accettar paramenti. Mostrò d’aver caro intender tutto et si vede, che la diligenza usata in tutte queste cose era d’ordine di Sua Santità. In somma credo, che tutta la corte habbia causa di restar satisfatta dell’ordine e dell’abbondanza del magnare, come l’Altezza Vostra intenderà da altri ancora. Il cardinale Montalto et Sforza la mattina che Sua Santità partì da Bracciano, si levorno più d’un hora doppo, sendosi trattenuti doppo cena a tirar de razzi; però io gli feci servitù, sinchè ebbero udito la messa nella medesima chiesa; chè poi montorno ambedue in carrozza et raggiunsono Sua Santità al Casale dell’Olgiatti, dove si posò a desinare per spatio di quattro hore, talchè alle 22 hore iersera arrivò qui in Roma, alla qual’hora incirca tornai anch’io per la diritta, sendomi partito poco appresso”. (Firenze, Archivio di Stato, Lettere Ministri Roma, 3297).

Il secondo articolo testimonia invece la permanenza nel Castello di Bracciano di papa Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 1592-1605). Il soggiorno avvenne dopo un lungo viaggio che il Papa intraprese, per andare a vedere i lavori che si facevano al nuovo ponte sul Tevere presso Borghetto.

castello orsini-odescalchi

Si racconta che il 21 aprile 1597 il Papa partì da Roma in lettiga percorrendo la via Flaminia ed effettuò la prima sosta a Castelnuovo di Porto. Continuando la  Flaminia, il Corteo transitò per Civita Castellana verso Borghetto, dove l’architetto Domenico Fontana stava costruendo il nuovo ponte sul Tevere insieme a suo fratello Giovanni e al nipote Carlo Maderno. Dopo aver ispezionato i lavori, il viaggio diventò una vera e propria gita. Infatti Clemente VIII accompagnato dai cardinali Montalto, Baronio, Camerino, Cesis, Monti e dai suoi due nipoti Pietro e Cinzio Aldobrandini, andò prima a visitare Caprarola dei Farnese, poi Bagnaia dei Montalto, quindi entrò a predicare ed onorare la Madonna della Quercia presso Viterbo.

Papa Clemente VIII

Papa Clemente VIII

Nel frattempo, volendo andare a Corneto (Tarquinia) e da qui a Civitavecchia, riferì che desiderava sostare a Bracciano prima di tornare a Roma. Il Duca Virginio Orsini avvisato per tempo dai suoi “agenti” del desiderio del Papa, poiché poco sopportava il cardinale Pietro Aldobrandini, fece riferire che stava andando a piedi, come un pellegrino alla “Madonna Santissima di Loreto, per “soddisfare un voto”.  

Il Pontefice proseguì comunque il suo viaggio e come leggerete nelle cronache sostò nel castello di Bracciano dove venne accolto benissimo e rimase soddisfatto. Sappiamo che poi, con un lettera conservata in Archivio Vaticano nel fondo Borghese IV, il 9 maggio 1597 il duca Virginio da Venezia ringraziava il Papa di aver accettato l’ospitalità nella “casa priva” del “padrone”.                                  

Qui di seguito riporto due documenti: il primo è tratto dalle memorie scritte sia nel libro dei Battezzati che dei Matrimoni, conservato nell’Archivio Parrocchiale della Collegiata di Santo Stefano di Bracciano; il secondo dal libro di Leslie Hotson, “la prima della dodicesima notte”.

“Nel giorno 1 maggio 1597 Sua Santità Papa Clemente VIII essendo andato a Borghetto per vedere il Ponte, dopo passò per Caprarola, e Bagnaia nei quali luoghi fu ospitato dall’Ecc.mi Cardinali Farnese, e Montalto, insieme ai quali, ed altri Ecc.mi Cardinali poi si portò qui in Bracciano dove fu accolto con grandissima Festa dal nostro Popolo, e dei circostanti Paesi, disse la messa nell’Altare Maggiore, assistendolo l’Eminentissimo Cardinale Gamberino, Monti, Baronio etc…”

stemma orsini medici

“Dalla storia della visita di papa Clemente a Viterbo nel 1597, con sosta a Bracciano sulla via del ritorno, possiamo avere una idea vivida di quel possente castello ancestrale di don Virginio, che così fortemente richiamò l’attenzione di Walter Scott nel 1832, ed anche una sintomatica prova della evidente freddezza fra un papa Aldobrandini e un principe Medici-Orsini.Agenti diplomatici male informati pensarono che don Virginio sarebbe rimasto a casa per ricevere Sua Santità: dato che invece aveva saputo il suo itinerario con un preavviso sufficiente, all’arrivo del papa, Orsino era già lontano verso nord-est, nelle vesti di un impeccabile pellegrino che percorreva faticosamente a piedi le centoventi miglia di strada montuosa fino al santuario di Loreto. Però a parte l’assenza del padrone di casa, per cui don Virginio si scusò poi graziosamente per lettera, il papa non avrebbe potuto trovare niente a ridire sulla regale accoglienza di Bracciano. Ecco un brano della relazione sul viaggio del papa pervenuta fino a noi: “…Doppo il quale, riposato ciascuno per tre hore, s’inviò la Corte in ver Bracciano ove in andando Nostro Signore piegò per la sinistra per veder le cave delle lumiere et poscia ritornato su la maestra contrada, passando per mezzo della Tolfa et cavalcando per chine scoscese, passato il Mugnone, che con chiare et freschissime acque attraversa quelle montagne, entrammo nel vago et dilettevole paese di Monterano, famoso per gli ottimi vini, verdeggiante per gli spessi et foltissimi grani.Passati poco avanti havemmo rincontro di settanta arcobugieri bene a cavallo del duca di Bracciano et dopo altra cavalcata in compagnia dell’ambasciator di Toscana, ch’era venuto a Bracciano per ricevere il Papa, poiché nel medesimo tempo Don Virginio, duca di quel luogo, peregrinando a piedi con due o tre soli, andava per soddisfattion di voto alla Madonna Santissima di Loreto. Alla veduta di Bracciano, che fu di notte, la fortezza con bella ganzarra d’artiglieria grossa et minuta salutò il principe et intanto i soldati, battendo tamburo nei borghi della terra, inchinavano al Papa et cardinali che passavano, et doppo una bella salva fecero risuonare tutte le vicine valli. Intanto si vedevano i più eminenti luoghi lampeggiar pe’ fuoghi et lumi, che di scura notte fecero quasi un chiarissimo giorno.

La rocca del Castello Orsini

La rocca del Castello Orsini

Fu alloggiato Nostro Signore nell’antichissima rocca, ove si vedono l’effigie di più heroi chiari per nome della nobilissima famiglia de gli Orsini. L’alloggiamento, oltre all’ampiezza delle stanze et de nobili paramenti fu meraviglioso per lo spartimento, per lo ben servito, essendovi molti gentiluomini Romani, per la quantità et squisitezza  delle vivande et per la quiete. Et, avvenga che in questo giorno si fusse fatto il più lungo camino del viaggio tutto, doppo la cena ciascuno andò a riposare. Nel far del aurora oltre al suon de tamburri et delle trombe salutò il castellano con artigliaria grossa et minuta il già vegnente giorno.Levossi Sua Santità et ad hora competente disse la messa, et poscia, accompagnato dagli arcobugieri et cavalli di Bracciano per quanto tenea quel dominio, s’inviò verso Roma. Fu Sua Beatitudine ricevuta a desinare nel Casale degli Olgiatti.”

L’ultimo documento che si trova sempre nell’Archivio Parrocchiale della Collegiata di Santo Stefano di Bracciano, nel libro dei battezzati del 1629 ci dà memoria del soggiorno che papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj,1644-1655) fece nel castello di Bracciano durante il Ducato di Paolo Giordano II. Il Papa di ritorno da San Martino al Cimino, Principato della famiglia Pamphilj, volle visitare il castello degli Orsini. Il cardinale Virginio Orsini, figlio di Ferdinando e nipote di Paolo Giordano II, gli andò incontro ad Oriolo e a Bracciano fu ricevuto dallo stesso Duca.

Papa Innocenzo X

Papa Innocenzo X

“Nel libro dei Battezzati del 1629 ca.132 si scriveva quanto appresso: Memoria come ai 27 ottobre 1653 arrivò la Santità di Nostro Signore Innocenzo X nel ritorno da San Martino a Roma, fu dal Serenissimo Signor Duca nostro Padrone ricevuto con grande applauso, magnificenza, et honore, essendo il Signor cardinale Orsino suo Nepote andato ad incontrarlo al Ponte dell’Agliola né confini dell’Oriolo, ed avante al Palazzo dell’Oriolo le furono fatte fontane di vino, e gran tavola di confezione, ed il Signor Duca trovandosi alla Porta dopo averlo incontrato  vicino alla Matrice con presentargli le Chiavi della Città, con Sua Santità oltre molti Prelati, e Cavalieri vi eran l’E.mi Signori Cardinali Panphilio, Astaldi, il Cardinal Ghigi, Orsino, San Cesario, e Barberino, smontò alla Porta della nostra chiesa, ed entrato, fatta orazione se ne andò al Castello, dove il medesimo Signor Duca li rappresentò le chiavi della Fortezza, e Sua Santità le ricusò, dicendogli “ Stanno in buone mani”, licenziò il Signor Duca, la guardia de suoi tedeschi, e mise quelle del Papa. Il giorno dei SS. Simone, e Giuda venne ad udire la Messa nella chiesa nostra, come anche il giorno seguente di buon ora risentì la messa, e domandatali, da me Arciprete, la elemosina per la Fabbrica della chiesa diede sette rubbia e mezza di grano che erano incamerate dalla mensa Episcopale, andò al lago, e ai Cappuccini, e con gran gusto tornò a Roma”.                                

Segnature:  

Vat. Cod. Ottobon. Lat. 2694, come fu stampato da J.A.F. Orbaan, “Un viaggio di Clemente VIII nel Viterbese” in Miscellanea della R. Società romana di storia patria, Documenti sul Barocco in Roma, raccolti da J.A.F.Orbaan, Roma 1920, pp.485-486.                                                                                          

L.Hotson, La “prima” della dodicesima notte, Milano-Napoli 1964.

J.A.F. Orbaan, Il misfatto del Bellocchio, la flotta di Sisto V, in “Roma”, agosto-settembre 1932, pp. 373-386.

Archivio Parrocchiale di Bracciano, Collegiata di  Santo Stefano, registri dei battesimi e dei matrimoni.

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 23, 2014 da in Uncategorized.
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